Nuove norme per la gestione della fauna selvatica

Nuove norme per la gestione della fauna selvatica

Carne derivata da ungulati: l’Umbria vara nuove regole

La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato un aggiornamento sostanziale del disciplinare che regola la gestione della carne derivante dagli ungulati. Su indicazione diretta dell’assessora alla Caccia, Simona Meloni, il provvedimento punta a strutturare una filiera certificata e trasparente per tutti i capi prelevati durante le attività di controllo faunistico. Un passo necessario per allinearsi alle normative nazionali, trasformando quello che era percepito come un problema di sovrappopolazione in una risorsa economica legale e sicura. L’obiettivo primario è duplice: da un lato contrastare il fenomeno della vendita illegale di carni non controllate, dall’altro dare un valore reale e certificato al lavoro svolto dagli operatori sul territorio, garantendo al contempo la massima sicurezza alimentare per il consumatore finale, come riporta il comunicato di Agenzia Umbria Notizie.

Il cuore della riforma risiede nella nuova procedura di acquisizione dei capi abbattuti. Per poter disporre legalmente dell’animale, l’operatore autorizzato deve ora acquistare preventivamente una fascetta inamovibile presso l’Ambito Territoriale di Caccia (Atc) di riferimento. Questo sigillo deve essere apposto obbligatoriamente alla carcassa prima che questa venga rimossa dal luogo dell’abbattimento, creando un legame indissolubile tra il capo prelevato e la sua origine. Tale meccanismo non serve solo a garantire la tracciabilità, ma ha una ricaduta sociale ed economica fondamentale: i proventi derivanti dalla vendita di queste fascette resteranno infatti nelle disponibilità degli Atc. Questi enti avranno l’obbligo di vincolare tali somme al ristoro dei danni subiti dagli agricoltori nelle campagne di Perugia e delle altre province umbre, oltre a finanziare nuovi e più efficaci sistemi di prevenzione.

Per sostenere questo nuovo modello, la Regione ha già mobilitato risorse importanti, stanziando 150mila euro destinati specificamente al potenziamento dei Centri di sosta (Cds) e dei Centri di raccolta (Cdr). Il nuovo disciplinare stabilisce requisiti igienico-sanitari rigorosissimi, che seguono il percorso della carne dal momento dell’abbattimento fino all’arrivo nei Centri di lavorazione selvaggina (Cls). Ogni passaggio deve avvenire nel pieno rispetto delle direttive europee, trasformando la gestione venatoria in un processo industriale di alta qualità. In questo modo, l’Umbria si dota di una rete logistica moderna che permette di valorizzare le aree interne e rurali, spesso marginalizzate, trasformando la selvaggina in una leva di sviluppo che coniuga rispetto per l’ambiente e crescita economica del comparto agroalimentare.

L’assessore Meloni ha chiarito che il nuovo regolamento non calerà dall’alto, ma sarà oggetto di un percorso partecipativo con le associazioni venatorie per definire linee guida di gestione condivise. L’idea è quella di costruire un sistema dove la legalità diventi un vantaggio competitivo per tutti, contrastare il bracconaggio e le attività sommerse significa non solo proteggere la salute pubblica, ma anche tutelare la dignità degli operatori onesti e degli agricoltori che troppo spesso pagano il prezzo più alto della gestione faunistica. Con questo atto, l’Umbria si candida a diventare un laboratorio nazionale per la gestione degli ungulati, dimostrando che è possibile far convivere le esigenze della protezione agricola con una filiera alimentare d’eccellenza, capace di produrre reddito e sicurezza in modo trasparente e controllato.

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