La Regione reagisce a Perugia e rilancia sulla responsabilità politica
Perugia, 7 gennaio 2026 – La Regione Umbria ha formalizzato la propria presenza in giudizio sul progetto eolico Phobos, un impianto da 42 MW previsto tra Castel Giorgio e Orvieto, dopo il ricorso presentato dalla società proponente contro il diniego regionale, come riporta il comunicato dell’Agenzia Umbria Notizie. L’assessore Thomas De Luca spiega che la decisione è stata inevitabile, poiché l’iter autorizzativo concluso nel 2025 aveva portato a un rifiuto motivato, in netto contrasto con il via libera espresso due anni prima dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un’approvazione, quella del 2023, firmata dalla presidente Giorgia Meloni e sostenuta dall’intero Governo, nonostante il parere contrario del Ministero della Cultura.
De Luca sottolinea come la scelta del Governo di allora abbia inciso profondamente sul percorso amministrativo, aprendo la strada a un conflitto istituzionale che oggi si ripercuote sul territorio. L’assessore ricorda che la Regione, già con la delibera del 30 dicembre 2025, aveva deciso di difendere in sede giudiziaria la propria posizione, ben prima di conoscere la sentenza del Consiglio di Stato. Una scelta, afferma, dettata dalla volontà di tutelare il paesaggio umbro e le comunità coinvolte. Il nodo politico, secondo De Luca, riguarda ora il decreto Transizione 5.0, che approderà in Parlamento nelle prossime settimane. L’assessore lancia un appello diretto ai parlamentari umbri della maggioranza, invitandoli a sostenere le modifiche proposte dalle Regioni, in particolare quella che ripristina le aree non idonee all’installazione di impianti industriali. Senza questo intervento, avverte, quanto accaduto a Castel Giorgio rischia di diventare la norma in tutta l’Umbria: anche in presenza di un diniego regionale, una valutazione nazionale favorevole potrebbe ribaltare ogni decisione locale, svuotando di significato la pianificazione territoriale.
La vicenda si intreccia inoltre con l’impugnazione da parte del Governo della legge regionale n. 7/2025, pensata per proteggere le visuali identitarie dell’Umbria – a partire dalla rupe di Orvieto – da installazioni ritenute incompatibili con il contesto paesaggistico. De Luca critica duramente la scelta dell’Esecutivo nazionale, accusandolo di voler imporre una liberalizzazione che favorirebbe interessi esterni, mettendo a rischio l’identità culturale e ambientale della regione. Una contraddizione evidente, sostiene, se si considera che l’Italia promuove la propria tradizione gastronomica come patrimonio UNESCO mentre permette interventi che potrebbero alterare i luoghi da cui quella tradizione trae origine.
Il caso Phobos è diventato un simbolo di un conflitto più ampio tra autonomie regionali e indirizzo nazionale sulle politiche energetiche. La Regione Umbria rivendica il diritto di governare il proprio territorio, definendo limiti e criteri per la realizzazione di impianti industriali, mentre il Governo punta a velocizzare la transizione energetica attraverso procedure centralizzate. Questo scontro di visioni alimenta un dibattito che coinvolge amministratori locali, associazioni ambientaliste, operatori del settore e cittadini preoccupati per l’impatto sul paesaggio. La tensione cresce anche perché l’Umbria, con il suo patrimonio naturale e culturale, rappresenta un territorio particolarmente sensibile. Le comunità di Orvieto e Castel Giorgio temono che l’installazione di aerogeneratori alti oltre 200 metri possa modificare in modo irreversibile la percezione del paesaggio, mentre i sostenitori del progetto richiamano la necessità di accelerare la produzione di energia rinnovabile. In questo contesto, la responsabilità politica diventa il tema centrale: chi decide, con quali strumenti e con quali garanzie per il territorio. La discussione parlamentare sul decreto Transizione 5.0 sarà quindi un passaggio decisivo per capire quale modello prevarrà e quale ruolo avranno le Regioni nella gestione della transizione energetica.

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