Conclusa la “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”

L’incontro si è svolto in un clima di intensa fraternità ed unità caratterizzato da alcune preghiere recitate a “più voci cristiane”, ad iniziare dall’invocazione allo Spirito Santo alla riconciliazione e alle preghiere di speranza

Conclusa la “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”

Conclusa la “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”

Si è conclusa il 25 gennaio la “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”. Nel capoluogo umbro è culminata con la celebrazione ecumenica dal titolo “Ospitalità per la preghiera”, tenutasi nel pomeriggio di domenica scorsa al Centro ecumenico ed universitario “San Martino”. Hanno preso parte i rappresentanti di diverse Chiese che a Perugia danno vita da alcuni anni al Consiglio delle Chiese Cristiane (CCCPg), presieduto attualmente dalla prof.ssa Annarita Caponera, docente di ecumenismo all’Istituto Teologico di Assisi (ITA), e non pochi cristiani sensibili ai temi ecumenici.

Sono intervenuti il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, il metropolita Gennadios, arcivescovo ortodosso d’Italia-Malta ed Esarca d’Europa Meridionale, il reverendo Ionut Radu, responsabile della comunità ortodossa romena, il pastore Pawel Gajevski, della Chiesa valdo-metodista di Perugia e Terni, e il pastore emerito Lillo Furnari, della Chiesa avventista di Perugia.

L’incontro si è svolto in un clima di intensa fraternità ed unità caratterizzato da alcune preghiere recitate a “più voci cristiane”, ad iniziare dall’invocazione allo Spirito Santo alla riconciliazione e alle preghiere di speranza, come anche il “Rito di impegno ad essere sale della terra e luce del mondo e di proclamare le opere meravigliose del Signore”; tutto questo nell’unità. Tre sono state le letture bibliche, alle quali hanno fatto seguito le brevi riflessioni del pastore emerito Furnari e del pastore Gajevski e l’omelia tenuta dal metropolita ortodossoGennadios dopo la “Proclamazione della Parola di Dio”.

Il cardinale Bassetti, nel dare il benvenuto ai partecipanti presso il Centro ecumenico “San Martino”, ha espresso la sua «grande gioia» nell’accogliere tutti loro ricordando, seppur brevemente, la storia di «questa antica chiesa perugina (sede del Centro “San Martino”, n.d.r.), dedicata al santo della carità, Martino di Tours – ha evidenziato il porporato –, costruita sulle possenti mura etrusche, segno di una lunga storia che dall’antichità arriva fino a noi»

«Ci è sembrato opportuno ritrovarci in questa chiesa, sede da più di cinquant’anni del Centro ecumenico, uno tra i primi in Italia – ha proseguito il cardinale –, sorto e animato dal compianto mons. Elio Bromuri, che stasera vogliamo ricordare in modo particolare per la sua dedizione alla causa dell’unità dei cristiani. Don Elio è stato un uomo veramente appassionato dal movimento ecumenico. Fin da giovane sacerdote, egli ha assorbito lo spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II che apriva la Chiesa cattolica al dialogo con le altre Chiese e comunità cristiane, ed è stato uno dei pionieri di questa straordinaria avventura, della quale solo Dio conosce il compimento».

Il presule ha poi ringraziato «i rappresentanti delle Chiese cristiane che ci onorano – ha detto – con la loro presenza; come pure ringrazio tutte le Chiese cristiane che in questa “Settimana”, come da tradizione, hanno ospitato i fratelli e le sorelle delle altre Chiese per incontri di preghiera e di riflessione sulla Parola di Dio. Questa nostra celebrazione si situa a conclusione della “Settimana di preghiera” che ha come tema “Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio” (1 Pietro 2,9)».

«Il materiale per la celebrazione della “Settimana” – ha ricordato il cardinale – è stato preparato dai cristiani delle varie confessioni della Lettonia. I simboli proposti in questa celebrazione ecumenica sono: una Bibbia, una candela accesa, il sale. Gli ultimi due richiamano chiaramente l’identità e la missione dei cristiani che devono essere il sale e la luce del mondo. La Bibbia, invece letta e pregata insieme, rende palese l’unità già presente. All’interno del tema si distinguono due aspetti: il primo evidenzia la chiamata dei cristiani ad essere “popolo di Dio”, dopo aver ricevuto la potenza della salvezza di Dio in Cristo Gesù, mediante il Battesimo; il secondo riguarda il contemplare le “opere meravigliose” del Signore e annunciarle al mondo».

Nell’addentrarsi sul significato di questi simboli, l’arcivescovo perugino ha parlato dell’«immagine del “popolo di Dio come sacerdozio”, pur con le sue radici ebraiche, è tipicamente cristiana, e infatti ha avuto una sua affermazione in quella teologia del “sacerdozio comune” che si ritrova in un testo fondamentale del Concilio Vaticano II come la Lumen Gentium, che cita infatti la Prima Petri: “Per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le attività del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui, che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce (cfr. 1Pt 2,4-10)” (LG 10). La Lettera di Pietro quindi ci incoraggia e ci ricorda chi siamo, e mentre ribadisce la grandezza della nostra identità, ci invita a non vantarci di noi stessi, ma a riconoscere la grande misericordia che Dio ci ha usato. Da questa certezza viene poi la possibilità, nel mondo di oggi, ancora una volta dispersi in mezzo a tanti altri popoli, di proclamare “le opere ammirevoli” di quel Dio che ci ha chiamati “dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” (1Pt 2,9)».

Il cardinale ha richiamato l’attenzione al «tema della misericordia – così significativo per i cattolici in questo anno santo speciale dedicato ad essa – ben presente nella lettera di Pietro», che «è il cuore del messaggio cristiano.

Come ha ricordato papa Francesco: “La misericordia di Dio, che opera nel Battesimo, è più forte delle nostre divisioni. Nella misura in cui accogliamo la grazia della misericordia, noi diventiamo sempre più pienamente popolo di Dio, e diventiamo anche capaci di annunciare a tutti le sue opere meravigliose, proprio a partire da una semplice e fraterna testimonianza di unità. Noi cristiani possiamo annunciare a tutti la forza del Vangelo impegnandoci a condividere le opere di misericordia corporali e spirituali. E questa è una testimonianza concreta di unità fra noi cristiani: protestanti, ortodossi, cattolici.

Per la grazia del Battesimo, abbiamo ottenuto misericordia da Dio e siamo stati accolti nel suo popolo. Tutti, cattolici, ortodossi e protestanti, formiamo un sacerdozio regale e una nazione santa. Questo significa che abbiamo una missione comune, che è quella di trasmettere la misericordia ricevuta agli altri, partendo dai più poveri e abbandonati. Preghiamo dunque affinché tutti noi discepoli di Cristo troviamo il modo di collaborare insieme per portare la misericordia del Padre in ogni parte della terra” (20/1/2016)».

Conclusa

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