Sanità, sospendere l’intramoenia per abbreviare le attese

 
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Sanità, sospendere l'intramoenia per abbreviare le attese

Sanità, sospendere l’intramoenia per abbreviare le attese

“Una delle prime questioni da affrontare  per rimettere in piedi la Regione Umbria”, afferma il candidato Presidente Rossano Rubicondi in un intervento filmato all’esterno dell’ospedale di Pantalla (PG), “è una revisione della sanità. In particolare va bloccata la vergogna che va sotto il nome di intramoenia.

Si tratta del sistema che garantisce, ovviamente pagando molto di più rispetto al classico ticket, il servizio di una visita specialistica privata, ma sempre all’interno delle strutture dell’ospedale, con tempi di attesa ridottissimi, confrontati ai mesi che i CUP preventivano per il normale servizio di visite.

Non si tratta solo di un’agevolazione per i più ricchi”, continua: “siamo di fronte a un abuso esercitato nei confronti delle persone in difficoltà e nella necessità di doversi curare in tempi ragionevoli, prolungando volutamente i tempi del normale sistema di prenotazione per allontanare gli utenti e spingerli a pagare di più, permettendo di attutire i costi di gestione delle strutture e garantire profitto privato ai medici che esercitano (con i rischi legati alla lunghezza dei turni) oltre l’orario lavorativo: nessuno dovrebbe porre queste persone davanti all’obbligo di pagare una visita intramoenia, quando hanno già pagato con le proprie tasse il servizio sanitario.

Noi comunisti riteniamo che le visite intramoenia debbano essere sospese se i tempi di attesa per una normale visita superano i 10-15 giorni lavorativi. Non è più tollerabile che i cittadini Umbri debbano attendere mesi e mesi per una mammografia o una colonscopia, esami che possono essere salvavita e che devono essere eseguiti con tempestività. Vanno assunti gli specialisti, gli infermieri e gli operatori sanitari necessari a garantire il servizio sanitario in forma pubblica, rapida ed efficace. Gli utenti e gli operatori devono essere trattati con dignità, come cittadini e non come numeri”.


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