Presentato un DDL di Nadia Ginetti (Pd) contro i matrimoni forzati e precoci

L'esponente del Pd in Senato illustra il documento dopo la morte della 25enne pakistana Sana Cheema, che viveva da quando era piccola a Brescia e che è stata uccisa dal padre e dal fratello perché si era innamorata di un ragazzo italiano e aveva intenzione di sposarlo

Nadia Ginetti in Senato (foto Rodolfo Laura)

Presentato un DDL di Nadia Ginetti (Pd) contro i matrimoni forzati e precoci

Roma – “Quello che è accaduto alla 25enne pakistana Sana Cheema, che viveva da quando era piccola a Brescia e che è stata uccisa dal padre e dal fratello perché si era innamorata di un ragazzo italiano e aveva intenzione di sposarlo, riporta alla luce il problema dei matrimoni forzati e precoci che avevamo iniziato a trattare nella diciassettesima legislatura e che io ho ripreso in mano nei giorni scorsi”. Così la senatrice Nadia Ginetti (Pd) che ha presentato su questo argomento un Disegno di legge nel corso della prima seduta del nuovo Parlamento, documento a sua prima firma e sottoscritto da tutto il gruppo Pd in Senato.

“L’ho depositato – prosegue Ginetti – sulla scorta di quello già presentato nella legislatura precedente a prima firma di Giuseppina Maturani (Pd) e di cui io ero stata relatrice in Commissione Giustizia. Il disegno era già stato oggetto di esame ma l’iter di approvazione non si era concluso. Deriva da una mozione presentata nel 2016 ed approvata sempre in Senato, a prima firma di Valeria Fedeli (Pd), che sollecitava il Parlamento a dare attuazione ad una risoluzione di condanna del Consiglio dei diritti umani e delle Nazioni Unite, intitolata ‘Child, early and forced marriage’. Sui matrimoni forzati e precoci, benché non ci siano numeri certi, si stima che, secondo un osservatorio delle Nazioni Unite in rapporto Unicef, coinvolgono circa 700 milioni di ragazze nel mondo, che sono obbligate a sposarsi addirittura anche prima dei 15 anni. Questo fenomeno spesso porta a delle conseguenze estreme, anche nei rapporti familiari. Deriva dal fatto che le seconde generazioni di figli emigrati non ritengono di adattarsi a quelle tradizioni familiari e di comunità che, invece, i genitori tentano di conservare, come appunto i matrimoni combinati e forzati. Riguardano soprattutto coloro che provengono dall’Asia e quindi stiamo parlando di Pakistan ed India ma anche, per esempio, le comunità albanesi. Ma non solo. Questi matrimoni combinati purtroppo riguardano spesso anche i minori e, in alcuni casi, comportano anche dei viaggi di ritorno verso i paesi di origine. I genitori spesso, non solo impiegano violenza per la costrizione, fanno uso anche di minacce psicologiche, come quella di allontanamento dalla famiglia o di non provvedere più al mantenimento. Quindi sono fenomeni che spesso emergono solo quando è ormai tardi. Ovvero quando si è già manifestata l’estrema conseguenza della violenza che,spesso, arriva alla morte per rifiuto delle tradizioni”.

“Il nostro disegno di legge – sottolinea Ginetti – prevede l’introduzione di fattispecie penali per condannare chiunque, ed in particolare i familiari, che costringono soprattutto i figli minori a contrarre vincolo matrimoniale, con tutti gli obblighi tipici che tale unione comporta, con la conseguente perdita della genitorialità. Il testo prevede anche l’istituzione di un osservatorio permanente di prevenzione. Quindi, il disegno non tratta solo l’aspetto normativo ma anche quello sociale di monitoraggio, con la formazione del personale nelle Questure affinché possa essere in grado di rilevare il fenomeno prima che sia che si manifesti con le estreme conseguenze. Si tratta, quindi, di un osservatorio permanente di prevenzione del fenomeno del matrimonio forzato e minorile. Spesso dal matrimonio forzato derivano anche delle gravidanze precoci proprio perché le ragazze sono, molto spesso, minori. Tale stato porta, data la giovane età dei soggetti interessati, anche alla morte della madre o del bambino. Quindi – conclude la senatrice Nadia Ginetti – parliamo di donne che non solo subiscono il matrimonio ma anche tutte le violenze che conseguono agli obblighi matrimoniali”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*