Macerie, tante, toppe, quelle immateriali più pesanti di quelle visibili

 
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Enrico Melasecche

da Enrico Melasecche
Macerie, tante, toppe, quelle immateriali più pesanti di quelle visibili 
Filipponi, capogruppo allora, capogruppo ancora del PD, con sindaco, assessori e consiglieri di ieri e di oggi, non ha mai chiesto scusa alla città ma, a distanza di appena quattro mesi, rivendica quattro mutui nascosti nei cassetti da anni di ignavia mentre suoi colleghi brandiscono la Procura della Repubblica come proprio strumento di offesa, ad ogni piè sospinto e senza ritegno, quella stessa Procura che sta chiamando una classe politica a rispondere di fatti specifici, senza che chi faceva parte di quel cerchio magico e di quella compagine politica, abbia mai fatto un passo indietro. Quale dialogo può aprirsi in queste condizioni con questa sinistra già punita, per la prima volta nella storia repubblicana di Terni, con lonta durissima della bocciatura al primo turno? 

Una città cui è stato rubato il presente ed il futuro, cui è stata tolta la speranza ed il ruolo che pure aveva. Una serie di fallimenti gravissimi, da Papigno, al CMM, dalla Città del Cinema a quella della Salute dopo 20 anni che se ne parla e per la quale siamo ancora costretti a combattere, a quella Universitaria su cui questa giunta regionale ha truffato i ternani facendoli indebitare per trasferire la Polisportiva Prampolini ma poi sottrae i 13 milioni del campus universitario inserito in accordi ufficiali. 

Quanto agli indennizzi idrici che Filipponi rivendica è solo vergognoso citarli visto che questa  Regione, matrigna” fino alla cattiveria,  ha incassato somme vertiginose dallo sfruttamento di Piediluco ma ci elargisce una vera e propria elemosina, peraltro con meccanismi offensivi della nostra intelligenza e democrazia visto che in Lombardia quegli introiti vengono immediatamente girati ai comuni senza le forche caudine di bandi assurdi congegnati da un centralismo democratico” asfissiante. Il padre politico di Filipponi, nominato Vice dalla Marini quale ternano,  dichiara con sussiego che lui non rappresenta Terni. Ce ne eravamo accorti da tempo. 

Appare grottesco che il capogruppo del PD oggi neghi le macerie, prodotte da quello stesso gruppo che pochi mesi fa non si è presentato in consiglio per ben cinque sedute consecutive della vergogna per non dover riconoscere il dissesto, certificato e ricertificato dalla Corte dei Conti, nonostante fosse stato portato da tempo alla luce da alcuni consiglieri, a cominciare dal sottoscritto. La massa enorme di debiti straordinari, oltre 70 milioni, sta privando la città  di risorse preziose. Oggi i ternani devono coprirli con le imposte e tasse al massimo per tutti e cinque gli anni di questa consiliatura. 

Occorre una certa impudenza da parte di consiglieri comunali, rotti ad ogni magheggio partitico, pretendere di essere creduti dalle famiglie e dalle nostre imprese la cui sopravvivenza è resa  ancor più difficile dalla crisi. Il livello drammatico dellevasione, lasciata correre  irresponsabilmente, è giunto a livelli sudamericani: 23 milioni per la sola TARI in soli 3 anni e mezzo, per tacere delle decine di milioni di quella prescritta, mentre Filipponi, con aria finto-francescana, annovera il recupero che siamo noi costretti a fare  fra i crediti lasciati dal PD nonostante quelle somme andranno tutte in mano allOSL per pagare i debiti pregressi. Il senso del ridicolo è diventata merce rara. 

Ma la cosa peggiore che dovrebbe far tacere certi consiglieri del PD è la sgangherata macchina comunale, in cui c’è chi è costretto a correre per tre, con settori completamente sguarniti di tecnici, con anni ed anni di ferie arretrati da smaltire in barba ad ogni sano principio costituzionale, per colpa di riforme non riforme, approvate senza il minimo rossore da amministratori in altre faccende affaccendati. 

Una intera città estromessa dalla gestione partitica del potere,  senza la minima trasparenza, con debiti fuori bilancio negati per anni, con i tre commissari dellOSL che liquidano i crediti alle imprese al 40% del loro valore grazie a coloro che oggi pretendono di spadroneggiare fra i banchi del consiglio fra offese, risse verbali ed aggressioni fisiche. 

Ricordo a Filipponi che per riaprire un dialogo serio fra maggioranza e minoranza, alla luce del sole e sotto gli occhi attenti della città non bastano manovre di corridoio quanto piuttosto consentire a chi ha vinto democraticamente le elezioni di poter lavorare evitando un ostruzionismo di infimo livello. Che i carnefici di ieri vogliano vestirsi da vittime appare solo tragicomico. Basti pensare alle perdite di quelle partecipate ridotte a larve, basti pensare al Piano periferie, caro Filipponi, la cui mancanza di progetti esecutivi oggi ci mette in serio imbarazzo di fronte a Perugia, amministrata dal centro destra, che li sfoggia. Colpa loro o colpa vostra? 

Inoltre quando si è onesti, materialmente ed intellettualmente, non si può, non si deve temere la giustizia perché è troppo il rispetto per la funzione giudiziaria che abbiamo. Si tratta di una ben diversa cultura dello Stato.   La mia vicenda personale, con cinque querele di cui lultima con otto udienze e trentadue testimoni, alcuni dei quali hanno persino giurato che il teleriscaldamento funziona regolarmente, è testimonianza diretta di cosa è stata capace la casta di sinistra pur di mantenere il potere per il potere. Consiglio prudenza, un pizzico di umiltà e molta perseveranza, la stessa che ho usato in diciannove anni di opposizione. In bocca al lupo! 

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