Formalizzato l’opt-out entro i termini: decisione irrevocabile
Con una comunicazione ufficiale inviata al Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, l’Italia ha esercitato il proprio diritto di rifiuto degli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI), confermando la volontà di non sottoscrivere modifiche che avrebbero inciso sull’autonomia sanitaria nazionale. La notifica, conforme alla scadenza fissata per il 19 luglio, è stata trasmessa secondo quanto previsto dall’articolo 59 del trattato, mettendo l’Italia fuori dalla portata delle modifiche adottate a Ginevra nel 2024.
La decisione, annunciata con anticipo dal senatore Claudio Borghi (Lega per Salvini), giunge al termine di un’intensa mobilitazione civica che ha coinvolto migliaia di cittadini e oltre un migliaio di professionisti. Partita dall’Umbria, la campagna di sensibilizzazione si è diffusa a livello nazionale, con l’invio massivo di PEC al Governo e numerose iniziative di piazza. L’obiettivo era uno: impedire l’adozione passiva di modifiche che, secondo i promotori della protesta, avrebbero leso la libertà decisionale dello Stato italiano.
L’Italia – scrive Paola Persichetti Presidente associazione TRILLY APS LA GENTE COME NOI – ha quindi attivato la clausola di Opting Out, mantenendo la facoltà di valutare in futuro un eventuale ingresso nei nuovi meccanismi solo a seguito di un dibattito pubblico. Il Governo ha rifiutato le norme che avrebbero concesso poteri straordinari al Direttore Generale dell’OMS per dichiarare emergenze, introdotto obblighi di censura sotto forma di contrasto alla “disinformazione” e imposto oneri economici a discrezione delle autorità internazionali.
Il rigetto ha un effetto immediato: le modifiche non avranno effetto vincolante sull’Italia. Il principio della sovranità viene così riaffermato, in linea con la Costituzione e i trattati internazionali sottoscritti volontariamente e consapevolmente. Il caso italiano trova un precedente anche negli Stati Uniti, che hanno formalizzato un analogo rifiuto il 18 luglio. Nonostante le narrazioni secondo cui l’uscita dall’OMS sarebbe stata l’unica via, gli USA – ancora vincolati al RSI – hanno seguito la stessa procedura italiana, dimostrando che l’azione diplomatica ha ancora margini di efficacia.
In Umbria, nel frattempo, la linea del Governo ha messo in imbarazzo le istituzioni locali. Un incontro pubblico tenutosi a Perugia il 16 luglio ha mostrato l’impreparazione della Presidente regionale Stefania Proietti, che ha ammesso di non avere informazioni dirette sul tema. Le sue dichiarazioni, considerate vaghe dai partecipanti, sono state interpretate come segno di scarsa consapevolezza istituzionale, proprio mentre il Governo nazionale già procedeva con il rigetto formale.
Questa divergenza tra il livello locale e quello centrale ha messo in luce, secondo i promotori dell’iniziativa, l’importanza di un’informazione diffusa e di una cittadinanza attenta e vigile. Alcuni esponenti del cosiddetto “falso dissenso” – che avevano predetto l’inevitabilità del trattato o auspicato l’uscita totale dall’OMS – sono stati smentiti dalla realtà giuridica dei fatti: il RSI resta un trattato autonomo, distinto dall’appartenenza all’OMS, e richiede una procedura distinta di opposizione.
La mobilitazione nazionale è riuscita a evitare che le modifiche entrassero in vigore automaticamente, trasformando un pericolo imminente in un’occasione per riaffermare i principi di autodeterminazione. Ma l’attenzione resta alta: l’invito ora è a non abbassare la guardia, perché altre sfide – a partire dal trattato pandemico ancora in discussione – attendono risposte chiare e coerenti. La lezione di questa battaglia è che la partecipazione informata può incidere sulle scelte politiche concrete.

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