Inneggiavano all’Isis, ecco i reclutatori del web, chieste le condanne

Il pm Miliani ha chiesto per i tunisini la condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione. Rinvio per repliche al 20 febbraio

 
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Inneggiavano all’Isis, ecco i reclutatori del web, chieste le condanne

PERUGIA – Ideologia fondamentalista e delle azioni delle milizie del Califfato è stata contestata ai nordafricani arrestati lo scorso marzo per istigazione a delinquere e apologia di reato aggravati dal fine di terrorismo e dall’uso di mezzo informatico. Post e video comparsi su profili facebook ricondotti ai presunti “reclutatori sul web” sono stati proiettati davanti al gip Frabotta.

“La loro intenzione era di entrare nelle coscienze di quanti comunicavano con loro, per indurli anche a cambiare gli stili di vita. Questo per portarli su posizioni dell’Islam radicale e convincerli a raggiungere i luoghi dove l’Isis combatte”.

Questo quando comunicò il procuratore della Repubblica Luigi De Ficchy, nella conferenza stampa in cui si fece il punto sull’operazione “Da’wa”. L’inchiesta coordinata dalla procura è stata condotta dalla polizia postale guidata da Annalisa Lillini, in collaborazione con i colleghi del Compartimento Polizia Postale di Milano, sotto il coordinamento del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, assieme al personale della Digos e dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Milano, del Servizio Polizia Scientifica di Roma e di quello del Reparto Prevenzione Crimine Lombardia.

Sono i cosiddetti “lupi solitari” che si nutrono anche di una radicalizzazione che sempre più spesso avviene tramite internet.

La notizia degli arresti giunse all’indomani dell’attentato terroristico di Londra. Per tre dei quattro indagati si è discusso il rito abbreviato. Ieri ha discusso anche la difesa dei nordafricani, chiedendo l’assoluzione.

Il pm Miliani ha chiesto per i tunisini la condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione. Rinvio per repliche al 20 febbraio. La notizia è riportata sul Corriere dell’Umbria di oggi.

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