Scuola in Umbria: la regione si oppone al commissariamento

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Tagli alla scuola in Umbria: Proietti sfida il governo

PERUGIA, 12 gennaio 2026 – Lo scontro frontale tra la Regione Umbria e l’esecutivo nazionale ha raggiunto oggi il suo culmine, segnando una frattura istituzionale senza precedenti. La Presidente Stefania Proietti e l’assessore all’Istruzione Fabio Barcaioli hanno denunciato con fermezza la decisione di Palazzo Chigi di procedere al commissariamento dell’amministrazione regionale sul delicato dossier del dimensionamento scolastico. Una scelta definita “politica e iniqua”, che colpisce direttamente il cuore del sistema formativo locale in un momento già critico per il diritto allo studio. La rottura definitiva è arrivata dopo il rifiuto della Giunta di accettare ulteriori accorpamenti, oltre ai sette già faticosamente deliberati, giudicando le nuove richieste ministeriali come un attacco insostenibile alla capillarità scolastica del territorio, come riporta la nota stampa dell’Agenzia Umbria Notizie Regione Umbria.

Secondo i vertici umbri, la manovra nasconderebbe un ricalcolo dei dati che penalizza ingiustamente la regione a vantaggio di altri territori, imponendo tagli lineari che non tengono conto della specifica conformazione geografica dell’Umbria. Con oltre 101 mila studenti e una prevalenza di aree montane e piccoli borghi, la presenza della scuola non rappresenta solo un servizio educativo, ma l’ultimo presidio dello Stato contro lo spopolamento. “Abbiamo scelto di non tagliare ulteriormente per difendere le nostre comunità e per questo veniamo puniti con il commissariamento”, ha dichiarato la Presidente Proietti, sottolineando come per oltre un anno ogni richiesta di confronto tecnico con il Ministero sia rimasta totalmente inascoltata.

Il caso umbro non è isolato: la procedura di commissariamento ha coinvolto contemporaneamente Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. La circostanza che tutte le regioni colpite siano guidate da coalizioni di centrosinistra ha spinto la governance perugina a parlare di un’operazione mirata, più politica che tecnica. La critica si estende anche all’utilizzo improprio dei vincoli legati al PNRR; sebbene il Piano di Ripresa e Resilienza nascesse per modernizzare e rendere efficiente la pubblica amministrazione, l’Umbria contesta il fatto che venga ora utilizzato come “scudo” per legittimare riduzioni di organico tra docenti e personale ATA, oltre alla cancellazione di dirigenti scolastici e amministrativi.

Il quadro delineato dalla Regione è allarmante: l’Italia si conferma fanalino di coda in Europa per investimenti nell’istruzione, con appena il 3,9% del Prodotto Interno Lordo destinato al settore. In questo contesto di povertà educativa, la scelta del Governo di ridurre i presidi nei territori fragili e aumentare il numero di alunni per classe nelle aree urbane appare come una strategia fallimentare.

La Presidente Proietti ha ricordato come l’ultimo triennio sia stato già segnato da un progressivo impoverimento del sistema, con tagli ai servizi educativi 0-6 anni e un indebolimento generale della struttura scolastica che rischia di compromettere la tenuta sociale della regione. La battaglia legale e politica è però solo all’inizio. La Regione ha annunciato che non intende piegarsi passivamente a una decisione considerata lesiva dell’autonomia regionale.

Oltre alla ferma opposizione manifestata direttamente al Ministro Giuseppe Valditara, è in fase di predisposizione un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. L’obiettivo è duplice: ottenere l’annullamento del provvedimento sul piano giuridico e sollevare un caso nazionale sulla necessità di invertire la rotta negli investimenti per l’infanzia e la gioventù. “Siamo andati a Roma a testa alta per rivendicare un diritto”, ha concluso la Presidente, ribadendo che la difesa della scuola pubblica è una questione di dignità per l’intero territorio umbro.

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