Stipendi dignitosi, adeguati agli standard, lo sciopero degli infermieri

Stipendi dignitosi, adeguati agli standard, lo sciopero degli infermieri

Il governo Draghi non ha ritenuto di dare alcun segnale di vicinanza agli operatori sanitari, le condizioni di lavoro sono diventate inaccettabili, stipendi tra i più bassi d’Europa, lavoro da laureati e paga da diplomati. Questi sono solo alcuni dei motivi che hanno spinto infermieri, ostetriche, operatori socio sanitari, professionisti sanitari a scendere nelle piazze italiane a protestare. Anche a Perugia hanno voluto manifestare e lo hanno fatto in Piazza Italia, davanti a Palazzo Cesaroni, insieme al loro sindacato NurSind. Problemi che c’erano già prima della pandemia, ma che con l’arrivo del covid si sono fatti sentire in maniera sempre più forte.


Di Morena Zingales


Gli infermieri scioperano perché credono che valorizzare la loro professione sia nell’interesse dei cittadini e che migliorarne le condizioni di lavoro migliorerebbe l’assistenza di tutti.

“Il personale medico già da un anno ha giustamente ricevuto mezzo miliardo di euro, il restante personale sanitario e sociosanitario ancora nulla. Siamo i più esposti, garantiamo l’assistenza nelle 24 ore e siamo trattati come figli di un dio minore – hanno detto durante la manifestazione.

E poi ancora: “Spostamenti continui e improvvisi di reparto, ferie bloccate, nessun affiancamento per i neoassunti, montagne di ore di straordinario non pagato, nessuna quarantena per i contatti stretti, sempre sotto-organico, richiamati continuamente in servizio, i più colpiti dalla pandemia, i primi per i quali è stato deciso l’obbligo della vaccinazione per lavorare”.

Vanno al lavoro sapendo di stare fianco a fianco tutti i giorni con la morte. “Il peso della responsabilità che poggia sulle nostre spalle è sempre più gravoso. Ci sobbarchiamo a nostre spese l’assicurazione, la formazione e l’iscrizione all’ordine professionale. Non siamo eroi, siamo professionisti e rispondiamo direttamente per ciò che facciamo o non facciamo, ma nulla ci è riconosciuto rispetto a chi non ha le nostre stesse responsabilità e le nostre stesse angosce. Gli applausi e le pacche sulle spalle non ci aiutano ad arrivare a fine mese. La nostra professione è così svalutata che sono pochi a volerla intraprendere e sono molti invece quelli che si sono stancati e l’abbandonano. Gli infermieri sono una risorsa rara e quelli formati dalle nostre università migrano all’estero, attratti da condizioni di lavoro migliori e stipendi più alti”.

Ed infine: Vogliamo poter dare ai nostri assistiti il meglio di noi, della nostra professione. Per poterlo fare abbiamo bisogno di un corretto rapporto infermiere/pazienti (1 a 6 per i reparti ordinari) e di veder riconosciute e sviluppate le nostre competenze. Vogliamo poter svolgere l’attività libero professionale, superando il vincolo di esclusività di rapporto, e poter avere una carriera che premi le competenze specialistiche”.

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