Mario Draghi non ci mette la faccia sull’obbligo vaccinale 🔴 Video

Alessandro Sallusti la politica si è coalizzata contro Draghi

Mario Draghi non ci mette la faccia sull’obbligo vaccinale

Mario Draghi è in fuga verso il Colle e incredibilmente per non turbare quella corsa è desaparecido dopo il decreto approvato in Consiglio dei ministri che stabilisce l’obbligo vaccinale per più di 27 milioni di italiani, quelli che hanno più di 50 anni. Il provvedimento più grave adottato da un paese occidentale durante la pandemia non merita nemmeno l’onore di una spiegazione da parte del capo del governo, che non ha fatto alcuna conferenza stampa la sera del consiglio dei ministri e al momento non l’ha convocata nemmeno il giorno dell’Epifania (da palazzo Chigi ci dicono “non è prevista”).


Fonte: Franco Bechis (direttore de Iltempo.it)


Tocca rivalutare perfino Giuseppe Conte che anche nei momenti più critici e davanti ai provvedimenti più discussi almeno ci metteva la faccia. Eppure sono davvero tante le cose di questo decreto che meritano spiegazione. Primo: che obiettivo ha con l’obbligo vaccinale? A quale risultato punta? Secondo: perché ai lavoratori ultracinquantenni che non si vaccinano fa perdere lo stipendio e a chi invece prende il reddito di cittadinanza o la Naspi no? Una volta che si perde lo stipendio si è tutti poveri uguale. E le scuole e gli asili? Li chiude o li fa mettere in dad senza manco finanziare una estensione del congedo parentale o stabilire un obbligo di smart working per i genitori che se li ritrovano improvvisamente a casa? Qui servono spiegazioni. E le deve dare il capo del governo, che non può fuggire solo per l’ambizione di non rovinarsi la corsa verso il Colle…

Utilizzando una metafora calcistica passa da essere l’allenatore, attaccante, difensore, centrocampista, per poi utilizzare il fischietto e diventare arbitro, con l’assoluta presunzione ed autorevolezza di non far toccare palla a nessuno, se non qualche calcetto a turno per giustificarne la presenza sul terreno di gioco. Sembra di tornare indietro di un decennio, quando nel 2012, con un Italia sotto attacco della speculazione internazionale, ci ritrovammo Mario Monti al governo, un altro tecnico, che fra il pianto della sua ministra Elsa Fornero cercò di farci digerire la riforma delle pensioni e il pareggio in bilancio. Indelebile la manovra definita «lacrime e sangue».

Draghi è stato invece chiamato per traghettarci fuori, con le buone o le cattive, dalla pandemia e gestire i 209 miliardi del Pnrr portati portati in dote dall’avvocato del popolo prestato alla politica. Quella varata ieri, ovvero la misura severa e condizionante, che ha imposto il green pass alle decine di milioni di lavoratori pubblici, privati e autonomi del Paese, esigeva il metterci la faccia.


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