Tizi, M5s, ‘Ndragheta Perugia, chiesto a Prefetto se caso di attivare procedura d’indagine

 
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Tizi, M5s, ‘Ndragheta Perugia, chiesto a Prefetto procedura d’indagine

Era il 23 giugno 1992 quando Paolo Borsellino pronunciò in memoria dell’amico e compagno di lavoro Giovanni Falcone il discorso di cui vi leggerò oggi alcuni frammenti, oggi più attuali che mai. Paolo Borsellino fu ucciso il 19 luglio del 1992.

Si tratta di alcuni passaggi, che hanno profondamente orientato la mia vita. Quando sentii per la prima volta questo discorso avevo 18 anni. L’anno successivo mi iscrissi alla facoltà di Giurisprudenza.

“Giovanni Falcone lavorava con perfetta coscienza che la forza del male, la mafia, lo avrebbe un giorno ucciso. Francesca Morvillo stava accanto al suo uomo con perfetta coscienza che avrebbe condiviso la sua sorte. Gli uomini della scorta proteggevano Falcone con perfetta coscienza che sarebbero stati partecipi della sua sorte”.

“… Falcone cominciò a lavorare in modo nuovo. E non solo nelle tecniche di indagine. Ma anche consapevole che il lavoro dei magistrati e degli inquirenti doveva entrare nella stessa lunghezza d’onda del sentire di ognuno. La lotta alla mafia … non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità”.

“Occorre evitare che si ritorni di nuovo indietro”. Proseguiva ancora Borsellino nel suo discordo dicendo che occorre troncare immediatamente “ ogni legame di interesse, anche quelli che ci sembrano innocui, con qualsiasi persona portatrice di interessi mafiosi, grossi o piccoli; accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità di spirito; dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo”.

Sono voluta partire da queste bellissime parole di un eroe del nostro secolo per dirvi che a volte siamo chiamati a fare quello che dobbiamo fare, semplicemente perché è giusto.

Oggi è giusto farci sentire contro ogni forma di mafia. Oggi è giusto evitare che il nostro comune venga tristemente conosciuto alla cronaca per sospetti, insinuazioni, ombre sulla contiguità con fenomeni mafiosi o similari.

Prescindiamo dalle vicende personali e giudiziarie portate alla attenzione degli Organi di stampa. Tutti coloro che sono in qualche modo coinvolti avranno diritto di replicare, di dichiararsi estranei, di provarlo e difendersi nelle aule di Giustizia.

La politica però è una cosa diversa. E allora noi del M5S, noi che più di ogni altro abbiamo nel nostro dna gli anticorpi per contrastare ogni forma di compromesso, non appena dalle notizie giornalistiche sono emerse ombre sulla contiguità con fenomeni mafiosi nel comune di Perugia ci siamo mossi per poter dare il nostro contributo ad attivare ogni tipo di controllo.

Abbiamo prima investito della questione il nostro Sen. Nicola Morra, presidente alla Commissione antimafia e, su suo consiglio, scritto una lettera, firmata dalla Senatrice Emma Pavanelli, dai Deputati Tiziana Ciprini e Filippo Gallinella, dal Consigliere Regionale Thomas De Luca e dalla sottoscritta Francesca Tizi, Capogruppo al Consiglio Comunale di Perugia, al Prefetto di Perugia per l’attivazione delle procedure ispettive d’indagine, per accertare ogni possibile infiltrazione della criminalità organizzata.

Più nel dettaglio, abbiamo chiesto al Prefetto di valutare l’attivazione di una procedura d’indagine, ai sensi del comma 2 dell’art. 143 del Tuel, al fine di accertare la sussistenza o meno dei fatti narrati dalla cronaca giornalistica all’interno dell’Amministrazione comunale di Perugia ascrivibili al fenomeno di infiltrazione o condizionamento di tipo mafioso e similare. Per similare si intendono le infiltrazioni operate dalla ‘ndrangheta (calabrese) e dalla camorra (napoletana).

Abbiamo chiesto un’indagine approfondita perchè in questo momento questo è quello che è giusto. Non stiamo accusando nessuno, né vogliamo sostituirci agli inquirenti nella loro indagine, come detto.

Quello che vogliamo è solo: da un lato che gli organi delegati al controllo si attivino per fare al più presto chiarezza sulla vicenda; dall’altro lato che chi, in qualche modo, ha la responsabilità politica di questa nostra istituzione si attivi anche lui per fare non un atto politico o un atto di opportunità, ma semplicemente un atto di responsabilità verso la nostra città. A prescindere dagli esiti giudiziari occorre allontanare ogni sospetto dalla nostra istituzione, occorre evitare ogni speculazione sull’argomento e mandare un messaggio ai cittadini, di discontinuità rispetto a ciò che può essere anche solo lontanamente frainteso come un fenomeno di vicinanza ad ambienti mafiosi.

Ecco, oggi Signor Sindaco chiediamo a lei, alla sua maggioranza e al suo presidente del Consiglio un tale atto di responsabilità, perché vostra è la responsabilità del nostro comune, dalla nostra regione del buon nome dei perugini tutti.

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