Sentenza conferma la scelta della Regione sull’impianto di Perugia
Perugia, 11 maggio 2026 – La programmazione regionale viene riconosciuta come cardine nella gestione dei rifiuti in Umbria con la sentenza n. 03657/2026 del Consiglio di Stato, che ha confermato la legittimità dell’archiviazione del progetto di termovalorizzazione proposto da Waldum Tadinum Energia Srl a Gualdo Tadino. La decisione ribadisce il ruolo della Regione come garante dell’interesse pubblico e della tutela ambientale, correggendo solo in parte la precedente pronuncia del Tar.
La Sezione Quarta ha chiarito che la Regione possiede un potere di pianificazione “molto ampio”, non limitato alla raccolta di dati statistici, ma orientato a definire un assetto territoriale equilibrato. I giudici hanno sottolineato che l’amministrazione ha il dovere di stabilire il reale fabbisogno impiantistico e di guidare la localizzazione degli impianti, evitando iniziative scollegate dalle esigenze del territorio. L’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca ha evidenziato come la sentenza rappresenti un passaggio decisivo per l’Umbria, che punta a un modello fondato su riduzione dei rifiuti, recupero di materia e rafforzamento dell’economia circolare. Ha ricordato che la scelta non è contro un soggetto privato, ma a favore di una visione coerente con gli obiettivi ambientali e con la salute dei cittadini.
Il Consiglio di Stato ha riconosciuto che la difesa dell’ambiente e della salute non può essere subordinata a logiche di mercato prive di coordinamento istituzionale. La sentenza richiama gli articoli 9 e 41 della Costituzione, ribadendo che l’attività economica è libera solo se non danneggia l’utilità sociale o gli ecosistemi. La recente riforma costituzionale rafforza ulteriormente questo principio, attribuendo alla tutela ambientale un ruolo centrale. La contrarietà del progetto Waldum alle previsioni del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti è stata ritenuta una motivazione sufficiente per l’archiviazione. L’impianto non rispondeva al fabbisogno regionale né ai criteri di localizzazione stabiliti dal Prgr, risultando incompatibile con gli obiettivi di autosufficienza e prossimità previsti dalla normativa europea.
I giudici hanno spiegato che impedire la costruzione di un impianto non costituisce una limitazione della concorrenza, ma uno strumento necessario per evitare un eccesso di capacità che potrebbe ostacolare la raccolta differenziata e il riciclo. La termovalorizzazione, collocata in fondo alla gerarchia dei rifiuti, deve essere utilizzata solo quando esiste un fabbisogno reale e documentato. La sentenza sottolinea che la programmazione regionale è vincolante anche per i privati che intendono proporre nuovi impianti. Le iniziative imprenditoriali devono rispettare i binari fissati dalla pianificazione pubblica, pena l’impossibilità di procedere. Nel caso di Waldum, l’assenza di necessità impiantistica e la localizzazione non conforme sono state ritenute ragioni autonome e decisive per confermare l’archiviazione.
La decisione di Palazzo Spada rappresenta un precedente significativo per la gestione dei rifiuti in Umbria. La Regione vede riconosciuto il proprio ruolo di guida nella definizione delle strategie ambientali, evitando che il territorio venga esposto a interventi non coordinati o potenzialmente dannosi, come riporta il comunicato dell’Agenzia Umbria Notizie.

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