Ricerca dell’ex marito dopo violento attacco in provincia di Terni
L’autista dell’autobus di linea che percorre la provincia di Terni ha ricostruito con lucidità l’accaduto, offrendo una testimonianza preziosa sulla dinamica dell’aggressione avvenuta a Stroncone. Una donna di 43 anni, cittadina marocchina, è stata colpita ripetutamente al capo con un martello durante il tragitto.
La dinamica della brutalità
L’assalitore è identificato come Mohamed El Messaoudi, dal quale la vittima si era separata tempo addietro. Le sue condizioni rimangono gravissime sebbene attualmente stabili presso l’ospedale di Terni, dove continua a lottare tra la vita e la morte.
Il background della separazione conflittuale
El Messaoudi ha raggiunto l’Italia nel mese di novembre precedente attraverso il ricongiungimento familiare. All’inizio dell’anno ha svolto un’attività lavorativa quale rocciatore nel territorio di Trieste per una durata approssimativa di trenta giorni. Al ritorno nella provincia di Terni, ha comunicato le proprie dimissioni volontarie. Successivamente, ha perpetrato un primo episodio di violenza ai danni della consorte Fatiha, che ha determinato il suo arresto e il sottoposto a processo per direttissima. Le disposizioni cautelari imposte hanno incluso l’allontanamento dal domicilio coniugale e l’applicazione del braccialetto elettronico nel corso dell’aprile precedente.
I momenti che precedono l’attacco
Secondo la dettagliata narrazione dell’autista, la donna si era posizionata sui sedili ubicati dietro lo sportello d’uscita. Dopo una breve ripartenza, l’uomo si è levato dall’ultima fila e si è diretto verso di lei. L’ha afferrata per la spalla mentre la vittima ha cominciato a gridare disperatamente. La conducente ha fermato immediatamente il mezzo e si è resa conto che l’aggressore aveva fatto accasciare la donna sui sedili, tentando simultaneamente di impossessarsi del suo telefono cellulare.
L’escalation della violenza
La fase più terribile si è consumata rapidamente. L’uomo ha estratto un martello dalla zona posteriore della schiena della vittima e ha inferto numerosi colpi direttamente sulla sua testa. La donna è stata scaraventata a terra sotto i colpi ripetuti. L’autista, temendo per la propria incolumità, si è nascosta sotto il volante e ha azionato l’apertura degli sportelli, preoccupata che l’aggressore potesse raggiungere la cabina di guida.
Nonostante lo sportello fosse aperto, l’assalitore ha bloccato il meccanismo di chiusura servendosi del manico del martello, impedendo temporaneamente il funzionamento. Successivamente è risalito a bordo e ha continuato a colpire la vittima altre due o tre volte alla testa prima di dileguarsi dal mezzo. L’intero episodio si è concluso in meno di trenta secondi, secondo la ricostruzione della conducente.
Lo stato attuale delle indagini
Le forze dell’ordine hanno avviato una ricerca attiva di Mohamed El Messaoudi, considerato responsabile dell’aggressione. Il profilo criminale presenta precedenti per violenza domestica, essendo stato già sottoposto a misure restrittive meno di un anno prima a causa degli abusi coniugali. L’episodio rappresenta un’escalation significativa rispetto ai comportamenti violenti precedentemente documentati.
Le condizioni della vittima
La paziente rimane ricoverata presso la struttura ospedaliera di Terni con prognosi riservata. Sebbene le sue condizioni siano attualmente stabili dal punto di vista clinico, i traumi cranici multipli mantengono la situazione in uno stato di massima criticità. Il personale medico continua a monitorare gli sviluppi neurologici derivanti dalle lesioni riportate.
Le conseguenze psicologiche per i testimoni
L’autista del mezzo ha vissuto un evento traumatico significativo, trovandosi costretta a scegliere tra l’intervento diretto e l’autoprotezione. La sua testimonianza documentale rimane fondamentale per le indagini in corso, fornendo dettagli precisi sulla sequenza degli eventi e sulle modalità operative dell’aggressore.
L’accaduto riaccende il dibattito sulla sicurezza nei mezzi pubblici e sulla vulnerabilità delle donne vittime di violenza domestica, specialmente quando i provvedimenti restrittivi risultano inefficaci nel prevenire ulteriori episodi violenti. Il caso di Stroncone rappresenta l’ennesimo capitolo di una problematica più ampia che investe il sistema di protezione delle vittime di maltrattamenti in ambito familiare.

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