Assolti a Firenze da falso e corruzione in ambito giudiziario

Assolti a Firenze da falso e corruzione in ambito giudiziario
credits: roberto cavaliere

Sentenza del Tribunale chiude processo avviato nel 2019

L’ex presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Perugia, Umberto Rana, è stato assolto “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di corruzione che gli era stata contestata in relazione ad alcuni incarichi conferiti. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Firenze. Al termine del processo, l’assoluzione con formula piena è stata disposta per tutti gli imputati coinvolti a vario titolo. A difenderli, gli avvocati Francesco Maresca, Francesco Falcinelli, Francesco Crisi, Franco Matarangolo, Alessandro Cannevale e Katia Mambrucchi.

Il Tribunale di Firenze ha assolto con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, l’ex presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Perugia, Umberto Rana, insieme a tutti gli altri imputati nel procedimento per falso ideologico e corruzione. La sentenza, pronunciata oggi nell’aula del palazzo di giustizia fiorentino, chiude una vicenda giudiziaria che aveva preso avvio nel 2019 e che aveva avuto ampio risalto tra Umbria e Toscana.

Oltre a Rana, sono stati assolti i commercialisti Pedrizio Caponeri e Corrado Maggesi, nonché Andrea Ceccarelli, Andrea Pedetta, Roberto De Bernardis e l’ingegnere Francesco Mitridate. Tutti erano accusati di aver violato norme penali nel conferimento e nella gestione di incarichi professionali in procedure fallimentari presso il Tribunale di Perugia.

L’esito processuale, giunto dopo sei anni di dibattimento, ha visto il completo rigetto delle tesi accusatorie, fondate sull’ipotesi di rapporti di favore tra il magistrato e i professionisti incaricati, in particolare attraverso la mancata dichiarazione di legami personali che, secondo l’accusa, avrebbero dovuto essere esplicitati. I giudici fiorentini hanno ritenuto che tali relazioni non configurassero alcuna forma di illiceità.

Il dispositivo della sentenza è stato letto alle 14:30. Le motivazioni verranno depositate entro novanta giorni, aprendo successivamente uno spazio di quarantacinque giorni per eventuale appello da parte del pubblico ministero.

Le imputazioni principali erano legate all’articolo 318 del codice penale, che punisce la corruzione per l’esercizio della funzione, e al reato di falso ideologico. Secondo gli inquirenti, i professionisti avrebbero ricevuto incarichi grazie a un legame privilegiato con Rana, senza averne dichiarato la natura. Tale tesi è stata tuttavia respinta in sede dibattimentale, in quanto non è emersa prova della volontà dolosa o della sussistenza di un vantaggio illecito.

La decisione della corte ha effetto pienamente assolutorio per tutti gli imputati. L’assoluzione con la formula più ampia prevista dall’ordinamento penale elimina ogni forma di responsabilità, escludendo anche la semplice irregolarità amministrativa. Nessun atto esaminato nel corso del processo è stato ritenuto penalmente rilevante.

L’inchiesta aveva comportato conseguenze di rilievo per le carriere degli imputati. Il giudice Rana, all’epoca dei fatti, era stato trasferito alla sede giudiziaria di Macerata. I professionisti coinvolti erano rimasti privi di incarichi conferiti dal Tribunale di Perugia per tutta la durata del procedimento.

La sentenza, che giunge dopo un iter processuale articolato, ristabilisce per tutti gli assolti la piena integrità professionale, respingendo in modo definitivo le accuse che avevano originato il processo. Nel corso degli anni, le difese avevano sempre contestato l’impostazione accusatoria, ritenendola carente di elementi concreti e basata su mere supposizioni.

Pedrizio Caponeri era difeso dagli avvocati Chiara Lazzari e Alessandro Cannevale, Corrado Maggesi dagli avvocati Katia Mambrucchi e Silvia Marinelli. Francesco Mitridate era assistito da Sigfrido Fenyes e dall’avvocato Corsinovi. Andrea Ceccarelli era rappresentato da Franco Matarangolo, Andrea Pedetta da Francesco Falcinelli, Roberto De Bernardis da Francesco Crisi. Umberto Rana era assistito dall’avvocato Francesco Maresca.

L’accusa era sostenuta dal pubblico ministero dottor Leopoldo De Gregorio, che aveva ereditato il fascicolo dall’ex procuratore aggiunto di Firenze, Luca Turco, andato in pensione durante la fase istruttoria.

Nel corso del processo, è emerso che i comportamenti dei professionisti incaricati e del magistrato non violavano alcuna norma sostanziale o procedurale. I giudici hanno concluso che i rapporti personali non compromettevano l’imparzialità e la regolarità nell’affidamento degli incarichi, né costituivano base sufficiente per le contestazioni di falso.

Il verdetto, letto in un’aula gremita, è stato accolto con evidente sollievo dalle difese, che hanno visto accolte integralmente le rispettive ricostruzioni. Il Tribunale ha ritenuto non integrati né l’elemento soggettivo né quello oggettivo dei reati di cui all’imputazione, disponendo l’assoluzione totale per ciascun capo d’accusa.

Resta ora in attesa il deposito delle motivazioni, che rappresenteranno il fondamento tecnico-giuridico della decisione. La procura di Firenze valuterà, alla luce di tale documento, se esistano margini per l’impugnazione del verdetto.

La conclusione del processo segna la chiusura di un procedimento complesso, che ha attraversato anni di indagini, udienze e perizie. Con l’assoluzione pronunciata oggi, il Tribunale fiorentino archivia uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni in ambito fallimentare e giudiziario umbro.

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