Perugia, la riforma costituzionale in pillole (considerata dal conquibus)

Il cittadino non riesce a valutarne la situazione, per poter votare al prossimo referendum

Posto fisso Polizia Fontivegge, Perugia:Social City” accoglie raccolta firme

La riforma costituzionale in pillole (considerata dal conquibus). Della riforma costituzionale, che voteremo in autunno, se ne parla molto ma, tra un partito che la tira dalla parte di destra, tra un altro movimento che la strappa dalla parte sinistra, raccontando quello che più gli conviene da un loro punto di vista, il cittadino non riesce a valutarne la situazione, per poter votare al prossimo referendum (auspicando un atteggiamento bipartisan) secondo la propria coscienza, oggettivamente per quella che è la verità “schiumata” da tutte le varie interpretazioni e notizie lavorate ad hoc dai vari politicanti.

In questa “pillola” non si valuterà la questione secondo un punto di vista prettamente politico, ne da una angolazione di qual si voglia posizione di partito ma solamente dall’aspetto, molto spesso evidenziato, sia in positivo che in negativo come risolutore o meno, per un presunto colpo mortale che potrebbe dare ai costi della politica. Anche se questa valutazione è, indubbiamente, secondaria su quello che potrebbe essere, di fatto, l’aspetto del nuovo scenario istituzionale che il risultato, sia che prevalga il “si” o il “no”, porterà, voluto o non voluto, è necessario che chi quel giorno andrà a votare, capisca ciò che determinerà con la propria valutazione.

Dati “ragionieristici”, quelli che stiamo per scrivere, puramente numerici ed oggettivi, i quali, non possono essere confutati nemmeno dal più eccellente e smaliziato politico avvezzo a manipolare situazioni per raccontare bugie ai cittadini: dati che, almeno sulla carta, sembrano in tal senso portare ad un passo in avanti! In definitiva, valutando gli effetti di questa eventuale riforma che riguarda il Senato, si possono rilevare e quantificare aspetti che, fino ad ora, li hanno discussi in maniera inadeguata e poco chiara. Di fatto, l’eventuale riforma dovrà eliminare, sostituendoli con 95 senatori eletti tra consiglieri regionali e sindaci, i 315 attuali. Resteranno comunque i senatori di nomina presidenziale che si spera, come dichiarato, a regime non avranno diritto a qualsivoglia compenso.

Per indennità, rimborsi spese per l’esercizio di mandato, diaria e vari rimborsi spese agli attuali 315 senatori, lo Stato sborsa circa 80 milioni che, in caso vincesse il “si” (e sottolineo se venisse applicata così come dichiarato) ci sarebbe un risparmio di 70 milioni, in quanto i nuovi senatori, avendo diritto al rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno, andrebbero a gravare nel bilancio per 10 milioni. Una questione, di cui la riforma non ne fa menzione e che si spera venga presa in seria considerazione, è l’opportunità che, insieme ai senatori, vengano ridotti anche il numero dei dipendenti del Senato riducendo le spese dei beni e servizi. Se ciò fosse realizzato, su una spesa attuale di 240 milioni verrebbero risparmiati, a regime, 50 milioni almeno. Un’altra seria forma di risparmio può venire dal fatto che, i consiglieri regionali eletti, non possano percepire un compenso maggiore di quello che prende un sindaco del capoluogo di regione che, tra le altre considerazioni, è difficile attualmente da stabilire, volendo fare un calcolo preciso, perché non sempre e non di tutti, sono disponibili i compensi di tali sindaci. In linea approssimativa con questa voce si potrebbe, sempre se approvata la riforma, avere un risparmio approssimativo di 15-20 milioni.

Se non venissero sostituiti con qualche voce alternativa, sarebbe possibile un ulteriore risparmio di circa 10-15 milioni per l’abolizione dei contributi attuali ai gruppi consiliari regionali. Ma questo resta comunque molto in dubbio per la complessità e il coinvolgimento di chi e di cosa ciò implica.

Un altro importantissimo aspetto della riforma è l’abolizione del CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) il quale, pesa sul bilancio statale per 8,5 milioni ma, aldilà della sua abolizione, che per una diversa valutazione politica, può essere o no una cosa da farsi, non si può sperare in un reale risparmio di spesa di più di 5 milioni in quanto, il personale di questo istituto, verrà dirottato in altri posti e che comunque, ancora graverà sul bilancio complessivo. Si può, sommariamente ipotizzare che, se nulla venisse cambiato da quello prospettato ora, si otterrebbe un risparmio, a regime, di circa 150 milioni complessivi. Questa è la realtà dei numeri della eventuale riforma Costituzionale! Un altro aspetto che reputo importantissimo e che non ha la risonanza e la conoscenza che dovrebbe avere, è la questione dell’abolizione delle provincie decretata nell’Aprile 2014. I consigli che furono quelli provinciali diventeranno i consigli di “AREA VASTA”.

I membri che ne andranno a fare parte saranno, elettori di loro stessi, ed eletti tra i sindaci ed i consiglieri comunali delle rispettive provincie. Gli stessi presidenti saranno eletti tra i sindaci e tutte queste funzioni verranno svolte a titolo gratuito: non male in quanto si stima, come calcolo approssimativo, che il risparmio sarà di 300 milioni (non attribuibili alla riforma in oggetto perché norme già entrate in vigore con le elezioni dei consigli provinciali del 2014).

La riforma ha solo rilevanza costituzionale nell’applicare tale stato di cose. Come per il Cnel, va tenuto presente che i 300 milioni non sono reali perché il personale, precedentemente impegnato il tale servizi, deve, in ogni modo, essere impiegato altrove e quindi gravare in altri bilanci.

Questo è ciò che si può desumere, in linea di massima, dai numeri impegnati in tale cambiamento ma, in ultima analisi ed in definitiva, sarebbe opportuno che i vari “Cavalieri erranti” che appartengono ai vari gruppi politici o ai vari partiti e movimenti o più semplicemente loro stessi con le loro posizioni individuali nel dichiararsi in una sponda o in un’altra, si soffermassero più sulle questioni di fondo e impegnassero il loro prezioso tempo (inteso come costo in denaro per la collettività italiana) a spiegare le verità che ci sono su questo importantissimo momento e su cosa significhi il nostro eventuale votare “si” o votare “no” perché, questi chiarimenti, anche se inquinati dalle rispettive ideologie, possono farci capire più profondamente la responsabilità che abbiamo nel giudicare. Assistere alle bordate che si danno in televisione, nei vari talk show,nel presentare i vari stampati delle schede e su cosa dovrebbe o non dovrebbe esserci scritto, ci fa da una parte ridere e dall’altra piangere perché ci illuminano su comesiamo presi per i “fondelli”, perdendosi nelle inutili sciocchezze che potrebbero essere discusse in camera caritatis lasciando invece, con tale atteggiamento, sospesipericolosamente i reali chiarimenti delle questioni di fondo di un simile epocale cambiamento nella nostra Costituzione.

Giampiero Tamburi

(Perugia: Social City)

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