Tre milioni spesi per 60 giorni e 140 pazienti curati
Torna al centro del dibattito politico in Umbria la questione dell’ospedale da campo installato nel 2021, durante la terza ondata della pandemia da Covid-19. L’Assemblea legislativa regionale ha discusso un’interrogazione presentata dai consiglieri del Partito Democratico Cristian Betti e Letizia Michelini sull’effettivo impiego e sull’utilità dell’infrastruttura sanitaria temporanea, che ha comportato una spesa pubblica di quasi tre milioni di euro per un utilizzo limitato a soli due mesi.
Nel corso della seduta, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti ha illustrato i dettagli dell’intervento, sottolineando come l’ospedale da campo fosse stato attivato il 10 marzo 2021 per far fronte all’emergenza sanitaria del momento. La struttura accolse il primo paziente nella stessa giornata dell’apertura, restando operativa fino al 10 maggio dello stesso anno. Durante questo periodo, sono stati trattati in regime di osservazione breve 140 pazienti con sintomi compatibili con il Covid-19.
Successivamente, dal 10 maggio al 15 giugno 2021, l’ospedale è stato utilizzato per lo screening dei pazienti con sintomatologia respiratoria, prima di essere definitivamente dismesso. La spesa complessiva sostenuta per l’allestimento ammonta a 2.930.200 euro, cifra prevista dal contratto di appalto stipulato nel 2021, comprensiva di un ribasso del 2% rispetto all’importo iniziale.
La presidente Proietti ha precisato che la decisione di acquistare la struttura non fu assunta dall’attuale Giunta, ma dalla precedente amministrazione regionale, che ne aveva definito tempi, modalità e finalità. L’attuale esecutivo, quindi, ha dovuto gestire un progetto già avviato, portandolo a compimento nel contesto di un’emergenza sanitaria senza precedenti.
L’utilizzo concreto dell’ospedale da campo e la proporzione tra costi sostenuti e benefici effettivamente ottenuti hanno però sollevato interrogativi, anche all’interno della stessa amministrazione. La presidente ha riconosciuto che l’impiego limitato nel tempo e nel numero di pazienti ha generato riflessioni sulla reale necessità tecnica dell’intervento, rimettendo al centro il tema della trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e delle responsabilità amministrative.
La struttura non è rimasta completamente inutilizzata nel tempo. In occasione del terremoto che ha colpito la Turchia nel febbraio 2023, la Regione Umbria ha risposto all’appello della Protezione Civile nazionale fornendo materiali e attrezzature di supporto, tra cui anche l’ospedale da campo. Il valore totale dei beni inviati – comprensivi di tende, letti, generatori e blocchi bagno – è stato quantificato in 776.771 euro.
Nonostante questo riutilizzo, il caso è diventato oggetto di dure critiche politiche. I consiglieri del Partito Democratico hanno parlato apertamente di gestione inefficace e mancanza di programmazione nella sanità regionale. Secondo Betti e Michelini, l’intervento è il risultato di una progettazione inadeguata, che ha comportato un’ingente spesa per un servizio limitato a un breve arco temporale. A loro avviso, la struttura temporanea non ha risposto in modo efficace all’emergenza sanitaria per cui era stata pensata, configurandosi come un intervento dispendioso e poco utile alla collettività umbra.
Le polemiche si innestano in un contesto più ampio di riflessione sulla gestione delle risorse durante la pandemia. Il caso dell’ospedale da campo si aggiunge ad altri episodi che, nel tempo, hanno alimentato la discussione sulla capacità della pubblica amministrazione di affrontare con prontezza e razionalità le fasi critiche dell’emergenza sanitaria. In questo quadro, l’Assemblea legislativa dell’Umbria è chiamata a fare chiarezza non solo sulle responsabilità politiche e tecniche legate a scelte compiute in un periodo di crisi, ma anche sulla futura gestione delle risorse pubbliche in ambito sanitario.
L’interrogazione discussa non ha portato, al momento, a conseguenze dirette dal punto di vista amministrativo, ma ha riacceso il confronto tra maggioranza e opposizione su scelte passate e sull’eredità lasciata dalle giunte precedenti. Il tema – come riportato oggi dai giornali – come ammesso anche dalla presidente Proietti, resta aperto, con possibili sviluppi futuri in termini di accertamenti o approfondimenti in sede istituzionale.
In attesa di ulteriori valutazioni, il caso dell’ospedale da campo continua a suscitare attenzione e alimenta un dibattito che coinvolge sanità, politica e cittadini, toccando aspetti fondamentali come l’uso responsabile delle risorse pubbliche, l’efficacia delle misure adottate in emergenza e la trasparenza delle decisioni.

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