Cna e Confcommercio Umbria chiedono nuovi strumenti con fondi FSE+
La revisione degli strumenti regionali per l’istruzione professionale viene indicata come misura urgente da CNA Umbria e Confcommercio Umbria per affrontare l’inattività crescente tra i giovani nella regione. Le due associazioni chiedono che almeno 100 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) siano destinati a questo scopo, nell’ambito di un piano complessivo di riforme già sollecitato alla Giunta regionale.
L’invito è stato lanciato durante la presentazione dello studio “Giovani in Umbria: demografia, lavoro, formazione”, condotto dal centro studi Sintesi e illustrato alla presenza dell’assessore regionale con delega alla formazione Fabio Barcaioli.
Secondo Michele Carloni, presidente di CNA Umbria, e Roberto Palazzetti, presidente del Consorzio Scuole Umbre per il Lavoro (SUL), l’analisi mette in evidenza un disallineamento strutturale tra le scelte educative dei giovani e le reali esigenze del mercato del lavoro locale. A loro avviso, la soluzione non può che passare per un potenziamento della filiera formativa professionale attraverso la rimodulazione delle risorse del FSE+.
Attualmente in Umbria si contano 18.000 giovani classificati come Neet, ossia non impegnati in attività di studio né di lavoro. Di questi, oltre 10.000 risultano del tutto inattivi, senza neppure cercare un impiego. Il dato è aggravato da altri indicatori demografici: la popolazione giovanile ha registrato un calo dell’8,1% in dieci anni, mentre la quota di giovani stranieri ha raggiunto il 15%. Le nascite sono diminuite da 7.440 del 2013 a poco più di 4.700 nel 2023, e gli over 65 sono saliti dal 24% al 27% della popolazione attiva.
Nel dettaglio, la ricerca evidenzia come le imprese umbre richiedano figure professionali nei settori della ristorazione, vendita, logistica, servizi di pulizia, guida di veicoli e conduzione di macchinari a controllo numerico. Tuttavia, i giovani continuano a privilegiare i percorsi liceali a scapito degli istituti tecnici e professionali, con conseguente squilibrio tra domanda e offerta di competenze.
Carloni ha sottolineato che il rafforzamento del sistema di istruzione professionale è un tassello imprescindibile di un più ampio processo riformatore, sollecitato anche nel recente incontro del 07/04 tra le associazioni di categoria e la Presidente della Giunta regionale. In quell’occasione, pur giudicando necessarie le modifiche alla normativa fiscale, CNA e Confcommercio hanno ribadito l’urgenza di un approccio sistemico che includa anche l’istruzione e la formazione professionale.
Tra le proposte avanzate figurano il consolidamento dei corsi IeFP (Istruzione e Formazione Professionale) per i giovani dai 14 ai 18 anni, e il rafforzamento degli ITS (Istituti Tecnici Superiori), destinati al post-diploma. Entrambe le misure richiedono continuità anche oltre la scadenza dei fondi del Pnrr.
Inoltre, secondo Palazzetti, è necessario ampliare le opportunità di qualificazione professionale per la fascia di età 18-35 anni, risolvendo le attuali rigidità normative, come il superamento del concetto di “diritto/dovere” in ambito formativo. A questo si aggiunge la proposta di attivare anche in Umbria i corsi IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore), già operativi in altre regioni, per consentire percorsi professionalizzanti alternativi all’università.
Secondo i promotori dell’appello, l’Umbria dispone già di una base solida grazie alla sua posizione favorevole nella classifica nazionale per contrasto alla dispersione scolastica, risultato ottenuto proprio attraverso i corsi IeFP. Tuttavia, senza un rafforzamento strutturale e finanziario, il sistema rischia di non riuscire a rispondere alle nuove criticità.
L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre il numero di Neet e rispondere alle esigenze delle micro e piccole imprese locali, le quali faticano a reperire manodopera qualificata. La riqualificazione professionale continua dei lavoratori e degli stessi imprenditori viene inoltre indicata come leva per favorire l’innovazione nei settori produttivi, soprattutto in quelli meno strutturati.
La richiesta di destinare almeno 100 milioni di euro del FSE+ all’istruzione professionale è presentata come condizione necessaria per una strategia efficace. I fondi, secondo Carloni e Palazzetti, dovrebbero essere destinati non solo alla formazione iniziale ma anche a quella continua, in risposta a una dinamica di mercato che impone rapidi aggiornamenti, specie per le imprese più piccole.
Le due associazioni hanno infine espresso fiducia nel lavoro dell’assessore Barcaioli, e auspicano una collaborazione tra quest’ultimo e l’assessore allo sviluppo economico De Rebotti, affinché la giunta possa attuare quanto proposto nel più breve tempo possibile.
Secondo quanto affermato durante l’incontro, la riformulazione delle politiche formative dovrebbe avvenire già nel corso del 2025, in parallelo alla nuova programmazione dei fondi europei, con l’obiettivo di rafforzare i canali professionalizzanti e avvicinare la formazione alle esigenze produttive del territorio.
Nel contesto delineato, la convergenza tra sistema formativo e sistema produttivo viene considerata prioritaria. Il successo delle imprese umbre, sostengono CNA e Confcommercio, dipenderà anche dalla capacità di creare sinergie tra scuola, formazione tecnica e mondo del lavoro, con il supporto delle istituzioni regionali e la disponibilità delle risorse necessarie.
In sintesi, la proposta presentata punta a un cambiamento strutturale del sistema formativo umbro, finalizzato al reinserimento lavorativo dei giovani esclusi dai circuiti scolastici e professionali, in linea con gli obiettivi europei in materia di occupazione giovanile e formazione permanente.

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