Perugia, le dipendenze non sono andate in lockdown

Il problema delle tossicodipendenze sono state totalmente oscurate dall'emergenza pandemica

 
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Perugia, le dipendenze non sono andate in lockdown

Il problema delle dipendenze ed in particolare delle tossicodipendenze, già sommerso e poco dibattuto, è stato totalmente oscurato dall’emergenza pandemica, ma non è affatto scomparso. Anzi, i dati delle unità di strada e dei servizi a bassa soglia della città di Perugia, descrivono un fenomeno assolutamente rilevante, nonostante restrizioni e lockdown. Il Cabs di Perugia, il centro a bassa soglia, ad esempio, ha avuto nel corso del 2020 463 accessi, mentre le unità di strada hanno avuto una media di 23 passaggi giornalieri, con una percentuale di utenti giovani che supera il 25%.


I dati sono emersi nel corso dell’iniziativa “In-dipendenza: durante la pandemia ed oltre” promossa dalla Cgil di Perugia su iniziativa di Vanda Scarpelli e Mauro Moriconi, e alla quale hanno partecipato Caludia Covino, già responsabile del Sert di Perugia, Valentina Musto (educatrice servizi riduzione danno), Fabio Ferrante (responsabile comunità Montebuono), Edi Cicchi (assessora Comune di Perugia) e Rossana Dettori (segretaria nazionale Cgil). Era stato chiamato a partecipare anche l’assessore regionale alla Salute, Luca Coletto, che non ha però risposto all’invito.

“Da tutti gli interventi è emersa con chiarezza la necessità di strutturare e rafforzare, anche con assunzioni e investimenti, i servizi per le tossicodipendenze, spostando l’attenzione dal tema dei costi a quello del valore delle persone e della salute”, spiega Vanda Scarpelli, segretaria della Cgil di Perugia. “Imprescindibile poi il carattere pubblico dei servizi che possono integrarsi con il privato sociale, ma che devono restare aperti e universali, per accogliere anche le tante situazioni di marginalità che si intrecciano con le dipendenze”.

  • Forte, dunque, la richiesta di politiche programmatorie complessive, da sostituire a progetti di breve respiro, che richiedono una maggiore “rete” tra soggetti istituzionali e attori del territorio.

“Se non ora quando? – si è chiesta Rossana Dettori, segretaria confederale della Cgil nazionale che ha concluso l’iniziativa – Le immense risorse in arrivo dall’Europa devono necessariamente intervenire anche sui servizi sociali, falcidiati da anni di tagli continui. Purtroppo però il Pnrr non dà risposte soddisfacenti su questo piano. E allora è importante che noi, società civile, realtà che nel territorio provano a costruire percorsi di presa in carico positiva, tutti insieme, si chieda a gran voce che una parte importante delle risorse che arrivano nel nostro paese siano usate per ricostruire quell’infrastruttura sociale che è stata smantellata in questi anni e di cui i servizi per le dipendenze sono una parte essenziale”.

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