Associazione romana chiede indagini e segnala altri randagi spariti
L’Associazione di volontariato “Zampe che danno una mano” ODV, con sede a Roma, ha presentato una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Pescara per la brutale uccisione di due gatti, colpiti ripetutamente con un bastone e poi gettati in un sacco nero. I corpi senza vita dei felini sono stati rinvenuti il 19 agosto 2025 in via Pian delle Mele, periferia pescarese.
L’episodio ha generato forte indignazione tra gli animalisti e la comunità locale, poiché la dinamica appare segnata da una violenza gratuita e mirata. I gatti, che vivevano nella zona da anni, erano accuditi con regolarità da un residente e non avevano mai creato problemi.
L’avvocato Giada Bernardi, presidente dell’associazione, ha espresso in una nota la ferma condanna dell’accaduto, definendolo «un atto di estrema crudeltà e di disprezzo verso la vita». Secondo Bernardi, il gesto «non può restare impunito», poiché compiuto con volontà deliberata di sopprimere esseri viventi innocui. La presidente ha ricordato come tali manifestazioni di violenza sugli animali siano spesso considerate un campanello d’allarme di comportamenti pericolosi anche verso le persone.
Le circostanze del ritrovamento suggeriscono che la morte dei gatti sia avvenuta poche ore prima della scoperta. L’assenza di segni di decomposizione, nonostante il caldo e l’uso di un sacco di plastica, ha spinto l’associazione a ipotizzare che l’aggressione sia stata compiuta immediatamente prima dell’abbandono dei corpi. Questo particolare, sottolinea Bernardi, accentua la percezione di una brutalità gratuita e calcolata.
Nella denuncia, l’associazione chiede alla Procura di procedere con indagini accurate: acquisizione dei filmati delle telecamere presenti nell’area, esecuzione della necroscopia sui corpi e raccolta di ulteriori elementi che possano portare all’individuazione dell’autore. L’atto giudiziario segnala inoltre la sparizione di altri quattro gatti randagi nella stessa zona nei giorni precedenti, fatto che alimenta il sospetto di una possibile azione reiterata.
Il caso ha scosso anche chi quotidianamente si occupava degli animali, ricordati come parte integrante del quartiere. La loro uccisione è stata vissuta come un trauma dalla comunità, che ora chiede giustizia.
L’associazione ha ribadito la necessità che il reato, contestato ai sensi dell’articolo 544 bis del codice penale, non resti senza risposte, poiché il rischio di impunità, secondo i volontari, incoraggerebbe altri atti simili.
La vicenda si colloca in un contesto nazionale che vede crescere le segnalazioni di violenze sugli animali, con appelli continui da parte delle organizzazioni per rafforzare la cultura del rispetto e per incrementare i controlli sul territorio.
Avv. Giada Bernardi ha concluso riaffermando che «la vita, in ogni sua forma, va difesa con fermezza».

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