Mamo’s art celebra la Ciaramicola

Mamo's art celebra la Ciaramicola
foto da Facebook Mamo

Dal 1490 ad oggi storia e arte nel dolce pasquale perugino

di RitaPaltracca

Perugia, 3 aprile 2026 – La Ciaramicola, dolce simbolo della Pasqua perugina, torna al centro della scena grazie a un evento che ha unito arte, memoria collettiva e identità gastronomica e creatività artistica. Nella pasticceria Piazza Settevalli, l’estro dell’artista Massimiliano Donnari, conosciuto come Mamo, ha dato forma a una nuova opera ispirata alla storica ciambella rosata, trasformandola in un racconto visivo capace di attraversare secoli di tradizione.

Un’opera-scultura che racconta un’eredità viva, poiché la creazione, battezzata “CiaMAMIcola”, è realizzata in resine poliuretaniche e spugne con un Baiocco (antica moneta perugina) e poggia su una base a strisce bianche e rosse richiamo diretto ai colori cittadini, mentre una paletta da pasticcere — che l’artista definisce ironicamente una “cazzuola” — emerge dalla glassa bianca, evocando il gesto antico della preparazione. Un omaggio visivo che non si limita alla forma, ma restituisce la forza simbolica di un dolce che ha attraversato la storia di Perugia.

All’incontro è intervenuta Marilena Moretti Badolato, antropologa, scrittrice, giornalista enogastronomica membro dell’Accademia Italiana della Cucina di Perugia, ha ripercorso la storia della Ciaramicola. La preparazione della Ciaramicola non è solo popolare ma affonda le radici nelle corti rinascimentali. Documenti storici collocano la presenza della “Ceramicola”, così chiamata già nel 1490, durante i sontuosi festeggiamenti per le nozze di Gian Paolo Baglioni (1470-1520) condottiero italiano, conte di Bettona e Spello e signore di Perugia con Ippolita Conti, in un contesto in cui zucchero e liquori pregiati erano riservati ai momenti solenni. Da allora, il dolce ha mantenuto intatta la sua struttura architettonica. La forma a ciambella era originariamente sormontata da cinque pinnacoli di pasta, ognuno dei quali rappresentava uno dei 5 rioni storici di Perugia: Porta Sole, Porta Sant’Angelo, Porta Eburnea, Porta Susanna e Porta San Pietro. Una croce centrale completava la geometria, siglando il legame indissolubile tra la festa religiosa pasquale e l’assetto urbano della città.

Le radici storiche di questo dolce identitario, con i suoi colori, simboli e significati, continuano a resistere nel tempo. Il caratteristico impasto rosato nasce dall’alchermes, il liquore che dona profumo e una tonalità rossa capace di richiamare lo stemma di Perugia e, nella tradizione cristiana, il sacrificio pasquale. La glassa di meringa, montata a neve fino a rendere la consistenza quasi marmorea, evoca la purezza e l’argento del Grifone, animale simbolo della comunità. I confettini colorati che decorano la superficie aggiungono una nota di vivacità che celebra il risveglio primaverile e la fecondità, motivo per cui, anticamente, le promesse spose offrivano questo dono ai futuri mariti.

La serata, si poi è conclusa con un aperitivo colorato e con la degustazione della Ciaramicola preparata dallo chef pasticcere Nicola Antonacci, che ha illustrato ingredienti e tecniche di lavorazione. Un momento partecipato, in cui il pubblico ha potuto riscoprire un sapore che appartiene tanto alla festa quanto alla storia sociale della città.

L’iniziativa ha mostrato in particolare come un dolce possa diventare un ponte tra epoche diverse, mantenendo viva una tradizione che continua a evolversi senza perdere autenticità. Nel 2024 a Perugia, la ricetta tradizionale della Ciaramicola è stata depositata alla Camera di Commercio dell’Umbria, codificata dall’Accademia Italiana della Cucina per tutelare e valorizzare la cucina regionale e i suoi prodotti tipici. Il deposito sancisce ufficialmente la versione storica del dolce pasquale, riconosciuto come patrimonio gastronomico del territorio.

La Ciaramicola, con i suoi colori e la sua simbologia, resta un racconto gastronomico che unisce fede, cultura e identità territoriale, trovando oggi nuove forme di espressione attraverso l’arte.

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