Convegno evidenzia importanza di team multidisciplinari
Nel 2024, l’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni ha registrato 30 pazienti con endocardite infettiva, un dato che supera di circa tre volte le medie internazionali. L’incremento, rilevato dai professionisti ospedalieri, segue un trend epidemiologico in rapida crescita, statisticamente significativo. I numeri sono stati illustrati durante il convegno scientifico “Endocardite Infettiva nell’Era Post-Pandemica”, tenutosi il 27 settembre presso la Sala Arpa, promosso dal dott. Valentino Borghetti, direttore di Cardiochirurgia.
«Il convegno è stato essenziale – ha spiegato Borghetti – perché le linee guida europee trascurano l’importanza di un approccio interdisciplinare strutturato». La gestione ottimale dell’endocardite richiede collaborazione tra infettivologi, cardiologi, cardiochirurghi, microbiologi e anestesisti, riducendo rischi di recidive e migliorando la sopravvivenza. Il modello di “endocarditis team”, già operativo a Terni, è stato proposto come best practice da diffondere su scala nazionale.
Tra i temi discussi, la lotta ai falsi miti, come l’uso inappropriato di antibiotici, sottolineando l’urgenza di contrastare l’antibiotico-resistenza, considerata minaccia globale entro il 2050. «La pandemia ha rallentato diagnosi e cure – ha aggiunto Borghetti – rendendo fondamentale un intervento integrato, rapido e coordinato». Il convegno ha analizzato criticamente le linee guida europee, evidenziandone lacune e rafforzando la necessità di riconoscere il lavoro in team come standard clinico nazionale ed europeo.

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