35enne arrestato per accoltellamenti a moglie e figlia di 5 anni
Il tribunale ha emesso una sentenza di 11 anni e 8 mesi di reclusione nei confronti di un uomo di 35 anni, accusato di aver tentato di uccidere la moglie e la figlia di cinque anni nell’abitazione familiare a Tuoro sul Trasimeno. Il verdetto è giunto al termine di un processo con rito abbreviato celebrato davanti al giudice per l’udienza preliminare, a fronte di una richiesta di condanna a 12 anni avanzata dal pubblico ministero.
L’episodio risale alla sera del 14 giugno 2024. L’imputato, già detenuto da mesi nel carcere di Terni, avrebbe agito in uno stato di alterazione dovuta all’assunzione di alcol e sostanze stupefacenti. Dopo una discussione motivata da gelosia, l’uomo ha colpito la compagna con un coltello da cucina, infierendo con diciotto coltellate. La donna ha riportato ferite gravissime ed è stata salvata grazie all’intervento tempestivo dei soccorsi.
Le conseguenze dell’aggressione hanno coinvolto anche la figlia minore della coppia, che in quel momento si trovava in braccio alla madre. La bambina è stata ferita in più punti dal coltello. Secondo la ricostruzione fornita dalla vittima nel corso del procedimento, supportata dall’avvocato che l’assiste insieme alle figlie, l’aggressore non ha interrotto la sua azione neppure quando la donna era ormai priva di sensi a terra. Presente in casa anche la figlia maggiore al momento dell’accaduto.
L’imputato, difeso dall’avvocato di fiducia, ha negato l’intenzione di uccidere la compagna e ha sostenuto di non essersi accorto che la donna avesse in braccio la figlia al momento dell’aggressione. Dopo l’episodio, l’uomo ha portato la bambina da alcune persone del luogo, a cui ha confessato di aver ucciso la compagna. Successivamente, è fuggito a piedi nel borgo, ma è stato fermato nelle ore successive con gli indumenti ancora macchiati di sangue.
Nel corso del procedimento, la qualifica delle lesioni riportate dalla figlia è stata modificata da gravissime a lesioni colpose. L’episodio ha acceso nuovamente l’attenzione sulle dinamiche di violenza all’interno delle famiglie e sulla tutela delle vittime.
L’intervento giudiziario ha dunque definito la responsabilità penale dell’imputato, ponendo un limite alla gravità delle condotte tenute in un contesto familiare segnato dalla violenza.

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