Umbricellum, Galgano: vinto il primo round, ora pronti a vincere la partita

Referendum costituzionale, Galgano: ecco perché voto no
Adriana Galgano

Umbricellum, Galgano: vinto il primo round, ora pronti a vincere la partita

“Quella per migliorare la democrazia e garantire la partecipazione dei cittadini è una dura battaglia. Oggi abbiamo vinto un round determinante per il ricorso contro l’Umbricellum. E’ un risultato importante che dimostra quanto il comportamento della Regione Umbria sia stato censurabile visto che hanno scelto di sottrarsi al giudizio di legittimità sulla legge elettorale Umbricellum spostando la questione sulla competenza dell’organo giudicante. Forti delle nostre ragioni, siamo come sempre molto motivati a continuare questa battaglia per garantire agli elettori umbri il diritto di voto e di scelta dei propri rappresentanti”. Così la deputata del gruppo Civici e Innovatori, Adriana Galgano commenta la sentenza della Corte di Cassazione che ha dato ragione al Comitato per la democrazia in Umbria, rigettando il ricorso di palazzo Donini e stabilendo la competenza del giudice ordinario, e non del Tar, nel ricorso di legittimità contro l’Umbricellum.

Ad esprimere soddisfazione è anche l’avvocato Michele Ricciardi che, insieme ai colleghi Besostri e Pennino, fa parte del team di legali che ha presentato il ricorso contro l’Umbricellum. “Hanno vinto le ragioni degli elettori – spiega – perché, come da noi sostenuto, si può agire in qualsiasi momento per vedere tutelato il proprio diritto di voto e non, come riteneva la Regione dell’Umbria, soltanto dopo le elezioni ossia quando la legge elettorale, che viene messa in discussione, ha già prodotto risultati nefasti”.

“Quindi il comportamento della Regione è censurabile per tre ragioni – continua Ricciardi – in primo luogo perché un ente pubblico non dovrebbe mai opporsi ad un giudizio di legittimità, inoltre, perché la loro strategia era contraria al buonsenso visto che si pretendeva che il giudice costituzionale valutasse la legge soltanto dopo la sua applicazione e, da ultimo, sono censurabili perché avevano torto e per farlo riconoscere hanno già speso 5mila euro di soldi pubblici per la parcella del loro difensore”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*