“Ogni giorno un cronista subisce intimidazioni. Bisogna denunciare!”, confronto fra l’Ordine dei giornalisti e la direzione della Polizia criminale

 
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Ogni giorno un cronista subisce intimidazioni. Bisogna denunciare

“Ogni giorno un cronista subisce intimidazioni. Bisogna denunciare!”, confronto fra l’Ordine dei giornalisti e la direzione della Polizia criminale

 di Gianfranco Ricci

Libertà di stampa violata, intimidita, aggredita: talora se ne parla come se fosse qualcosa di temuto, non di veramente concretizzato. Però la realtà dei fatti è molto più circostanziata. Quasi ogni giorno un giornalista subisce intimidazioni e aggressioni. A finire nel mirino sono spesso le giornaliste: 69 nel 2020.  Dilagano specialmente nella Rete, spesso ricettacolo di Odio, criminali messaggi che mirano a fermare il lavoro professionale di chi sceglie di  raccontare anche le più celate verità.

  • E si moltiplicano le Querele temerarie, prive di fondamento giuridico, però tese a bloccare il libero esercizio del raccontare.

Solo nel 2020, l’associazione Ossigeno per l’informazione (Osservatorio su Informazioni giornalistiche e Notizie oscurate, patrocinato Ordine e Fnsi) ha rilevato 309 casi di intimidazione e minacce rivolte in Italia contro giornalisti, blogger, e altri operatori dell’informazione. Un fenomeno in crescita preoccupante su cui, dal 2017, vigila il Centro di coordinamento sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei cronisti, presieduto dal prefetto Vittorio Rizzi, vicecapo della Polizia e direttore centrale della Polizia criminale.

L’allarmante situazione è stata rimeditata nel corso di un Seminario organizzato a Roma dall’Ordine Nazionale dei giornalisti (Presidente Carlo Verna e Gianni Stornello, del Comitato esecutivo)  e dalla Direzione Centrale della Polizia criminale.

I dettagli più rilevanti di vicende in costante crescendo sono stati lumeggiati dai giornalisti Nello Scavo di Avvenire (‘Salvaguardia della segretezza delle fonti’), Antonio Sanfrancesco di Famiglia Cristiana (‘Giornalismo e l’etica della cultura dell’incontro’), Michele Albanese (Da quattro anni  sotto scorta – de Il Quotidiano del Sud), Antonella Napoli (‘Minacce verbali e sociali alle croniste’)e la italo-siriana Asmae Dachan ’’Raccontare chi non ha voce”). Tra i relatori anche Giuseppe De Riggi (Carabinieri), Nunzia Ciardi (Polizia postale), Massimiliano Di Lucia (Guardia di finanza) e Rodolfo Spina (Polizia).

Ma quali possono essere le soluzioni per fronteggiare questo tipo di intimidazioni?

Considerata la gravità e la frequenza del fenomeno, gli addetti ai lavori ritengono che per tutelare i cronisti minacciati bisogna portare avanti e accelerare l’efficace collaborazione tra ministero dell’Interno, Ordine dei giornalistiSindacato e Ordine parti civili nel processo al Tribunale di Spoleto e Fnsi. E per gli attacchi e le intimidazioni che proliferano sui Social media,  si  dovrebbero indurre le consociate italiane di Google, Facebook e Twitter ad aumentare i processi di controllo sulle informazioni distribuite via Internet” e s si dovrebbe essere più puntuali nel segnalare le attività denigratorie.  Osserva la Ministra Luciana Lamorgese: ‘’Gli atti intimidatori nei confr9nti dei giornalisti sono un fenomeno odioso: lavoriamo per contrastarlo’’.

Ossigeno e l’Ordine Nazionale dei giornalisti hanno sottoscritto un’ipotesi di nuovo reato inoltrata alle presidenze del Parlamento:

Reato di ostacolo all’attività giornalistica

 

Chiunque, per limitare o impedire la ricerca, la raccolta, la ricezione, l’elaborazione, il controllo, la pubblicazione o la diffusione di informazioni, opinioni o  idee di interesse pubblico, utilizza violenza, minaccia o frode in danno di soggetti esercenti l’attività giornalistica, è punito con la reclusione da due a sei anni.

 

Considerazioni

Di fronte al fluire dei dati, dei racconti e degli episodi anche sofferti che si sono alternati nel corso dell’incontro è inevitabile riflettere ulteriormente sull’impegno, e pure sul quotidiano sacrificio di migliaia di giornalisti, taluni oscuri e perfino mal pagati, che affrontano, spesso rischiando, il mestiere del raccontare, il servizio dell’ informazione, la voglia di soddisfare l’attesa di chi vuol essere informato. Dinanzi a realtà patite da parecchi giornalisti (numeri in crescendo)  si trova forza nella salda determinazione di cronisti che, giorno dopo giorno, confermano la volontà di tener dritta la schiena.

Alcuni di loro (Antonella Napoli, Michele Albanese e altri) pagano da blindati il piacere e il dovere di informare. Conforta che le Forze dell’Ordine siano, con crescente consapevolezza, a fianco e a tutela di chi si batte per affermare il diritto-dovere di diffondere ogni verità. Il monitoraggio attuato dalla Polizia e da altri organismi investiti dal Ministero dell’Interno sta registrando la moltiplicazione, a danno dei giornalisti, di intimidazioni e aggressioni. Numeri che, specie fra i sentieri nascosti della Rete appaiono, mese dopo mese, più allarmanti. Dilagano i “banditi della tastiera” e i “seminatori di odio”. Però è sempre più palese anche la vicinanza delle Forze schierate a prevenzione di certi reati e a difesa del giornalismo sano. E proprio queste forze, anche nell’occasione, hanno incitato a denunciare perfino i semplici segnali di intimidazione o di violenza: “Il vostro lavoro – hanno scandito – dovete proteggerlo anche bloccando sul nascere le iniziative illegali di chi vi vorrebbe meno liberi e più inginocchiati davanti alle prepotenze”.

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