Il leghista definisce imbarazzante la gioia per
il rallentamento dello sviluppo umbro
La polemica sulle celebrazioni del blocco
Enrico Melasecche, capogruppo della Lega in Umbria, esprime forte indignazione. Alcuni stanno brindando alla pronuncia del Tar sul Nodino di Perugia. Per il politico, questo atteggiamento è imbarazzante. Non si tratta di aver abbattuto un’opera dannosa. Si sta festeggiando un ennesimo rallentamento allo sviluppo regionale. I responsabili sono i professionisti del ricorso e i fanatici del no. Melasecche indica anche una sinistra ideologica come causa. Questa vivrebbe di blocchi, veti e propaganda continua. L’obiettivo sembra essere paralizzare ogni forma di modernizzazione. La regione Umbria paga il prezzo di questa immobilismo strutturale. Le infrastrutture strategiche restano ferme mentre il territorio soffre.
Chiarezza sulla procedura amministrativa
Melasecche tiene a chiarire un aspetto tecnico fondamentale. La sentenza non riguarda direttamente la Regione Umbria. Interessa i rapporti tra Anas e il Ministero dell’Ambiente (Mase). Il parere di ottemperanza era stato rilasciato da esperti qualificati. Docenti universitari e tecnici avevano valutato il progetto. Nessuno ha bocciato il Nodo di Perugia nel merito. La questione riguarda la validità della Via rilasciata anni fa. Il Tar sostiene che l’ambiente possa essere cambiato in 17 anni. Tuttavia, il progetto definitivo è stato migliorato notevolmente. Gli aspetti ambientali sono stati potenziati rispetto al preliminare. Ignorare questi progressi significa voler fermare tutto a prescindere.
L’Italia come paese dei Tar
Il consigliere regionale critica il sistema giudiziario amministrativo. In Italia si ricorre al Tar per qualsiasi motivo banale. Liti tra vicini o strategie nelle gare d’appalto sono comuni. Lo scopo spesso è allungare i tempi fino a far morire le opere. Melasecche cita una proposta di riforma dei Tar di Matteo Renzi. L’utilizzo strumentale di questi tribunali blocca lo sviluppo. Le ragioni sono spesso ideologiche o legate a interessi privati. Un esempio recente è il ricorso della Giunta Proietti a Terni. Un investimento da 70 milioni è fermo. Circa 200 posti di lavoro rischiano di sfumare. Questo sistema danneggia l’economia reale e le comunità locali.
Ipocrisia dell’ambientalismo militante
Emergerebbe una forte ipocrisia nei comitati oppositori. Il gruppo “Chi salverà Ponte San Giovanni?” chiede interventi urgenti. Tuttavia, Comune e Giunta regionale non ascoltano queste istanze. I ricorrenti al Tar pretendevano una bretella di 20 chilometri. Quella attuale ne misura solo sette. Melasecche sospetta resistenze legate agli espropri proprietari. A Collestrada sono sorti condomini moderni e casotte. Queste strutture stridono con il borgo antico. Eppure, nessuno contesta queste lottizzazioni speculative. Alcuni sostenitori politici avrebbero appoggiato tali operazioni. Melasecche chiede un’inchiesta giornalistica su queste incongruenze. Certi cantieri procedono senza contestazioni, altri no.
Sviluppo contro ideologia di sinistra
La vera ragione dei ricorsi sarebbe ideologica. Si cerca di bloccare infrastrutture strategiche per principio. Melasecche descrive i gruppi oppositori come extrema sinistra salottiera. Sarebbero persone che odiano Musk ma guidano Tesla. Parlano di progresso purché non si realizzi nulla concretamente. Considerano lo sviluppo un nemico da combattere sistematicamente. La Lega intende difendere il diritto degli umbri al benessere. Infrastrutture moderne significano meno traffico e inquinamento. Significa anche più sicurezza per 25 mila cittadini di Ponte San Giovanni. La qualità della vita di 850 mila umbri è in gioco. Governare richiede responsabilità, non tifoseria contro la crescita.

Ciò che afferma il Consigliere Melasecche sulla sentenza del TAR è del tutto condivisibile. Non posso quindi aggiungere altro se non fare i miei complimenti al Consigliere Regionale per la sua netta/chiara posizione nei confronti di chi si oppone a tutto lasciando che il Paese invece di progredire sia destinato lentamente a regredire. Sono individui ben noti che, purtroppo, riescono a incidere negativamente sulle decisioni assunte democraticamente, peraltro dopo infiniti tavoli di confronto organizzati proprio per rallentare il processo di modernizzazione del Paese e saranno quindi le generazioni future a subire gli effetti negativi di certe decisioni deleterie. Non riesco a dimenticare, ad esempio, il risultato funesto del referendum sul nucleare (1987) che ci ha condannati ad acquistare energia elettrica dalla Francia che ha ben 18 centrali nucleari (con 56 reattori) che forniscono i 3/4 del fabbisogno nazionale di elettricità.