La squadra umbra riparte dai dilettanti dopo il fallimento
La speranza di un salvataggio in extremis si è definitivamente spenta oggi a mezzogiorno, quando è scaduto il termine perentorio per presentare al Ministero della Giustizia la PEC contenente le offerte vincolanti necessarie a partecipare all’asta giudiziale in programma domani. Nessuna cordata imprenditoriale ha formalizzato la propria candidatura, né tantomeno ha effettuato il bonifico di 19.500 euro richiesto dalla Società Aste Giudiziarie come garanzia per partecipare alla procedura competitiva. Il nulla di fatto verrà sancito definitivamente domani mattina quando si sarebbe dovuta svolgere l’asta online, con partenza dalla base di 260.000 euro e un rilancio minimo fissato a 10.000 euro.
Cordata disgregata all’ultimo
La cordata di imprenditori umbri, inizialmente composta da Fabio Splendori, titolare di una società di somministrazione del lavoro in Svizzera, e da Massimo Sarandrea, non si è mai concretizzata. L’imprenditore romano che avrebbe dovuto completare il gruppo finanziario si è defilato dall’operazione addirittura rendendosi irreperibile nelle ultime ore cruciali, lasciando senza copertura economica il progetto di acquisizione. Questo improvviso ritiro ha fatto crollare l’intera struttura finanziaria che avrebbe dovuto sostenere il club rossoverde nel prossimo campionato.
Costi insostenibili per la cordata
“È venuta meno una condizione fondamentale che, sommata alle valutazioni sugli alti costi dell’operazione tra debiti pregressi e spese vincolanti per la prossima stagione, ci ha indotto a fare un passo indietro”, ha spiegato Massimo Sarandrea nel tentativo di chiarire le ragioni del ritiro. La cordata avrebbe dovuto affrontare non solo il prezzo d’asta ma anche un ingente monte debitorio accumulato negli ultimi anni, insieme alle spese obbligatorie per l’iscrizione al campionato e il mantenimento della struttura sportiva. Un quadro economico ritenuto insostenibile anche da parte degli stessi potenziali acquirenti, che hanno preferito rinunciare piuttosto che avviare un’impresa considerata troppo rischiosa sul piano finanziario.
Terzo fallimento nel centenario
Il terzo fallimento della storia della Ternana assume una connotazione particolarmente dolorosa perché avviene proprio nell’anno del centenario della fondazione del club, dopo oltre trent’anni consecutivi trascorsi nel calcio professionistico. La società rossoverde era nata nel 1926 e aveva conosciuto momenti di grande gloria sportiva, comprese alcune partecipazioni al campionato di Serie B. La scomparsa dal panorama professionistico rappresenta una ferita profonda per l’intero movimento calcistico umbro, che perde la sua realtà sportiva più importante e con maggiore tradizione storica. Ora la Ternana dovrà necessariamente ripartire dai campionati dilettantistici, con un percorso di rinascita che si preannuncia lungo e pieno di ostacoli.

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