Anche se non sto gridando, è il libro di Cinzia Proietti

“Anche se non sto gridando”: un romanzo corale che illumina le molte facce della violenza

di Ilaria Solazzo
“Ho chiuso gli occhi e ho immaginato di essere una pianta a stretto contatto col terreno.” Con queste parole si apre Anche se non sto gridando, un romanzo corale che racconta la violenza anche quando non fa rumore, quando non ha voce. Perché, come sottolinea la curatrice Cinzia Proietti, “la violenza è spesso invisibile: si nasconde nei gesti, nelle parole, nelle abitudini, nelle strutture sociali”.

Un’opera potente, pubblicata da Dalia Edizioni, che unisce dodici autori e autrici in un progetto nato in Umbria e destinato a lasciare un segno nel panorama letterario e sociale italiano.

La struttura: un teatro narrativo a dodici voci

Anche se non sto gridando si presenta come un romanzo corale, ma prende la forma di un’opera teatrale: dodici voci — sei femminili e sei maschili — salgono simbolicamente sul palco per raccontare le diverse sfaccettature della violenza. Gli autori: Cettina Caliò, Giovanni Dozzini, Patrizia D’Antonio, Gabriele Giuliani, Alessandra D’Egidio, Luigi Romolo Carrino, Patrizia Fortunati, Diego Zilio, Marta Carlini, Leonardo Taverni, Sara Durantini e Davide Ricchiuti.

La narrazione si articola attorno a sei tematiche centrali:

Non amore e possesso

Corpi come campi di battaglia

Attenzioni che diventano abuso

Spose bambine

Ferocia del web

Stupro e negazione del consenso

Il risultato è un mosaico di esperienze, riflessioni e personaggi che restituiscono al lettore la complessità e l’urgenza del tema.

Un’uscita simbolica per un messaggio universale

Il libro è stato ufficialmente pubblicato il 9 febbraio 2025 e reso disponibile in libreria e online dall’8 marzo, data simbolica che coincide con la Giornata internazionale della donna. Una scelta fortemente voluta da Dalia Edizioni per sottolineare l’importanza di ascoltare chi non riesce a farsi sentire.

Con 208 pagine, stampato nel formato 13,5 × 21 cm e in vendita a 15 euro, il libro è disponibile anche in prevendita online qui.
ISBN: 978-88-99207-74-8.

Perché serve parlarne oggi

Secondo i dati ISTAT 2024, più del 31% delle donne italiane ha subito una forma di violenza fisica o sessuale. Di queste, molte non hanno mai denunciato. Progetti culturali come Anche se non sto gridando contribuiscono a dare spazio e dignità a storie che, altrimenti, rischierebbero di restare nell’ombra.

Nel libro, la violenza non è mai banalizzata né spettacolarizzata: viene affrontata con sensibilità narrativa e profondità umana. Una lettura che scuote, invita al confronto e offre nuovi strumenti per riconoscere e decostruire stereotipi e silenzi.

Chi è Cinzia Proietti

 Musicista e operatrice educativa,
 Curatrice del libro e ideatrice del progetto,
 Presidente del Premio Internazionale FŌRMA Cultura,
 Direttrice artistica della Biennale Umbria Letteraria, patrocinata dal Salone Internazionale del Libro di Torino.
 Membro della commissione Rotary Camp Umbria, campus inclusivo per persone con disabilità.
 Autrice del romanzo Il sapore delle sorbe. Vissuti di guerra 1917–1945, vincitore di numerosi premi nazionali.

Una figura che unisce l’arte alla responsabilità sociale, dando forma a progetti che mettono al centro l’inclusione, la memoria e l’ascolto.

Intervista a Cinzia Proietti: “Dare voce a chi non può gridare”

“Anche se non sto gridando” è un titolo potente. Da dove nasce l’esigenza di questo progetto?
L’esigenza nasce da un’urgenza collettiva: raccontare ciò che spesso resta sotto traccia. La violenza non sempre si presenta in modo eclatante. A volte è silenziosa, insidiosa, invisibile. Il titolo vuole dare voce proprio a chi non può, o non riesce, a gridare. È una chiamata all’ascolto, prima ancora che alla denuncia.

Il libro si presenta come un romanzo corale con dodici voci. Perché questa scelta?
Perché la violenza ha tante sfaccettature quante sono le persone che la vivono o la raccontano. Abbiamo voluto creare una polifonia autentica, fatta di sensibilità diverse. Sei donne e sei uomini che scrivono insieme, a coppie, per offrire prospettive incrociate su una stessa realtà. L’obiettivo non era solo rappresentare, ma coinvolgere il lettore in un confronto continuo.

Come avete scelto le tematiche da affrontare?
Sono nate da un lungo lavoro di ascolto, studio e confronto. Le sei tematiche principali rappresentano le forme più frequenti ma anche più taciute di abuso. Non volevamo limitarci alla cronaca o allo stereotipo. Volevamo entrare nelle crepe, nei silenzi, nelle zone grigie.

Il formato teatrale è una scelta originale. Perché proprio il teatro?
Il teatro è da sempre il luogo del confronto, del dissenso e della rivelazione. Abbiamo immaginato il libro come un sipario che resta chiuso: chi legge diventa spettatore di un’opera che si svolge tutta nella parola. Le voci dei dodici autori diventano monologhi, dialoghi, confessioni.

Che ruolo ha avuto il territorio umbro in questo progetto?
Un ruolo fondamentale. Molti degli autori sono umbri, e l’Umbria è stata il terreno fertile su cui il progetto è nato e cresciuto. È una terra che sa ascoltare, che sa restare in silenzio senza essere muta. Con Anche se non sto gridando abbiamo voluto valorizzare anche questa capacità: quella di accogliere storie difficili con delicatezza e rispetto.

Il libro è uscito in libreria l’8 marzo scorso. Una scelta non casuale, immagino.
Assolutamente no. L’8 marzo è una data simbolica, che abbiamo voluto onorare con una pubblicazione importante. Non è solo la giornata internazionale della donna, ma anche un momento in cui il dibattito sul tema della violenza si fa più urgente. Far uscire il libro in quel contesto ha significato inserirsi in una riflessione collettiva, portando con forza anche le voci che solitamente restano ai margini.

Dopo la poesia e il romanzo storico, ti confronti con un’opera collettiva. Com’è stato questo cambio di passo?
È stato un atto di responsabilità, ma anche di fiducia. Lavorare con dodici autori e autrici significa rinunciare all’ego per far spazio alla coralità. Io ho avuto il compito di accompagnare, orientare, ma senza imporre. Questo libro è il risultato di una visione comune, e sono grata a ognuno di loro per averci creduto fino in fondo.

Cosa speri che rimanga nel lettore dopo aver chiuso l’ultima pagina?
Spero che rimanga uno sguardo nuovo. Più attento, più consapevole. E spero che, anche se non si sentono urla, si impari a riconoscere i segnali del dolore. Perché la violenza, anche quando non fa rumore, lascia sempre un’eco. E noi abbiamo il dovere di ascoltarla.

 Vuoi leggerlo?

 Anche se non sto gridando è disponibile in tutte le librerie e negli store digitali, oppure in prevendita su daliaedizioni.it
 Per aggiornamenti, presentazioni e incontri con gli autori: segui @daliaedizioni e [@umbriabiennaleletteraria](https://www.instagram.com/umbriabiennaleletteraria/

Non serve urlare per essere ascoltati. Serve ascoltare chi non urla.

Ci sono libri che non si leggono solo con gli occhi, ma anche con la coscienza. Anche se non sto gridando è uno di questi. È un’opera che non offre risposte facili, ma spalanca domande difficili. E soprattutto ci chiede: quante volte abbiamo voltato lo sguardo? Quante volte abbiamo chiamato “normalità” ciò che era violenza travestita da attenzione, amore, tradizione?

Questo libro non pretende di parlare al posto di, ma insieme a. Con rispetto, con profondità, con coraggio. Ed è questo che lo rende necessario. Non solo per capire meglio la realtà fuori di noi, ma per interrogarci su ciò che portiamo dentro: educazione, convinzioni, silenzi, omissioni.

In un tempo che urla, spesso a vuoto, la letteratura torna ad avere un ruolo che pensavamo perso: quello di smuovere, di far pensare, di cambiare sguardi.
E allora forse è il momento di aprire quel sipario. Non per guardare uno spettacolo. Ma per riconoscere le nostre responsabilità, i nostri limiti, e — finalmente — cominciare a trasformarli

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