Perugia, il Tar respinge il ricorso: agricoltrice dovrà demolire le strutture

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Respinta l’istanza contro l’ordine di abbattimento, mille euro di spese

Il Tar dell’Umbria ha rigettato il ricorso presentato da una coltivatrice diretta contro l’ordinanza del Comune di Perugia, che imponeva la demolizione di alcune strutture realizzate senza le necessarie autorizzazioni. La donna aveva tentato di opporsi anche scrivendo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma senza successo. La sentenza ha confermato l’obbligo di abbattere le costruzioni e ha disposto il pagamento di mille euro di spese legali a favore del Comune e della Regione Umbria. Lo scrive oggi il Messaggero dell’Umbria in un articolo a firma di Egle Priolo.

La ricorrente, titolare di un’impresa agricola, aveva realizzato su un’area a destinazione agricola diverse opere, tra cui tettoie, piazzali, serre e annessi necessari per la sua attività. Secondo il Comune, alcune di queste strutture risultavano prive di permesso di costruire e di autorizzazione paesaggistica, mentre altre erano in difformità rispetto ai titoli edilizi rilasciati.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Matteo Frenguelli, ha sostenuto che i terreni di proprietà dell’agricoltrice non sarebbero soggetti a vincolo paesaggistico e che le irregolarità edilizie contestate sarebbero sanabili. Tuttavia, il Tar ha evidenziato che la ricorrente non ha contestato l’abusività delle opere, concentrandosi invece sulla presunta assenza del vincolo e sulla possibilità di regolarizzare le costruzioni.

Il tribunale ha ritenuto infondati i motivi del ricorso, respingendo le argomentazioni della donna e confermando la validità dell’ordinanza di demolizione emessa dal Comune. Tra le opere da abbattere figurano anche passi carrabili, una serra solare e un impianto fotovoltaico, oltre a diverse costruzioni prive di autorizzazione.

La decisione chiude un procedimento che ha visto l’imprenditrice agricola tentare diverse strade per evitare la demolizione, senza però ottenere il riconoscimento delle proprie ragioni in sede amministrativa.

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