Omicidio Foligno, il perito: adolescente incapace di intendere

Agguato mortale a Foligno: omicidio premeditato del muratore
Salvatore Postiglione

Diciannovenne reo confesso aveva disturbo schizofrenico a Foligno

La dottoressa Matilde Forghieri, incaricata dal tribunale dei minorenni di Perugia, ha raggiunto una valutazione determinante sullo stato psichico dell’adolescente recluso nel carcere minorile fiorentino. Secondo il parere medico, il giovane di diciannove anni versava in una totale assenza di consapevolezza nel momento in cui portò a termine l’aggressione fatale nei confronti di Salvatore Postiglione, capomastro scoperto senza vita all’alba del 7 novembre scorso in un’area di parcheggio situata nella zona produttiva della Paciana, nel territorio comunale di Foligno.

Lo stato di salute mentale all’epoca dei fatti

L’analisi psichiatrica ha rilevato che il minore presentava una grave patologia schizofrenica al momento della commissione del crimine. Tale condizione, secondo la perizia, rappresentava un fattore causale diretto della reazione violenta esplosa in seguito alle attenzioni indesiderate che l’ex collega di lavoro aveva nei suoi confronti. Il medico ha chiarito che la malattia mentale alterava completamente la capacità decisionale del giovane e la sua percezione della realtà, determinando un comportamento completamente svincolato da lucidità e consapevolezza.

La dinamica dell’accaduto

Nella mattina fatale, il diciannovenne abbandonò la propria abitazione con un coltello già predisposto. Raggiunse il luogo dove era solito stazionare il veicolo della vittima e attese il suo arrivo. Nel momento in cui Postiglione si presentò, il ragazzo iniziò l’aggressione colpendolo con una bottiglia in pieno volto. Mentre l’uomo tentava di allontanarsi per sfuggire, il giovane continuò a infierire con numerosi colpi di lama che si rivelarono letali.

Il percorso investigativo

Gli investigatori della Squadra Mobile di Perugia ricostruirono minuziosamente i movimenti dell’adolescente analizzando le riprese delle telecamere di sorveglianza presenti sul territorio. Il monopattino utilizzato per raggiungere la zona del delitto permise agli inquirenti di tracciare il percorso compiuto dal domicilio fino al luogo dell’omicidio.

La confessione e gli arresti successivi

Subito dopo l’omicidio, le forze dell’ordine procedettero all’arresto dell’accusato. Durante i primissimi interrogatori, l’adolescente non oppose resistenza e fornì un racconto spontaneo dei fatti, descrivendo pressioni sessuali e minacce provenienti dalla persona offesa. I difensori Ilario Taddei e Samuele Ferocino hanno richiesto lo svolgimento del processo mediante rito abbreviato.

Le condizioni attuali e la valutazione del pericolo

Attualmente il giovane, dopo un anno e mezzo di detenzione presso l’istituto minorile di Firenze, ha ricevuto numerosi trattamenti sanitari obbligatori e le sue condizioni risultano significativamente migliorate. La perizia conclude che il ragazzo possiede oggi piena capacità di partecipare al procedimento giudiziale e che le terapie somministrate hanno stabilizzato il suo stato psichico. Tuttavia, l’esperto medico evidenzia una persistente pericolosità sociale, sebbene gestibile attraverso modalità di controllo e monitoraggio che non necessitano di una custodia residenziale forzata. La perizia ritiene, quindi, che il giovane non necessiti di permanenza in carcere o in strutture specializzate per l’esecuzione di misure di sicurezza, potendo il suo monitoraggio avvenire con strumenti alternativi meno restrittivi.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*