Rogo Thyssen, prima notte in carcere per due ex dirigenti

Marco Pucci: “Non ho ucciso”. In una lettera il manager spiega perché non è un assassino

Rogo Thyssen, prima notte in carcere per due ex dirigenti
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Rogo Thyssen, prima notte in carcere per due ex dirigenti

Prima notte nel carcere di Terni per i due ex dirigenti dell’Ast Marco Pucci e Daniele Moroni, entrambi condannati in via definitiva dalla Cassazione per il rogo nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino del dicembre 2007 in cui persero la vita sette operai. In base a quanto si apprende, i due si trovano nella stessa cella nella sezione di accoglienza della struttura, in attesa di svolgere i primi colloqui con il personale ed essere assegnati alla sezione ordinaria. A chi ha avuto modo di incontrarli nelle prime fasi della carcerazione sono apparsi – sempre in base a quanto si apprende – disorientati, ma in condizioni complessivamente buone anche dal punto di vista psicologico.

Marco Pucci, manager di Thyssenkrupp, ha scritto una lettera: Riportiamo di seguito il testo integrale della lettera di Marco Pucci: Non ho ucciso nessuno: perché ero componente del CdA della Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni con deleghe esclusivamente al “commerciale ed al marketing”. Non ho ucciso nessuno perché le deleghe e responsabilità in materia di produzione e sicurezza sul lavoro erano attribuite all’Amministratore Delegato della società Harald Espenhahn (che le aveva sempre concretamente esercitate e non aveva mai avuto evidenza del tanto successivamente “strillato” degrado dello stabilimento di Torino: finanche i testimoni dell’accusa hanno riconosciuto che Espenhahn era una persona molto attenta e severa e che, in occasione delle sue visite in loco, gli veniva fatto trovare uno “stabilimento tirato a lucido”, a questo si aggiunga che l’ASL, in occasione di ispezione tra l’agosto/settembre 2007, quindi non più di 3 mesi prima dell’incidente, aveva contestato un numero minimo – forse 3 – di violazioni minori di natura contravvenzionale). Non ho ucciso nessuno perché, nelle riunioni periodiche, che si tenevano tra i consiglieri delegati e l’amministratore delegato, non si era (come documentalmente comprovato) mai parlato della chiusura dello stabilimento di Torino e mai si era parlato di problemi e/o carenze in tema di sicurezza sul lavoro (né relativamente allo stabilimento di Terni né relativamente a quello di Torino). Non ho ucciso nessuno perché l’Amministratore Delegato aveva, a sua volta, rilasciato, nel tempo ed a seconda dell’organizzazione societaria, deleghe “in tema di sicurezza ed ambiente” ai responsabili dello stabilimento di Torino e queste deleghe erano sempre state ritenute “valide ed efficaci”, dalla stessa procura di Torino e dai giudici di torino, anche in occasione di altre indagini o procedimenti che avevano riguardato lo stabilimento torinese. Addirittura la stessa cassazione, in occasione di un altro e precedente processo per un precedente incendio avvenuto nel 2002, non aveva messo in discussione le deleghe esistenti! Ma c’e’ di piu’, non ho ucciso nessuno, perche’ in occasione di detto precedente processo per l’incendio del 2002, il pool del dr. Guariniello, non aveva impugnato l’assoluzione del mio predecessore ing. Mauro Borghesi, che – al tempo – aveva le deleghe al commerciale ed al marketing, successivamente a me attribuite. Non ho ucciso nessuno perché gli stessi parenti delle povere sette vittime, del tragico incendio della notte del 6 dicembre 2007, quando mi recai da loro per portabre il mio cordoglio e quello dell’intera Thyssenkrupp, mi dissero: ingegnere lei non c’entra niente.

Thyssen

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