Situazione centrali Enel, il Mise risponde. Ciprini (M5S): “Massima attenzione alla qualità del servizio elettrico e alle tutele occupazionali “

L’auspicio è che, da parte di Enel, venga presentato quanto prima un progetto industriale condiviso, affinché si arrivi presto a soluzioni di riconversione che non siano orientate alle centrali biogas e in cui sia previsto anche un piano di implemento di risorse impiegate

“Il Governo ha risposto all’interrogazione presentata nel luglio scorso, in cui abbiamo chiesto di chiarire le intenzioni e le strategie aziendali dei presidi produttivi di Enel in Umbria, in seguito all’annuncio del Gruppo di voler intraprendere una ‘riorganizzazione’ territoriale, finalizzata alla chiusura delle centrali elettriche ritenute non più competitive, come quelle di Bastardo (Gualdo Cattaneo) e Pietrafitta.

Tra le richieste avanzate al Governo, anche l’elaborazione di un progetto industriale condiviso dalle organizzazioni dei lavoratori che avesse come fine prioritario il mantenimento dei presidi produttivi di Enel in Umbria, a garanzia della qualità del servizio elettrico nella regione, e la tutela degli assetti occupazionali”.

È quanto afferma la deputata 5Stelle, Tiziana Ciprini, che aggiunge: “Il Mise, in risposta alle richieste, ha affermato che nel marzo 2014 ha autorizzato la definitiva messa fuori servizio di due gruppi alimentati a gasolio della centrale di Pietrafitta, ribadendo l’intenzione da parte di Enel di dismettere la centrale e di intervenire sul sito per riqualificarlo.

La centrale di Bastardo (Gualdo Cattaneo) è costituita da 2 unità a carbone messe in servizio nel 1976: anche qui, la logistica nel trasporto del combustibile e la minore efficienza dell’impianto, hanno portato Enel alla scelta di una dismissione definitiva.

Tuttavia il Mise, nel novembre 2016, ha chiesto a Enel di non procedere per il momento alla chiusura del sito, a causa del potenziale fabbisogno nei momenti di picco estivi e invernali, emersa dalle analisi del gestore di rete Terna.

In risposta all’interrogazione – aggiunge Ciprini – il Mise assicura che, anche in casi di chiusura, Enel ha attivato il ‘progetto Futur-E’ per l’individuazione di potenziali nuove destinazioni, con l’obiettivo di trasformare le chiusure dei siti produttivi in un’opportunità di rilancio economico e occupazionale per la zona interessata.

Per quanto riguarda la riorganizzazione territoriale il Gruppo Enel, che gestisce il servizio di distribuzione elettrica, nel corso del 2014 ha introdotto un nuovo assetto organizzativo che ha rivisitato i perimetri delle zone e delle unità operative nell’ambito del territorio nazionale.

Lo scopo dichiarato di tale ristrutturazione è quello di migliorare il funzionamento in termini di efficienza ed efficacia complessiva, attraverso una serie di aggregazioni tra strutture territoriali, senza comportare una mobilità di risorse umane che continuano ad operare nelle proprie sedi di lavoro, pur nel contesto del più ampio perimetro delle nuove strutture.

Nello specifico, la riorganizzazione nella regione Umbria prevede: un processo di integrazione dei territori delle ex zone di Perugia, Foligno e Terni con la costituzione della ‘zona Umbria’, alla quale fanno capo 5 unità operative dislocate sul territorio regionale; un processo di accentramento delle attività di manovra sugli impianti di alta tensione in un unico centro (Firenze) per una maggiore ottimizzazione tecnica che non comporta un cambiamento dell’assetto di riferimento, sia a livello strutturale che di dimensionamento, rispetto al centro operativo in Umbria.

Inoltre – chiosa Ciprini – il Mise ha sottolineato che Enel ha fatto presente che l’assetto occupazionale è sostanzialmente in equilibrio, in quanto il dimensionamento delle strutture operative della rete è stabilizzato intorno alle 300 unità: tradotto, significa niente assunzioni e conseguente scarsità di personale, costretto a lavorare sotto pressione.

Infine, il dicastero afferma che il Governo continuerà a prestare massima attenzione in relazione sia alla qualità e alla sicurezza del servizio elettrico, definendo piani di emergenza che prevedono tra l’altro anche misure di coordinamento con la Protezione civile, gli enti locali e la Prefettura in caso di calamità, nonché la tutela degli assetti occupazionali nel territorio umbro.

L’auspicio – conclude Ciprini – è che, da parte di Enel, venga presentato quanto prima un progetto industriale condiviso, affinché si arrivi presto a soluzioni di riconversione che non siano orientate alle centrali biogas, e in cui sia previsto anche un piano di implemento all’esiguo numero di risorse impiegate, già fortemente in affanno per il surplus di lavoro”.

 

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*