Ast, per Usb di Terni unica strada è la nazionalizzazione

 
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Ast, per Usb di Terni unica strada è la nazionalizzazione

da Usb di Terni
Si è svolto questa mattina, in modalità di videoconferenza, la riunione con le OO.SS. locali e nazionali, la direzione aziendale di AST, le Istituzioni locali e il MISE, alla presenza del Vice Capo di Gabinetto Sorial e dei sottosegretari Morani e Todde. Per l’USB nazionale era presente il compagno Francesco Rizzo.

L’ing. Burelli, A.D. di AST, non ha fornito nuovi elementi su cui impostare un ragionamento fattivo, ha semplicemente espresso un concetto ormai noto: l’AST è in vendita e, seppur redditizia, la multinazionale tedesca preferisce sbarazzarsene per fare cassa.

Inoltre, ancora non è stata aperta la procedura ufficiale, e si prevedono tempi molto lunghi, trai i 9 e i 12 mesi per la conclusione dell’operazione. Questo, per noi, è un ulteriore fattore di rischio perché, anche se nelle parole ufficiali dell’Amministratore Delegato la vendita a pezzi non è assolutamente contemplata, le dinamiche del mercato globale e la crisi economica ormai conclamata, rischiano di veder compromessa l’integrità del sito e la spoliazione delle quote di mercato, soprattutto in un contesto in cui non si prevedono e non si vogliono fare investimenti.

Per noi di USB, la ThyssenKrupp deve garantire nei fatti la strategicità di AST, oggi ribadita da tutti i soggetti partecipanti alla riunione, innanzitutto compiendo gli investimenti fin qui enunciati e solo in parte contemplati, soprattutto gli investimenti ambientali per il recupero scorie e gli investimenti per le aree a caldo e a freddo, unici elementi di tenuta del sito nel suo complesso.

Il Governo, pertanto lo Stato, deve comprendere che questa non è una semplice vertenza di riorganizzazione, in prospettiva è a rischio l’unico produttore italiano di acciaio inox e pertanto, pur accogliendo con favore la proposta enunciata dai Sottosegretari Morani e Todde di un tavolo unico ministeriale, con al centro il piano complessivo della siderurgia, non possiamo che ribadire che l’unica prospettiva in direzione della tenuta dei livelli occupazionali e dei salariali, della difesa e del rilancio del settore, insieme alla ambientalizzazione delle produzioni, viene dalla gestione diretta del comparto da parte pubblica.

Solo il controllo pubblico delle produzioni strategiche, fuori dalle logiche della finanziarizzazione dell’economia, potrà garantire la sopravvivenza e il rilancio della siderurgia in Italia.

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