Morte sub, per salvare il loro amico muoiono anche loro

GROSSETO – Il dottor Fabio Giaimo, 57 anni anestesista presso il distretto ospedaliero di Castiglione del Lago, si sarebbe sentito male mentre era in acqua e per questo non avrebbe potuto rispettare le procedure, fondamentali, di decompressione che ogni sub esperto – come del resto era lui – deve osservare dopo una immersione. Ha battuto il petto, ha “pinnegiato” e dal profondo sarebbe risalito senza controllo. Gli altri colleghi, Enrico Cioli 37 anni, tappezziere di Bastia Umbra e Gianluca Trevani 35, folignate informatico residente anche lui nel Bastiolo, per aiutarlo gli sono andati dietro e sono stati stroncati da un’embolia.

Erano a circa quaranta metri, troppi per potersi permettere di risalire senza rischiare, ma lo hanno fatto: il loro amico Fabio era in difficoltà e la difficoltà nel mare significa anche la morte e morte è stata, ma per tutti.

L’indagine, aperta dalla procura della Repubblica di Grosseto, sarebbe orientata verso questa ipotesi, mentre, via via che passano le ore, sembra svanire la teoria delle “bombole difettose”. Nel gruppo della tragica escursione all’arcipelago grossetano delle «Formiche» anche Marco Barbacci, perugino, istruttore subacqueo di «Thalassa», che si è salvato e poi è stato a lungo in camera iperbarica.

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