Il Perugia riscopre i suoi spiriti guerrieri ed un allenatore che sa quello che vuole

 
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Il Perugia riscopre i suoi spiriti guerrieri ed un allenatore che sa quello che vuole

di Elio Clero Bertoldi
PERUGIA – Ora si ragiona: due vittorie consecutive – sebbene il cammino del torneo sia ancora lungo: é stato coperto appena un settimo del percorso – rappresentano un buon viatico. E ancora di più se arriverà la terza, con il Pesaro – società fondata prima del Perugia, nel 1898 – che arranca in sedicesima posizione con 5 punti frutto di una sola vittoria, due pareggi e tre sconfitte (6 gol siglati, 9 subiti).

Il successo di Legnago, sofferto quanto si vuole, presenta analogie con le Termopili (ma senza gli eroici caduti in gran numero) dove lo spartano Leonida fermò i persiani, di un immenso esercito. I biancorossi si sono, infatti, mostrati col piglio di “guerrieri”, disposti alla fatica ed al sacrificio, come pretendono la storia ed il dna dei perugini “il popolo più bellicoso d’Italia”, come scriveva Paolo III, pontefice romano, al secolo Alessandro Farnese, lo stesso che piegò la turbolenta città nella “guerra del sale” (1540).
Bravi i giocatori e ligi alle disposizioni avute (“Voglio una squadra da combattimento”, lo slogan lanciato dell’allenatore), ma ottimo, su tutti il tecnico. Che adesso – prima veniva guardato in diffidenza e distacco – comincia a piacere alla stragrande maggioranza del tifo e degli osservatori: potenza dei risultati.
Il mister calabrese ricorda il Walter Alfredo Novellino lanciato da Gaucci poco meno di trenta anni or sono: umile, di poche e scarne parole, ma preparato e ben deciso sul da farsi. E come Novellino pronto a dire la sua. Senza infingimenti. Con dignità. Dopo i tre punti conquistati sulle rive dell’Adige, uno dei fiumi sacri d’Italia, con eleganza ha messo i puntini sulle “i” quando gli hanno chiesto il perché sia passato alla difesa a tre (3-5-2).

“Non ho in rosa giocatori per fare il 4-3-3, il modulo che prediligo”. Non c’é bisogno di possedere “Enigma”, la famosa macchina decrittatrice di messaggi in codice, per tradurre il suo pensiero: la società, che pure conosceva bene i suoi “desiderata”, non ha voluto o non é riuscita sul mercato, ad accontentarlo, a venire incontro alle sue reiterate sollecitazioni. E lui si é arrangiato alla meglio, come uno chef che, con poveri e scarsi ingredienti, puntando sull’estro e la fantasia, estrae dal forno una leccornia speciale.

Vincere, comunque, può essere facile. La cosa più difficile resta mantenersi vincenti. Per cui la partita con la Vis Pesaro, che rappresenta una città che ha poco più della metà degli abitanti del capoluogo umbro, diventerà un nuovo banco di prova, se non altro perché sarà la terza avversaria in una settimana. Chissà se il team marchigiano terrà fede al motto dello stemma comunale (mutuato dai signori che la ressero, i Della Rovere): “Perpetua et firma fidelitas”, cioè “fedeltà eterna e solida”. Il Perugia dovrà cercare di frantumare questa dichiarata saldezza.

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