Perugia, il Comune attiverà borse lavoro per detenuti nel carcere di Capanne

Perugia, il Comune attiverà borse di studio per detenuti nel carcere di Capanne

Perugia, il Comune attiverà borse lavoro per detenuti nel carcere di Capanne

Il Comune di Perugia attiverà tre borse lavoro in favore di detenuti del Nuovo Complesso Penitenziario di Perugia attraverso una co-progettazione con la Caritas Diocesana di Perugia-Città della Pieve, in collaborazione con lo stesso complesso penitenziario.


Comune di Perugia


La relativa deliberazione è stata adottata dalla giunta su proposta dell’assessore alle politiche sociali Edi Cicchi.
La proposta progettuale prevede tre tirocini formativi extracurriculari (borse lavoro) per attività di aiuto cucina per un periodo di 12 mesi (eventualmente rinnovabili) a favore dei detenuti che si trovino nelle condizioni soggettive e oggettive per l’ammissione ai percorsi di esecuzione penale esterna o al lavoro esterno ex art. 21 dell’ordinamento penitenziario. Le attività saranno svolte presso la sede della mensa “Don Gualtiero” nel Villaggio della Carità “Sorella Provvidenza” in via Montemalbe; un servizio, questo, rivolto alle persone in difficoltà economica, ai senza fissa dimora e agli anziani soli del territorio perugino con particolare attenzione a chi vive nei quartieri di Case Bruciate, Madonna Alta, Fontivegge e Ferro di Cavallo. Prevista anche la costituzione di un tavolo di coordinamento composto dai soggetti partner. I tirocinanti, inoltre, saranno affiancati da un tutor dedicato per facilitare lo svolgimento delle attività.

“L’Unità operativa Servizi sociali – fa sapere l’assessore Cicchi – attuerà il progetto attraverso il Servizio di accompagnamento al lavoro, che, sulla base delle opportunità presenti nel territorio, elabora progetti differenziati e personalizzati per persone esposte al rischio di esclusione sociale. Il Comune conferma così la sua disponibilità a sostenere le iniziative tese a valorizzare il lavoro come uno degli elementi del trattamento penitenziario finalizzati al reinserimento sociale e all’abbattimento del rischio di recidiva. In tal modo sarà possibile mettere a frutto anche i corsi di formazione già svolti all’interno del carcere”.

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