Vincenzo Bianconi il salvatore della patria Piddina, beh quasi, dai…

Vincenzo Bianconi il salvatore della patria Piddina, beh quasi, dai...

Vincenzo Bianconi il salvatore della patria Piddina, beh quasi, dai…

del Direttore
Marcello Migliosi§
Che impressione le ha fatto Vincenzo Bianconi? E’ un gran compagno! No guardi, mi sa che si sbaglia, Vincenzo non è proprio “compagno“, come lo intende lei. “‘Nni fa niente, è eguale. Con quisto vincemo…nn’ è vero Grazie’ (rivolgendosi alla moglie, che però si era allontanata ndr“.

Uno verace, ovvio, in di quelli che ancora viaggia col pugno chiuso, dimentico che il Pd è un partito un po’ con la puzza al naso. Fatto di quelli che, in separata sede di cercano, ti chiedono ma poi, nelle occasioni ufficiali si trasformano e, eccezion fatta per due e tre che restano “Normali”, tutti si rivestono di quella spocchia che di certo non ha portato fortuna.

Per fortuna, per loro, c’è la gente comune – come il signor Mario, “‘l marito de la Graziella” – che tirano la livella su squilibri caratteriali e di comportamento rimettendo a “bolla”

La giornata ponteggiana di Nicola Zingaretti è stata piuttosto veloce, ma farcita di un tifo che forse neanche lui si aspettava. C’era tanta gente, giovani, anziani, coppie, mamme coi passeggini e tanti cameraman e giornalisti.

A scaldare l’ambiente – si fa per dire dentro al cva si boccheggiava – ci han pensato Gammaitoni e il commissario Verini, ma soprattutto lui, Vincenzo Bianconi.

Il giovane nursino, figlio di Carlo Bianconi che era tra il pubblico e abbiamo intervistato – ha nel racconto la sua arma vincente. E’ in narratore! Chi si aspetta un politico navigato, lasci perdere, non lo è non sappiamo neanche se mai lo diventerà.

Ha caratteristiche diverse rispetto a chi è abituato alle folle, al popolo della politica. Lui si sente in dovere di raccontare e raccontarsi.

Dobbiamo riconoscere che lo fa bene, ma non crediamo sia una sovrastruttura della sua personalità, né crede di essere un condottiero di un esercito che non si è, per la verità a momenti neanche formato: narra, e lo fa sempre, qualsiasi sia la platea che ha davanti.

Lo avevamo ascoltato a Foligno, all’auditorium San Domenico, e anche lì, pur puntando il suo discorso su argomenti che gli sono congeniali dato il ruolo di imprenditore e di esperto del turismo, ha adoperato lo stesso stile.

Platea diversa oggi, ovvio. A Foligno, da buon “non politico”, aveva fatto anche un po’ incazzare uno degli apicali di Confagricoltura per via della riconversione delle piantagioni di tabacco.

Oggi a Ponte, stessa maniera, un po’ d’ansia da prestazione – il che non guasta – ma si ha l’idea che non sia a caccia di consensi. Il suo discorso ha colpito per come racconta i sogni di ragazzo, oramai padre, ma per come racconta i ricordi di chi – costretto quasi dal padre – andò a lavorare fuori per farsi il “c…ops le ossa”.

Non fa della retorica a buon mercato in sostanza, tant’è che si commuove pure quando racconta del nonno e degli anni passati e del terremoto. Finzione? Ci è bastato zoomare sui suoi occhi e osservarli con attenzione… (vi proporremo le immagini nelle prossime ore ndr), si è commosso sul serio.

A Foligno, incontro di categoria di applausi pochini a volte sì a volte no, ma è ovvio. Ma a Ponte San Giovanni il Bellini era stracolmo di piddini e Vincenzo era quasi travolto dagli applausi. Come scritto poco fa, non usa figure retoriche, va diritto all’argomento e non conosce le folle, ma per sua fortuna il popolo che aveva davanti era di parte e non c’era nessun problema.

Nel corso del suo intervento non si è dimenticato di strappare un sorriso e relativi applausi ad Andrea Fora, il candidato last minute che poi last minute non era.  Un candidato no di partito, non dei partiti, ma la cui nomina – di quei giorni convulsi e travagliati – aveva origini romane e, udite, anche un po’ folignate.

Alla fine applausi e appena scende abbracci e baci a non finire. Vogliono i selfie con lui, si fanno fotografare con chi, forse, fino a poco prima neanche conoscevano.

Vincenzo ultimo baluardo, per salvare un partito che in Umbria ha avuto paura di sé stesso, tanta da silurare nomi anche spendibili per affidarsi, tra colpi di scena e di teatro, a figure improbabili ammalate del proprio narcisismo politico e per nulla vere e autentiche.

Fino a bruciare Fora, poi recuperato per il rotto della cuffia dopo che Andrea aveva fatto passi – per la sua vita – anche definitivi. Andrea che si è messo, in ogni caso – forse obtorto collo – a servizio, trovando in Vincenzo Bianconi una figura già conosciuta, sicuro non arida e cannibale, di cui fidarsi.

Gira in queste ore un filmato di Vincenzo Bianconi dove, in un audio da magnificare se si vuol sentire bene, si sente che dice – più o meno – di non votare i candidati di Cascia. Ci è sembrata una clip estratta da un contesto crossmediatico più ampio, ma ci riproponiamo di riascoltarla. Anche perché da non votare sarebbe Damocle Magrelli, ovvio altro schieramento, ma pur sempre della Valnerina. Certo, e ditemi il contrario, tra Norcia e Cascia non è che sia mai corso buon sangue no? Diciamo rapporti di buon vicinato e manco tanto.

Adesso è il momento dei colpi bassi…giusti non giusti che siano, legittimi o illegittimi…prendiamo la questione del buco, o presunto tale, di bilancio del comune di Montefalco. L’attacco all’antagonista di Vincenzo Bianconi, Donatella Tesei, arriva direttamente dalla “ringhiera dell’Umbria”. Il Pd di Morici, ma anche e soprattutto di un politico col pedigreee, Vincenzo Riommi – una sorta di mastino -, ha istruito pratiche su pratiche – ma non solo queste – per poi sferrare l’attacco.

Certo che Tesei di esperienza amministrativa ne ha da vendere, ma sicuro non ce l’ha politica a livelli regionali e per tanto deve procedere con i piedi di piombo, agire con circospezione e dal punto di vista della struttura che si occupa della sua comunicazione (comunicazione si badi bene ndr), necessita di un cambio di passo.

Troppa cura per l’estetica, anzi diciamo pure troppa leziosità nel proporre l’immagine di una persona che, dopo due mandati da sindaco un’idea di come muoversi ce l’avrà no? O è tutto preciso, tutto non appuntabile, o non si esce. Si rischia di dare tanto gas e di dimenticare di inserire la marcia. Insomma si lascino perdere le foto rigorosamente con effetto bokeh, quando meno non sempre, e si lasci mano libera a chi ha guidato una città per dieci anni. Se ha voglia di farsi un selfie, poco importa se dietro passa il furgone del latte o quello della raccolta differenziata. Guidatela meglio! Le persone vogliono naturalezza, spontaneità.

Salvini docet, ha una macchina della comunicazione “la bestia” terrificante, ma il prim’attore è lui, sudato, spettinato, in pantaloni corti, insomma come capita. In questo giorni, dato il raffreddore ha un herpes della madonna e non per questo scappa da sé stesso.

E tutto questo al di là s’intende, del solito refrain che ci propina ogni volta, quasi come non si rendesse conto che con la rete, ciò che dice a Cascia, lo sentono in Argentina e quindi lo conosciamo già.

Per sua fortuna l’avvocata ha deciso di avere al fianco i sindaci, gente come Stefano Ansideri, come Paola Agabiti Urbani, tanto per fare un paio di nomi. Entrambi, come lei, con un paio di mandati (più o meno) da sindaco.

A Santa Maria degli Angeli, da Forza Italia, c’era Antonio Tajani, uno che di eloquio e fluency se ne intende. Beh, è l’unico momento, di queste settimane, in cui Tesei era serena, almeno a noi è parsa così. Non era avvinghiata e imbalsamata da modelli stereotipati imposti da chi vuole, evidentemente, che ogni sua uscita diventi un vento mediatico senza precedenti.

Vi garantisco che non funziona così, anzi non funziona affatto così. Il popolo della rete, visto che in questi casi è agli internauti che ci si rivolge, desidera fatti veri, persone vere, senza “Impianti” di sorta. Chi guarda e vive la rete, vuol riconoscersi nella normalità, esser partecipe di una identità adamantina e accessibile. Che gli “spin doctor” facciano attenzione e non a a finire come quei genitori che, per il troppo bene, finiscono col soffocare i figli.

Colpisce, in sintesi, molto di più cosa si dice piuttosto e quanto ciò che si dice sia immerso nella bellezza del nulla. Questo non significa dover essere populisti, significa essere veri e approfondire, prima di salire sul palco a parlare, gli argomenti che si vogliono trattare davanti alle persone.

Se le persone non amano più la politica è solo ed unicamente perché la politica ha preso a calci in culo le persone.

Una delle cose più interessanti sarà vedere confronti diretti, ma non in studi web o tv bensì in mezzo alla gente, dei diversi candidati. Un luogo dove, e vivaddio se ce n’è bisogno, l’interazione avvenga dal vivo e non a suon di like (speriamo MZ li anche da FB).

Buona notte§
Il direttore

 

 

 

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