Pillola RU486, PD: “Sui diritti conquistati non si torna indietro e non lo permetteremo”

 
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Pillola RU486, PD: "Sui diritti conquistati non si torna indietro e non lo permetteremo"

Pillola RU486, PD: “Sui diritti conquistati non si torna indietro e non lo permetteremo”

Il capogruppo PD, Tommaso Bori, e la consigliera Simona Meloni (vicepresidente dell’Assemblea legislativa), esprimono “apprezzamento” per l’iniziativa intrapresa recentemente dal Ministro della Salute, Roberto Speranza che “attraverso la richiesta di un parere al Consiglio Superiore della Sanità in merito all’uso della pillola Ru486, punta, di fatto, ad avviare un iter di revisione delle linee guida nazionali sull’interruzione di gravidanza farmacologica, affinché sia eseguito di norma in regime di day hospital”.

I due esponenti del PD fanno inoltre sapere di aver depositato un’interrogazione sull’interruzione di gravidanza farmacologica “che sarà trattata nella seduta del prossimo Consiglio Regionale, il 25 giugno”. “Sui diritti conquistati con lotte e impegno civile – sottolineano Bori e Meloni – non si torna indietro e non lo permetteremo nemmeno alla Giunta Tesei”.

“La notizia di quanto sta accadendo in Umbria – sottolineano i Bori e Meloni – ha ormai superato i confini regionali, per indecenza e grado di violenza rivolta contro i diritti delle donne, e siamo fieri di aver segnalato per primi al Ministro questa vicenda e denunciato questa scelta ‘gravissima, irrazionale e irrispettosa’, così come l’ha definita Roberto Saviano, che fa tornare indietro le lancette della storia ai tempi di un buio oscurantismo sessista”.

Secondo i consiglieri Dem, “aver cancellato con un colpo di spugna la possibilità di ricorrere all’interruzione di gravidanza farmacologica in day hospital o a domicilio, abrogando una norma di civiltà per cui ci siamo battuti come medici e come rappresentanti nelle istituzioni, porta la Giunta Tesei ad assumersi un’inedita responsabilità amministrativa dal peso enorme, dimostrando di essere ormai schiacciata sulle posizioni oscurantiste della parte più reazionaria della Lega.

Il provvedimento della Giunta è uno schiaffo alle donne e alla loro autodeterminazione – sottolineano Bori e Meloni -, negando loro il metodo di interruzione di gravidanza più accessibile e meno invasivo, tanto dal punto di vista fisico quanto dell’impatto psicologico, riaprendo inoltre la strada a nuove forme di pericolosa clandestinità”.

“La presidente Tesei – aggiungono Bori e Meloni – passerà alla storia per aver compiuto una scelta sbagliata, totalmente ideologica oltre che dannosa, contraria ad ogni base scientifica; per giunta in contrasto con le stesse richieste della ‘Società italiana di ginecologica e ostetricia’, che chiedono di favorire il ricorso all’aborto farmacologico, così da tutelare la salute della donna ed evitare la congestione degli ospedali”.

“Chiederemo quindi alla Giunta – spiegano i due esponenti del PD – di rispondere in Aula delle proprie scelte. In particolare vogliamo sapere se la deliberazione 467 del 10 giugno 2020 (“Linee di Indirizzo per le attività sanitarie nella fase 3”, con il superamento delle indicazioni previste dalla DGR 1417 del 4 dicembre 2018 “interruzione volontaria di gravidanza con metodica farmacologica”, relativamente all’opportunità di somministrare la RU486 in regime di ricovero in day hospital, ndr) sia stata partecipata con professionisti e associazioni prima di essere deliberata.

Come pure andrà chiarito se rispetti o meno le ultime indicazioni del Ministero della Salute, in merito alla necessità di ridurre gli accessi nelle strutture ospedaliere per il contenimento del contagio da Covid–19, e se, infine, tale provvedimento, assuma carattere di temporaneità o sia una scelta permanente, dato che prevede un ricovero ospedaliero forzoso di tre giorni”.

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