Donne e Sport, la presidente Porzi al convegno Panathlon: “Tanto lavoro da fare, ma i numeri ci danno ragione”

TERNI – “Donne e sport è un binomio con un rapporto lungo e conflittuale, che segna però una lunga marcia verso l’emancipazione. Ma c’è ancora tanta strada da percorrere”. Lo ha detto la presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Donatella Porzi, intervenendo a Terni al convegno “Donne e sport: atleta, docente, tecnico e giudice, dirigente”, organizzato dal Panathlon di Terni.

“La donna – ha detto la presidente Porzi – anche nello sport, come in tutti gli ambiti della vita, cammina nel mondo e in tutti i settori della comunità deve continuare nel faticoso percorso quotidiano per una completa affermazioni del suo ruolo e delle sue possibilità. Un cammino ancora lungo, se notiamo che anche nella civilissima Gran Bretagna due radiocronisti sono stati sospesi per i commenti diretti ad una guardalinee che aveva sbandierato un fuorigioco regolarissimo. Va notato anche che nella legge italiana del 23 marzo 1981, numero 91, all’articolo 1 si parla solo di atleti. E va posta attenzione anche sulla questione compensi: fra i cento atleti più pagati al mondo, secondo Forbes, ci sono solo due donne: Serena Williams e Maria Sharapova”.

“I numeri – prosegue la presidente Porzi – dimostrano la stessa cosa. Su 20 milioni di sportivi in Italia, il 40 per cento è composto da donne. Negli anni ’60 erano il 10 per cento. Quanto alle dirigenze: in un secolo di storia del Coni solo Andreina Prestini, nel 2008-2009, è stata eletta presidente della Federazione italiana sport equestri (Fise). Alle Olimpiadi del 1904 si ebbe lo 0,94 per cento di presenza femminile nelle gare, per passare al 4,39 nel 1924. Nel 1928 salirono a una punta del 9,38 per cento per discendere all’8,32 a Berlino nel 1936. Solo ai Giochi olimpici del 1952 a Helsinki superano il muro del 10 per cento, toccando il 10,56; nel 1976, oltre vent’anni dopo, quello del 20 per cento, con un 20,77. E per superare la soglia importante del 33,98 per cento si è dovuto attendere Atlanta 1996”.

“Numeri che dimostrano come il quadro sia in continua evoluzione – conclude la presidente Porzi – e che lo sforzo delle Istituzioni, anche quelle sportive, è dare l’esempio e mettere in condizioni tutti di lavorare con pari dignità e pari condizioni di partenza”.

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