Cgia di Mestre, meno 21 miliardi di spesa per famiglie, male l’Umbria

Cgia di Mestre, meno 21 miliardi di spesa per famiglie, male l'Umbria

Cgia di Mestre, meno 21 miliardi di spesa per famiglie, male l’Umbria

Dal “2007, anno pre-crisi, al 2018 il valore delle vendite al dettaglio nei negozi di vicinato è crollato del 14,5%, nella grande distribuzione è invece salito del 6,4%. Questo trend è proseguito anche nei primi 9 mesi del 2019: mentre nei supermercati, nei discount e nei grandi magazzini le vendite sono aumentate dell” 1,2%, nelle botteghe e nei negozi sotto casa la contrazione è stata dello 0,5%”, spiega Zabeo.

A livello regionale le contrazioni maggiori si sono verificate in Umbria (-443 euro al mese), in Veneto (-378 euro) e in Sardegna (-324 euro). In controtendenza i risultati in Liguria (+333 euro al mese), in Valle d” Aosta (+188 euro) e in Basilicata (+133 euro).

La situazione di difficoltà è proseguita anche nell” ultimo anno

La situazione di difficoltà è proseguita anche nell” ultimo anno, in particolar modo al Nord: in Lombardia, in Trentino Alto Adige, in Emilia Romagna, in Piemonte, in Veneto e in Friuli Venezia Giulia la spesa mensile media delle famiglie nel 2018 è stata inferiore a quella relativa al 2017. Dall” analisi delle funzioni di spesa, sempre tra il 2007 e il 2018, la contrazione più importante ha riguardato l” acquisto dei beni (-10,3%), mentre i servizi sono cresciuti del 7%.

Nel dettaglio, i beni non durevoli

Nel dettaglio, i beni non durevoli sono crollati del 13,6%, quelli semidurevoli si sono ridotti del 4,5% e quelli durevoli del 2,8%. La caduta dell” acquisto dei beni è proseguita anche quest” anno: tra il primo semestre 2019 e lo stesso periodo del 2018 la contrazione è stata dello 0,4% con una punta del -1,1% dei beni non durevoli; crescono invece i beni durevoli, +2,9%.

Le vendite al dettaglio

Le vendite al dettaglio, che costituiscono il 70% circa del totale dei consumi delle famiglie, negli ultimi 11 anni sono scese del 5,2%, quelle presso la grande distribuzione sono aumentate del 6,4%, mentre nella piccola sono precipitate del 14,5%. Anche nei primi 9 mesi del 2019 i segni sono rimasti gli stessi: +1,2% nella grande e -0,5% nella piccola distribuzione.

Lo studio della CGIA

Rispetto al 2007, anno pre-crisi, quindi, le famiglie italiane hanno “tagliato” i consumi per un importo pari a 21,5 miliardi di euro e quasi 200.000 negozi di vicinato hanno chiuso i battenti. Il dato emerge dallo studio secondo cui l’ anno scorso, la spesa complessiva dei nuclei familiari del nostro Paese e’ stata pari a poco piu’ di 1.000 miliardi di euro. Nonostante la contrazione, questa voce continua comunque ad essere la componente piu’ importante del Pil nazionale (pari al 60,3 per cento del totale).

Il Sud e’ stato la ripartizione geografica che ha registrato la riduzione piu’ importante

Il Sud e’ stato la ripartizione geografica che ha registrato la riduzione piu’ importante. Dal 2007 al 2018 le famiglie meridionali hanno “tagliato” la spesa mensile media di 131 euro (mediamente di 1.572 euro all’ anno), quelle del Nord di 78 euro (936 euro all’ anno) e quelle del Centro di 31 euro (372 euro all’ anno).

Chi ha pagato il conto

A pagare il conto sono stati anche gli artigiani e i piccoli negozianti, afferma il coordinatore dell’ Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo. “I piccoli negozi e le botteghe artigiane”, osserva, “faticano a lasciarsi alle spalle la crisi.

Queste imprese vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie e, sebbene negli ultimi anni ci sia stata una leggerissima ripresa, i benefici di questa inversione di tendenza non si sentono. Dal 2007, anno pre-crisi, al 2018 il valore delle vendite al dettaglio nei negozi di vicinato e’ crollato del 14,5 per cento, nella grande distribuzione, invece, e’ salito del 6,4 per cento.

Questo trend e’ proseguito anche nei primi 9 mesi del 2019: mentre nei supermercati, nei discount e nei grandi magazzini le vendite sono aumentate dell’ 1,2 per cento, nelle botteghe e nei negozi sotto casa la contrazione e’ stata dello 0,5 per cento”.

L’Umbria la peggiore tra le regioni

A livello regionale le situazioni piu’ negative, in termini assoluti ed espressi in valore nominali medi, si sono verificate in Umbria (-443 euro al mese), in Veneto (-378 euro) e in Sardegna (-324 euro). In controtendenza, invece, i risultati ottenuti in Liguria (+333 euro al mese), in Valle d’ Aosta (+188 euro) e in Basilicata (+133 euro).

La situazione di difficolta’ e’ proseguita anche nell’ ultimo anno, in particolar modo al Nord: in Lombardia, in Trentino Alto Adige, in Emilia Romagna, in Piemonte, in Veneto e in Friuli Venezia Giulia la spesa mensile media delle famiglie nel 2018 e’ stata inferiore a quella relativa al 2017. Dall’ analisi delle funzioni di spesa invece, sempre tra il 2007 e il 2018 la contrazione piu’ importante ha riguardato l’ acquisto dei beni (-10,3 per cento), mentre i servizi sono cresciuti del 7 per cento.

Nel dettaglio, i beni non durevoli sono crollati del 13,6 per cento, quelli semidurevoli si sono ridotti del 4,5 per cento e quelli durevoli del 2,8 per cento. La caduta dell’ acquisto dei beni e’ proseguita anche quest’ anno: tra il primo semestre 2019 e lo stesso periodo del 2018 la contrazione e’ stata dello 0,4 per cento con una punta del -1,1 per cento dei beni non durevoli. Interessante, invece, l’ esito dei beni durevoli: quest’ anno la crescita e’ stata del 2,9 per cento.

Tra le voci di spesa piu’ significative va segnalata quella dei trasporti: tra il 2007 e il 2018 la caduta e’ stata addirittura del 16,8 per cento ed e’ proseguita anche quest’ anno con un preoccupante -1 per cento. Diversamente, le telecomunicazioni hanno segnato risultati fortemente positivi: negli ultimi 10 anni +20,1 per cento e nell’ ultimo anno +7,7 per cento.

Le vendite al dettaglio, che costituiscono il 70 per cento circa del totale dei consumi delle famiglie, negli ultimi 11 anni, sono scese del 5,2 per cento. Tuttavia, quelle registrate presso la grande distribuzione sono aumentate del 6,4 per cento, mentre nella piccola distribuzione (botteghe artigiane e piccoli negozi) sono precipitate del 14,5 per cento.

Sebbene il gap si sia decisamente ridotto, anche in questi primi 9 mesi del 2019 i segni sono rimasti gli stessi: +1,2 per cento nella grande e -0,5 per cento nella piccola distribuzione. Secondo il ricercatore dell’ Ufficio studi, Daniele Nicolai, “anche a seguito di questa forte diminuzione dei consumi delle famiglie, la platea delle imprese artigiane e del piccolo commercio e’ scesa di numero.

Tra il settembre 2009 e lo stesso mese di quest’ anno le aziende/botteghe artigiane attive”, calcola lo studio, “sono diminuite di 178.500 unita’ (-12,1 per cento), mentre lo stock dei piccoli negozi e’ sceso di quasi 29.500 unita’ (-3,8 per cento).

Complessivamente, pertanto, abbiamo perso oltre 200 mila negozi di vicinato in 10 anni”. In termini percentuali la regione piu’ colpita dalla moria di aziende artigiane e’ stata la Sardegna che negli ultimi 10 anni ha visto scendere il numero del 19,1 per cento. Seguono l’ Abruzzo con il 18,3 per cento e l’ Umbria con il 16,6 per cento.

L’ andamento delle imprese attive nel piccolo commercio, invece, ha subito la riduzione piu’ significativa in Valle d’ Aosta con il 18,8 per cento, in Piemonte con il 14,2 per cento e in Friuli Venezia Giulia con l’ 11,6 per cento. Di segno opposto l’ andamento in Calabria (+3 per cento), Lazio (+3,3 per cento) e Campania (+4,6 per cento).

Sebbene la manovra 2020 abbia scongiurato l’ aumento dell’ Iva e dal prossimo luglio i lavoratori dipendenti a basso reddito beneficeranno del taglio del cuneo fiscale”, sottolinea il segretario della Cgia, Renato Mason, “il peso del fisco continua essere troppo elevato. L’ aumento della disoccupazione registrato con la crisi economica sta condizionando negativamente i consumi. Inoltre, come dimostrano i dati relativi all’ artigianato e al piccolo commercio, e’ diventato sempre piu’ difficile fare impresa, anche perche’ il peso della burocrazia e la difficolta’ di accedere al credito hanno costretto molti piccolissimi imprenditori a gettare definitivamente la spugna”.

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