PERUGIA, PRIMARIE PD, GUASTICCHI: “DAREMO LA PAROLA A CHI DEVE SCEGLIERE”

Marco Vinicio Guasticchi e Matteo Renzi
Marco Vinicio Guasticchi
Marco Vinicio Guasticchi e Matteo Renzi

“Le primarie sono un passo obbligato per dare credibilità ai nostro candidati. Tutti potranno dire che bravo sindaco, che bravo presidente!”. Marco Vinicio Guasticchi, Pd, presidente della Provincia di Perugia, coglie l’occasione dell’incontro nel corso della festa del Pd, a Santa Sabina che affronta il tema della città che cambia, Perugia e Corciano uno sviluppo integrato, per tenere alto il livello del dibattito sulla questione delle primarie. Dibattito che nei giorni scorsi si è acceso in maniera particolare e a cui Guasticchi non si vuole ovviamente sottrarre. In una struttura gremitissima e davanti ad un pubblico molto attento, Guasticchi ha voluto chiarire che pur non essendo nelle sue intenzioni “rispondere offendendo”, pur tuttavia “oserà ancora”, riferendosi ai vertici regionali delle istituzioni e del partito che lo avevano tirato in ballo respingendo al mittente, in particolare per il comune di Perugia, l’ipotesi primarie per un sindaco al primo mandato.

 

Ed ha usato il plurale. “Noi oseremo – ha detto – andremo avanti con questa partita delle primarie. Non più solo spettatori. E’ necessario dare la parola a chi deve scegliere e per questo, se necessario, potranno essere messe in campo numerose iniziative tra cui la raccolta di firme. E’ in preparazione un documento, non certo di corrente, “renziano” come lo ha definito qualcuno, che sarà sottoscritto da sindaci e da altri livelli istituzionali. E se ci diranno che le firme non contano, saremo costretti a far valere e rispettare le regole previste dallo statuto. La scelta dei candidati decisa nei direttivi di partito è una bieca azione di cencelliana memoria”. “Noi vogliamo fare politica – ha incalzato Guasticchi – vogliamo che il centro sinistra vinca e non vogliamo sentirci dire che chiedere le primarie è anomalo, antistorico e grave”. “Se le Province fossero rimaste e avessi avuto interesse a ricandidarmi – ha commentato Guasticchi – avrei chiesto le primarie, ma la vicenda delle Province la conosciamo tutti: è molto all’italiana. Si è voluto dare semplicemente una risposta a chi urlava di più. Oggi, infatti, queste istituzioni non sono strategiche per chi governa. Si vogliono togliere le Province senza considerare che poi sarà anarchia. I 59 piccoli Comuni dovrebbero, da soli, fare politica di area vasta: strade, scuole, etc. E, inoltre, vogliono eliminare le Province e lasciare altri livelli istituzionali provinciali. I costi della politica non sono questi: i costi veri sono quelli che non si vuole far emergere. I costi della politica vanno da Regione a Parlamento: si tolgono le Province, si tagliano risorse agli Enti, ma i parlamentari, i consiglieri regionali restano tranquillamente in posizioni senza responsabilità dove votano leggi che scrivono altri”.

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