Perugia, Politiche di genere, le Democratiche umbre: “Serve una rivoluzione culturale”

DEMOCRATICHE(umbriajournal.com) PERUGIA – “Le Democratiche dell’Umbria ritengono necessario e improcrastinabile portare a compimento, anche in Umbria, un significativo processo di riforme istituzionali al fine di modernizzare e adeguare alle esigenze politiche e sociali del momento la nostra Regione, a partire dall’elaborazione di una Legge sulle politiche di genere e nuove relazioni tra uomini e donne, per arrivare a un nuovo modello di legge elettorale regionale”. Così Stefania Fiorucci, portavoce delle Democratiche della provincia di Perugia, e Roberta Isidori, portavoce delle Democratiche della provincia di Terni, commentano la proposta di legge della Giunta regionale sulle politiche di genere, recentemente oggetto di critiche “pretestuose e deliranti” da parte del consigliere regionale Lignani Marchesani. “Sono ancora molte le battaglie da combattere – sostengono le Democratiche umbre – ancora troppi i differenziali cui occorre rimediare: molte donne continuano ad essere espulse dal mercato del lavoro, moltissime lasciano il proprio posto per la cura dei figli e dei genitori anziani, l’occupazione femminile è ferma al di sotto della soglia del 50%, ben al di sotto di quella maschile e, a parità di istruzione ed esperienza, la disparità di retribuzione tra uomini e donne raggiunge anche il 30%”. “Così la somma di queste ed altre ingiustizie che si consumano ancora in Italia – informano Fiorucci e Isidori – fa sì che il nostro paese sia fermo all’ottantesimo posto nel mondo per gender gap”.

“Sorprende che un consigliere regionale – sottolineano le Democratiche – non abbia a mente numeri tanto significativi per la definizione di politiche economiche e sociali di crescita per l’Umbria”. “Per di più tutti gli esperti ci dicono che una società che premia le donne ha più possibilità di crescere, che dal coinvolgimento diretto delle energie femminili passa, oggi più che mai, la possibilità di rialzare la china e di oltrepassare questa crisi. L’ostacolo che sembra permanere è però essenzialmente culturale: se s’è fatto qualche passo in avanti sul rispetto del corpo femminile (pochi a dire il vero), c’è ancora molto da fare perché si comprenda seriamente che non esiste alcuna possibilità di crescita per un paese che non sa riconoscere nelle donne una risorsa indispensabile. Qualcosa tuttavia si sta muovendo col contributo, non certo secondario, delle donne del Partito Democratico”. “I temi centrali – dunque – rimangono quelli del lavoro e della rappresentanza e da queste sfide passa il futuro del nostro paese. L’Umbria, in questo senso, ha già fatto importanti passi in avanti e altri se ne aggiungeranno con la modifica della Legge elettorale regionale, cui fa cenno la legge oggetto delle critiche del consigliere Lignani Marchesani”. “Un segnale importante è arrivato con l’approvazione della legge n. 215, volta a promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali”.

Certo, “il ricorso a meccanismi di quote non è certo gratificante – sottolineano le donne Pd – e ci si aspetterebbe che una società matura scegliesse autonomamente di farsi rappresentare anche dalle donne”, ma in attesa “di una rivoluzione culturale in tal senso, la nuova normativa – si fa notare – ha prodotto i suoi effetti già nelle recenti elezioni amministrative. Su questo fronte, pertanto, non è più possibile tornare indietro e, dunque, se il Consiglio regionale umbro confermerà un modello elettorale per preferenze, si renderà assolutamente necessario introdurre, anche per questo livello, la doppia preferenza di genere, se si dovesse optare per altri sistemi elettorali non si potrà non tener conto di una adeguata rappresentanza dei due generi”. In ogni caso senza prescindere dall’abolizione del listino. “La presenza delle donne negli esecutivi – concludono Fiorucci e Isidori – è una questione di democrazia e, ci permettiamo di aggiungere, è garanzia di buon governo per le nostre città e i nostri territori. Lo hanno dimostrato esperienze significative in Umbria. L’auspicio – concludono le Democratiche – è che queste esperienze non rimangano isolate”.

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