Comune Perugia, ex scuola pascoli e nubifragio 2016

Comune Perugia, ex scuola pascoli e nubifragio 2016

Comune Perugia, ex scuola pascoli e nubifragio 2016 La V Commissione Consiliare Controllo e garanzia, presieduta da Emanuela Mori, ha analizzato questa mattina due richieste di attivazione.  In avvio è ripreso l’esame della richiesta di attivazione di Rosetti sul projectfinancing relativo all’ex scuola Pascoli in piazza Morlacchi, illustrata nel corso della seduta del 6 novembre 2017. Nell’atto la consigliera Rosetti chiede “di verificare la legittimità dell’operazione per la realizzazione dei lavori di ristrutturazione ed ampliamento dell’edificio funzionale, intrapresa in assenza dei requisiti per la sua sostenibilità economica, nonché la legittimità della rinegoziazione alla convenzione originaria approvata con la delibera di giunta n. 142 del 20.05.2015, con la quale si è resa l’operazione di projectfinancing completamente antieconomica per l’amministrazione e con la quale si è introdotta una modifica sostanziale al rapporto concessorio, realizzata attraverso un nuovo affidamento di lavori senza gara. Rosetti chiede anche di verificare l’eventuale sussistenza di responsabilità in capo a tutti i soggetti coinvolti”.

Illustrando l’atto, la capogruppo M5S ha ricordato come il projectfinancing in questione fu approvato dal Consiglio comunale nel luglio 2003, mentre l’anno successivo –ottobre 2004- fu la Giunta ad accogliere la proposta dell’azienda Calzoni Lamberto Sas di Massimo Calzoni, poi diventata Calzoni spa, per una spesa complessiva, per l’ente di circa 24 milioni e 500mila euro. Nell’ottobre 2008 si procedeva ad un primo aggiornamento della convenzione stipulata nel 2005.

Nel frattempo, il concessionario (alla Calzoni Spa era subentrata la Pascoli Srl, società costituita ad hoc per il projectfinancing) era stato autorizzato a concedere in locazione a terzi e per tutto il periodo della concessione alcune porzioni dell’edificio, di cui 330 mq al piano terra con destinazione mensa/bar e 470 mq circa al piano seminterrato per le attività della pubblica amministrazione. Dopo che la cooperativa incaricata della gestione del bar/mensa aveva comunicato la cessazione dell’attività, nel giugno 2013, il Comune aveva richiesto alla società Pascoli Srl di prevedere una proposta per l’eventuale utilizzazione dei locali, inizialmente adibiti a bar/mensa, come uffici comunali. Nel maggio 2015 si arriva ad un accordo -anche in seguito ad un contenzioso tra il comune e la Pascoli srl- secondo il quale il concessionario si impegna a realizzare i lavori per l’adeguamento richiesto comprensivi di finiture e impianti per un importo di 60mila euro, garantendone anche la manutenzione al pari delle restanti parti dell’edificio. L’amministrazione, dal canto suo, si impegnava a corrispondere alla società Pascoli Srl il suddetto importo di 60mila euro più altri 30mila euro quale canone annuo per l’utilizzo dei locali.

Di fatto, la giunta -secondo Rosetti- dava atto che tale operazione si inseriva nell’ambito del rapporto concessorio in corso, destinando ad uffici comunali spazi che inizialmente erano nella disponibilità del concessionario.

“L’ultima rinegoziazione –sostiene Rosetti- ripristina l’equilibrio finanziario dell’operazione, solo nell’interesse del concessionario che con la cessazione della gestione del bar/mensa si è visto venire meno parte dell’alea. D’altro canto, per l’amministrazione viene annullato invece, qualsiasi risparmio, dato l’ulteriore esborso previsto, così da rendere l’intera operazione totalmente antieconomica per il comune.” Inoltre, sempre secondo quanto affermato da Rosetti, con la rinegoziazione si è riconosciuta al concessionario la possibilità di eseguire lavori pubblici senza un’aggiudicazione legittima. La rinegoziazione stessa, infatti, modificando gli elementi essenziali della convenzione originaria, concretizzerebbe un nuovo affidamento, al di fuori dell’evidenza pubblica e in violazione dei principi di par condicio, trasparenza e imparzialità.

“Ancora una volta –sostiene la capogruppo del M5S- lo strumento della rinegoziazione dei contratti di projectfinancing viene utilizzato dal Comune in modo improprio. Meraviglia, peraltro, che lo stesso assessore Barelli, allora presidente di Italia Nostra, già nel 2009, avesse segnalato presunte irregolarità rispetto a questo projectfinancing all’Autorità di Vigilanza, salvo poi approvare l’ultima rinegoziazione qualche anno più tardi.”

A seguito della stessa denuncia di Italia Nostra -come ha ricordato la stessa consigliera- era stato avviato un procedimento ispettivo da parte dell’Autorità di Vigilanza, conclusosi poi nel 2010 con una prima valutazione, che confermava la mancanza di trasparenza e il venir meno delle finalità proprie dello strumento del projectfinancing; alla quale il Comune stesso, dal canto suo, aveva risposto giustificando con una serie di elementi la sua posizione, che l’Autorità ha poi ritenuto soddisfacenti, chiudendo così il procedimento. Tuttavia sostiene Rosetti che i recenti provvedimenti adottati dal Comune consentono di ritenere ancora valide le osservazioni formulate dall’autorità di vigilanza. Lunga e dettagliata la risposta fornita dal vice segretario comunale dr.ssa Laura Cesarini che, nel ripercorrere le tappe storiche dell’operazione, ha ricordato che nel 2002 fu dato incarico ad uno studio privato (Deloitte&Touche) onde valutare le varie forme di finanziamento possibili (project o appalto con mutuo) per realizzare la ristrutturazione dell’immobile ex Pascoli da destinare ad uffici comunali.

A seguito dello studio, emerse la convenienza del projectfinancing che, fu attivato dal Comune valutando due proposte pervenute all’Amministrazione. A seguito della comparazione delle due proposte a cura di un’apposita commissione comunale, fu dichiarata di pubblico interesse la proposta di projectfinancingpresentata dalla società Calzoni. Successivamente fu indetta una gara europea sulla base del progetto dichiarato di pubblico interesse, e stante l’esito deserto della gara, la concessione fu aggiudicata al proponente, ossia la Calzonisrl. Cesarini ha confermato che, effettivamente, alcune criticità contenute nell’atto di Rosetti erano già state in passato sollevate da Italia Nostra; tuttavia all’esito di procedura avviata dall’Avcp tali contestazioni sono stati dichiarate insussistenti e l’operazione di projectfinancing è stata dichiarata legittima. Il vice segretario, in senso generale, ha spiegato in origine si ricorreva al projectfinancing in presenza di opere cosiddette “calde”, ossia ad alta redditività.

Tuttavia nel tempo l’istituto si è sviluppato divenendo legittimo anche per le opere cosiddette “fredde”, ossia destinate ad essere utilizzate dalla P.A e non rivolte al pubblico. Nel caso di project per opere fredde o, come nel caso di specie, “tiepide” la normativa richiede, quale condizione per la correttezza dello stesso, che si trasferiscano almeno due rischi tra i tre possibili, ossia quello di costruzione, quello di disponibilità (messa a diposizione del bene e performance dei servizi) e di domanda. Nel caso di specie il Comune si è mantenuto nella piena legittimità avendo trasferito tutti e tre i rischi sul concessionario (rischio di costruzione, di diponibilità e di domanda).

Cesarini ha spiegato, altresì, che il Comune ha provveduto ad erogare al concessionario tutte le somme di sua spettanza solamente a seguito di comprovato avanzamento dei lavori; parimenti si è provveduto a ridurre il contributo pubblico e il canone di disponibilitàa carico dell’ente in conseguenza della modifica progettuale che ha disposto la diminuzione delle superfici a disposizione del Comune. Inoltre, a seguito della variante urbanistica che ha modificato la destinazione alcuni spazi (da bar mensa a ristoro aperto al pubblico) aumentandone la redditività, il Comune ha chiesto al concessionario la riduzione del canone a proprio carico.

Ed ancora si fa presente che tutti gli aumenti di costo intervenuti nel corso dei lavori di ristrutturazione sono stati posti integralmente a carico del concessionario. Ad oggi sui maggiori costi e sulla riduzione del canone è in atto un contenzioso tra le parti. Ritiene la dirigente, pertanto, che non vi sia stato in questo iter alcun uso distorto o illegittimo del projectfinancing che può essere utilizzato sia per opere fredde che calde. Cesarini e Ricci hanno spiegato che nel 2015 si è provveduto a modificare parzialmente il rapporto alla luce della modifica degli spazi (330 mq) originariamente destinati a bar; ciò a causa della necessità del Comune di rivedere la dislocazione degli uffici, in una ottica di razionalizzazione, risparmio e dismissione degli affitti, con conseguente spostamento dell’Archivio proprio a palazzo Grossi.

Questa scelta- sostengono i dirigenti- ha avuto indiscutibili benefici per l’Ente sia in termini logistici che economici. Ha infine tenuto a precisare la dott.ssa Cesarini che la rinegoziazione effettuata nel 2015 ha riguardato entrambe le parti coinvolte (Comune e concessionario) e non solo il concessionario, come sostenuto da Rosetti. Detta modifica non solo è stata necessaria per far fronte a sopravvenute esigenze dell’amministrazione, ma è stata economicamente congrua e legittima, atteso che i rapporti di concessione- che si protraggono di norma per lungo tempo- in base alla normativa nazionale e comunitaria, possono essere legittimamente modificati per ragioni sopravvenute e in ogni caso sono consentiti senza particolari condizioni quando non sono sostanziali e si mantengono entro il limite del dieci per cento del valore originario.

Rosetti in replica ha confermato tutte le perplessità manifestate in sede di esposizione della richiesta di attivazione, ritenendo, in particolare, che non emergano dagli atti i risparmi per l’Ente a seguito dell’operazione di rinegoziazione dell’accordo con il concessionario. Al contrario, secondo la capogruppo, come accaduto in occasione del project relativo al parcheggio di pian di Massiano, anche in questo caso nel corso della procedura si è dato corso all’affidamento diretto di ulteriori lavori in capo al privato senza seguire la procedura di gara. Rosetti, in conclusione, ha chiesto agli uffici di fornire una relazione dettagliata sui presunti risparmi determinatisi in capo all’Ente, onde poi procedere alla redazione della sua relazione finale. Successivamente è stata trattata la richiesta di attivazione di Rosetti sul nubifragio del 12 giugno 2016, diniego risarcimenti, omissione controlli/interventi. Ricorda Rosetti di aver presentato, a seguito del nubifragio sopracitato, un’interrogazione cui è stata fornita risposta scritta dagli uffici.

Nella relazione trasmessa si riferisce cheil nubifragio del 12 giugno 2016 ha prodotto danni rilevanti al patrimonio privato oltre che a quello pubblico. Dalla relazione risultano un totale di 145 casi di cittadini e imprese danneggiate, per un danno stimato in complessivi 2 milioni e 743 mila euro. A ciò si deve aggiungere il danno alle infrastrutture pubbliche con lavori di somma urgenza per oltre 300 mila euro e un danno residuo da eliminare di quasi tre milioni di euro. Dalla relazione emergono situazioni fortemente compromesse del nostro territorio, in particolare per la situazione di regimazione delle acque superficiali nei due bacini dei fossi denominati: Santa Lucia-Massiano e Santa Lucia-Boschetto. In tali casi, si è registrato che sia le condutture che i presidi tecnici di raccolta superficiale (forazze, caditoie, griglie) non sono in grado di raccogliere e far defluire regolarmente le acque nella sottostante conduttura. In sintesi, sono state riscontratetrasformazioni del territorio non corrette e un uso del suolo che ha incrementato le condizioni di rischio.

Con lettera del 24/11/2017, in merito al risarcimento dei danni subiti da cittadini e imprese, gli uffici comunali dichiaranodi aver ricevuto un numero di richieste risarcitorie pari a 36, di cui solamente 5 conterrebbero la quantificazione dei danni per un totale di 92 mila euro. Le restanti richieste sarebbero invece volte ad ottenere sopralluoghi ed interventi tecnici, rinviando ad un momento successivo la quantificazione ai fini del risarcimento. Secondo la predetta nota, stante la relazione tecnica dell’Area Risorse Ambientali sulla “eccezionalità del fenomeno”, la compagnia assicurativa ACE European Group Limited ha ritenuto non sussistere la responsabilità a carico dell’Ente e conseguentemente di respingere i sinistri. Va ricordato che nell’immediatezza dei fatti, la Protezione Civile Nazionale negò lo stato di emergenza, proprio in considerazione della non eccezionalità dell’evento e dei difetti di manutenzione che avevano certamente concorso ad aggravare i danni derivanti dal nubifragio.

Successivamente, come detto, le risultanze delle verifiche compiute in ordine alla regimazione delle acque superficiali nei due bacini dei fossi, denominati Santa Lucia-Massiano e Santa Lucia-Boschetto,hanno confermato situazioni di pericolo cagionate tanto da infrastrutture ormai inadeguate che da comportamenti di privati che da un uso non appropriato del territorio, oltre che da un difetto evidente di vigilanza in capo agli uffici competenti. Su queste basi Rosetti ha chiesto la pronta attivazione della Commissione di Controllo e Garanzia, al fine di verificare: -La legittimità del diniego rispetto al risarcimento dei danni subiti da privati, sulla base dell’eccezionalità dell’evento; -Eventuali omissioni e responsabilità in termini di autorizzazioni illegittime alla manomissione del territorio, difetti di manutenzione, interventi di adeguamento e messa in sicurezza, nonché di mancanza di controlli; -eventuali responsabilità in capo a tutti i soggetti competenti. La commissione ha deciso di approfondire la questione con l’audizione degli assessori e dirigenti competenti.

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