Non più il carcere per i giornalisti nei casi di diffamazione

Non più il carcere per i giornalisti nei casi di diffamazione

Non più il carcere per i giornalisti nei casi di diffamazione

di Gianfranco Ricci

Basta, i Giornalisti non andranno più in prigione per diffamazione: colmando una lacuna non coperta fra il 2020 e il 2021 dal Parlamento, la Corte Costituzionale s’è pronunciata in modo netto, schierandosi d’altronde in linea con le indicazioni della Corte europea per i diritti dell’uomo.

Il problema, non tanto consueto nella pratica, ma molto avvertito sul fronte della quotidiana libertà di stampa, era stato affrontato proprio un anno fa dalla Corte Costituzionale presieduta allora da Marta Cartabia, oggi Ministro della Giustizia. Nell’udienza del 2020 la Consulta aveva concesso al Parlamento 12 mesi per bilanciare tra la libera manifestazione del pensiero e la tutela della reputazione della persona.

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Ora la Corte ha agito d’autorità sciogliendo un nodo comunque angustiante sul piano giuridico-pratico  per chi per mestiere racconta i fatti e parla di persone. Ha imposto, secondo legge, il nuovo dettato. Sia all’udienza del 2020, sia a quella di ieri, l’Ordine Nazionale dei giornalisti, per la prima volta, ha partecipato come soggetto attivo in rappresentanza del giornalismo italiano perché ‘’riconosciuto  tutore di interesse generale’’.

“La Corte – si legge in una nota ufficiale – ha preso atto del mancato intervento del legislatore e ha dichiarato incostituzionale l’articolo 13 della legge sulla stampa, mentre ha ritenuto compatibile con la Costituzione l’articolo 595, che prevede, per le ordinarie ipotesi di diffamazione compiute a mezzo stampa o di altra forma di pubblicità, la reclusione da sei mesi a tre anni oppure, in alternativa, il pagamento di una multa’’.

Carlo Verna, Presidente Nazionale dell’Ordine, personalmente presente anche nelle ore dell’ultima analisi affrontata dalla Corte, ha commentato: ‘’ Eliminata questa tagliola che, come le querele –bavaglio ,  incombeva sul libero esercizio della libertà della stampa anche costituzionalmente incaricata di fare il cane da guardia in nome e per conto della democrazia. La Corte ha fatto la sua parte portando l’Italia nel solco della giurisprudenza di Strasburgo.

Siamo soddisfatti. La svolta è storica perché l’incubo del carcere in via ordinaria svanisce, mentre l’ipotesi dell’eccezionale gravità è residuale e comincia in concreto a porre dei distinguo tra colpa e dolo che potranno essere meglio definiti quando ci sarà la politica.

Il lavoro della stampa non puo’ essere pregiudicato dal pericolo di una sanzione che ne impedisca il libero esercizio. La stessa Corte europea  non  ha escluso sanzioni penali in presenza di situazioni eccezionali eccezionalità che il giudice deve valutare caso per caso.

Grazie a quanti hanno avanzato la questione e grazie anche al nostro avvocato Giuseppe Vitiello che ha patrocinato le ragioni dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti”.

 
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