Perugia, “Cosa (non) ci vogliono dire: mondo giovanile nuovi linguaggi”

comunicare_figliPERUGIA, 7 aprile – Un percorso dedicato ai genitori,  agli educatori e, più in generale, agli adulti, per comprendere i nuovi linguaggi dei giovani con un occhio attento al gergo della “rete”, che occupa molto spazio e molto tempo delle nuove generazioni: è questo in sintesi il senso del progetto di sostegno alla genitorialità, organizzato dall’Assessorato alle politiche sociali della Regione Umbria, con la direzione scientifica di “Mi fido di te onlus”.

L’iniziativa, intitolata “Cosa (non) ci vogliono dire: mondo giovanile nuovi linguaggi”, è stata presentata stamani a Perugia nel corso di un incontro al quale hanno preso parte i rappresentanti dell’Assessorato regionale alle politiche sociali e giovanili, lo psichiatra Giampaolo Bottaccioli, la dottoressa Paola Bianchini della direzione scientifica dell’associazione “Mi fido di te” e la presidente dell’Associazione, Mariella Venturi.

Il progetto, che si articolerà in una serie di incontri sul territorio regionale, nasce dall’esigenza di analizzare il bisogno naturale alla comunicazione e la deriva che questa assume in età adolescenziale,  per  poi fornire agli insegnanti, ai genitori e a tutti gli adulti interessati, gli strumenti per interpretare questa esigenza. Nel corso degli incontri, la cui partecipazione è gratuita, saranno trattati vari temi che percorrono tutti un itinerario verso la comprensione della complessità e la ricchezza della comunicazione giovanile, anche attraverso l’analisi dei nuovi linguaggi della rete e degli strumenti offerti dalla tecnica.

“La Regione Umbria – è stato precisato dai rappresentanti dell’Assessorato regionale alle politiche sociali – continua a dedicare grande attenzione alle problematiche giovanili e alle esigenze delle famiglie. Un impegno che si concretizza anche attraverso interventi per il diritto allo studio, per le mamme lavoratrici, per la conciliazione dei tempi di lavoro e per la cura della famiglia, per il supporto agli anziani. Questo nuovo progetto regionale di sostegno alla genitorialità,  si incastra con altre iniziative gestite dai Comuni per supportare le famiglie nell’ambito dei propri territori. ”

Il disagio dei giovani è ormai conclamato – hanno riferito i rappresentanti dell’Assessorato – è quindi importante trovare la giusta chiave di comprensione per arrivare in modo diretto nel mondo dei giovani. A tal fine la Regione vuole avviare questo percorso nei vari territori.  Si partirà da Marsciano per poi toccare più centri in Umbria che hanno già aderito rispondendo al nostro invito. ”

“Era importante attivarsi sul tema del disagio giovanile – ha spiegato lo psichiatra Giampaolo Bottaccioli intervenuto in rappresentanza della responsabile del Centro disturbi del comportamento alimentare, Palazzo Francisci di Todi, Laura Dalla Ragione – così com’è importante che alcune tematiche siano trattate ed approfondite con il supporto di professionisti. I giovani dedicano molto tempo all’utilizzo della rete e per gli adulti è sempre più difficile comunicare con le nuove generazioni. Approfondire gli aspetti legati a questo mondo  servirà anche a migliorare la comunicazione tra la vecchia e la nuova generazione e quindi a favorire tra giovani ed adulti una comunicazione sullo stesso livello”.

Nessuna famiglia deve sentirsi sola quando si trova ad affrontare delle difficoltà – ha detto la presidente dell’Associazione  ‘Mi fido di te’, Mariella Venturi – Il tema che si affronterà con questo progetto è molto delicato, ma è importante perché i nostri giovani, a volte anche attraverso il loro disagio, ci chiedono di aprire un dialogo diretto”.

La dottoressa Paola Bianchini ha spiegato che “le patologie nel campo della salute mentale sono cambiate e, la maggior parte, sono legate a vere a proprie dipendenze”. Tra queste, non ultima è la dipendenza dalla ‘rete’: “Abbiamo pensato di intervenire con un lavoro che coinvolge i genitori – ha detto – spiegando loro di cosa stiamo parlando quando si pronuncia il termine ‘rete’. I corsi prevedono una parte tecnica e si vuole partire dal presupposto che la tecnica non è buona o cattiva, ma che l’interazione cambia in base a come la rete si utilizza e, quindi, a come ci si rapporta”.

“Gli incontri  – ha spiegato Paola Bianchini – prevedono una parte teorica con esperti e una parte basata su esperienze con l’obiettivo finale di rimettere in contatto due generazioni che hanno sviluppato linguaggi differenti”.

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