Domenico Valentini, questione di Giustizia di resilienza e di democrazia

La nota dell'avvocato, già membro delle Commissioni Giustizia della Camera e del Senato

 
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Domenico Valentini, questione di Giustizia di resilienza e di democrazia

Domenico Valentini, questione di Giustizia di resilienza e di democrazia


Domenico Bendetti Valentini ne dice quattro al Professor Segatori
Domenico Benedetti Valentini

di Domenico Benedetti Valentini
Prosegue la polemica a distanza tra l’ex Procuratore di Milano, il dott. Edmondo Bruti Liberati di “Magistratura Democratica”, e il Presidente di “Controcorrente” Domenico Benedetti Valentini, già deputato e senatore delle Commissioni Giustizia: il primo, ossessivo sostenitore della chiusura di quanti più Corti d’Appello e Tribunali possibile – oltre all’ecatombe già avvenuta meno di dieci anni fa – e il secondo, coerente teorizzatore della rete giudiziaria diffusa, prossimale ai territori e accessibile e più controllabile dai cittadini e dagli operatori. Riproduciamo l’intervento di Benedetti Valentini, pubblicato in ampi stralci, il 3 luglio 2021, da “Il Dubbio”, organo ufficiale del Consiglio Nazionale Forense.

                Con singolare ostinazione, il dott. Edmondo Bruti Liberati, avendo rilanciato nel “Corriere della Sera” del 27 maggio l’esortazione ad una nuova falcidie di uffici giudiziari per una ancor più robusta spinta all’accentramento nelle più grandi sedi, torna alla carica nel “Sole 24 Ore” del 23 giugno con argomenti ulteriori rispetto a quelli che già gli ho contestato ne “Il Dubbio” del 3 giugno.
                L’ex Procuratore della repubblica di Milano, ex Presidente dell’ANM e di Magistratura Democratica – assolutamente convinto di possedere il lato giusto delle problematiche – stavolta si induce a criticare le proposte del “Comitato programma per l’Italia” presentate da Carlo Cottarelli e Alessandro De Nicola.
                Si affretta a definire “eccentrico”, rispetto all’efficienza del sistema giudiziario, il tema della separazione delle carriere giudicante e requirente. E’ evidente l’intenzione di espellere dall’ agenda politica il formidabile argomento: sul quale si possono senz’altro avere concezioni differenziate o addirittura opposte, ma è palesemente ipocrita sostenere che esso, al di là del giudizio di valore, non avrebbe profondi effetti anche su organizzazione e funzionamento della giustizia italiana.
                Liquida poi come strada inutile da percorrere, se addirittura non dannosa, quella dei “managers” organizzativi negli uffici giudiziari, in quanto gli appositi corsi formativi avrebbero già soccorso alle carenze di attitudine gestionale della magistratura dirigente. Tale sua professione di fiducia è decisamente infondata. E’ delicatissimo, non c’è dubbio, il profilo dei limiti di competenza tra capi e responsabili magistratuali degli Uffici ed eventuali funzionari preposti alla gestione delle risorse. Ma negare che il problema sia largamente presente, salve pregevoli eccezioni, significa mantenere la testa sotto la sabbia, mentre ben si possono elaborare soluzioni che contemperino le esigenze di garanzia giudiziaria con più penetranti cure appositamente applicate al funzionamento.
                Aderisce abbastanza a-criticamente, per contro, allo strumento dell’Ufficio del processo. Ci si può certo intendere su questa opportunità; sempre che si sciolgano i non lievi nodi che – nello stesso paginone de “Il Sole” – evidenzia ad esempio il prof. Oliviero Mazza, ordinario di procedura penale alla Bicocca di Milano. Vale a dire, perché si preferisca la consueta strada del precariato e del personale di rincalzo, rispetto al maggiore e migliore reclutamento di magistrati ordinari, onorari e personale di collaborazione stabile. E come si voglia garantire che le pronunce giudiziarie non diventino formalmente emesse dal magistrato, ma in concreto ipotecate e predisposte da varie figure fiancheggiatrici, in ipotesi anche neolaureati assunti con contratto biennale….
                Infine il Bruti Liberati esprime la massima sorpresa perché il “Programma” di Cottarelli e De Nicola non accenni affatto alla “geografia giudiziaria”, senza una nuova profonda modifica della quale, nel senso di soppressioni, a suo avviso si produrrebbe un “gigantesco spreco di risorse”. Sul punto, il noto esponente di Magistratura Democratica ignorò totalmente negli anni scorsi la mia “sfida” ad un pubblico dibattito. Lo capisco: la mia modestissima caratura di presente nelle Commissioni Giustizia di Camera e Senato per circa venti anni non mi pone certamente al suo livello. Tuttavia non sarebbe superfluo che egli riflettesse almeno, insieme ai lettori, su qualche altro aspetto.
  1. Gli risulta che la direttiva europea prioritaria – e dunque l’ispirazione di Piano Ripresa e Resilienza – è quella di dedicare le massime risorse alla rivitalizzazione, riabitazione sostenibile e riequilibrio di tutte le aree marginali o “interne”, dunque fin’ora svantaggiate e depauperate dei servizi principali? Laddove andassimo a smantellare ulteriormente il reticolo giudiziario nei territori – si può politicamente ragionare in parallelo di sanità, scuola e quant’altri – ci muoveremmo esattamente nella direzione opposta a quella intesa dall’Europa. E quando si osserva che le strutture giudiziarie hanno diretta ricaduta sul mondo produttivo, economico e anche culturale, coerenza esige considerare che la soppressione di una Corte o di un Tribunale innesca poderosi degradi e ulteriori marginalizzazioni nei territori deprivati: ciò che è stato dimostrato dalla concreta, anche recente esperienza.
  2. Invece di “rimproverare” il Cottarelli, che pure veniva dato per incline ai “tagli”, perché nel “Programma” non preveda nuove falcidie di uffici giudiziari – senza pretendere di interpretare il professore – si è chiesto se per caso, ad appena nove anni da un formidabile disboscamento di centinaia di Uffici giudiziari, con accorpamenti anche importanti, il “Programma” possa avere forti dubbi sull’opportunità e utilità di rincrudire e rimanipolare gli interventi? E si possa e debba ritenere che per aver titolo alle risorse del recovery non sia piuttosto doveroso – come infatti si sta cercando di fare, più o meno bene – riformare procedure, ruoli, pratiche e dotazioni, al precipuo fine di velocizzare decisioni e fluidificare procedimenti, cosa che ulteriori accentramenti congestionatori di sedi già maggiormente oberate pregiudicherebbero drammaticamente?
  • In qualità di leader di una corrente magistratuale di sinistra (non a caso gli hanno fatto eco esponenti dell’ANM) assai politicamente navigata e navigante, il dott. Bruti si è chiesto, nella contingenza di un Recovery dai tempi strettissimi, se sia il caso per Governo e Parlamento – in pendenza dei molti travagliosi dibattiti in corso su diritto civile, diritto penale e Ordinamento d’autogoverno – di riaprire un fronte di alta e sicura conflittualità coi territori che, per motivazioni più che oggettive e nient’affatto solo municipalistiche, si mobiliterebbero per tutelare le proprie realtà “resilienti”?
  1. E sempre per la specifica vocazione politica e istituzionale, che il Bruti ha tenuto a rivendicare al “suo” mondo associativo anche nelle pagine de “Il Dubbio” (che dànno parola a tutti, a differenza di altre autorevoli testate), forse l’ex Procuratore dovrebbe chiedersi se da una nuova “mattanza” di Uffici giudiziari uscirebbe rafforzata o non piuttosto ulteriormente picconata la nostra “democrazia”. Se, in nome di una indimostrata efficientizzazione, vuole favorire l’accentramento degli “affari giudiziari” in pochissime sedi e mani magistratuali e avvocatizie, sulla cui indipendenza e impermeabile autonomia si addenserebbero nuvole ancor più minacciose, aumentano in me e in molti le perplessità sull’aggettivo “democratico” di cui si onorano certe correnti di pensiero. Se poi, come egli fa, si auspica che la “ri-mattanza” di Corti e tribunali – ripeto, dopo soli 9 anni – avvenga con una legge delega dai criteri così generali e generici, tale da lasciare mano libera al Governo senza individuabili responsabilità, qual’era quella della ex commissione Vietti, allora tanto vale dire che si punta all’aggiramento liquidatorio anche del Parlamento e lasciare la qualifica di democratico a chi meglio sa com’è fatta non solo la “geografia giudiziaria”, ma anche quelle sociologica, rappresentativa e costituzionale, che la devono accompagnare.
*avvocato, già membro delle Commissioni Giustizia della Camera e del Senato


 

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