CASAPOUND AL FIANCO DI UNA SIGNORA CON FIGLIO DISABILE ABBANDONATA DALLE ISTITUZIONI

Rn,28/03/06: pedana per portatori di handicap ©Riccardo Gallini_GRPhoto(umbriajournal.com) FOLIGNO – Quella che CasaPound Italia Foligno porta ai doveri della cronaca è la storia di una signora folignate, mamma di un disabile, che sta lottando da tempo con la burocrazia per permettergli di frequentare i servizi di assistenza sociale, una cosa semplice sulla carta ma non nella realtà. “Tutto cominciò alcuni mesi fa – racconta Saverio Andreani, responsabile di Cpi Foligno – quando la signora in questione, che chiameremo ‘Maria’, decide, per motivi di salute, di trasferirsi da Foligno al vicino comune di Nocera , per ricongiungersi ai familiari. Fin qui niente di problematico, se non fosse che suo figlio Riccardo, disabile, frequenta dei servizi di assistenza sociale a Foligno, ed avrebbe bisogno quindi si un servizio che lo accompagni fin lì dalla nuova abitazione. Maria contatta il Comune di Nocera Umbra che gira il suo caso agli assistenti sociali, i quali promettono di farsi risentire appena avessero delle novità al riguardo; intanto però i mesi passano, suo figlio usufruisce del passaggio del pulmino della Polisportiva Disabili di Foligno, che però arriva in città piuttosto tardi e riparte da Foligno piuttosto presto, facendogli perdere circa quattro ore di attività al giorno. Maria a questo punto decide di convocare una riunione con le parti in causa per giungere ad una soluzione, ma dalla riunione emerge che ci sono già due disabili che vengono trasportati a Foligno da Nocera, ma sono ‘intoccabili’, poiché la loro situazione viene gestita direttamente dalla Asl: l’assistente sociale quindi si rifiuta di trovare un accordo che avrebbe permesso a suo figlio di ‘aggregarsi’, in quanto afferma di non sapere nemmeno chi fossero i due ragazzi in questione. La Asl, dal canto suo, afferma invece che Riccardo ha bisogno di una rivalutazione del Csm in quanto, secondo loro, faceva troppe attività, mentre il Comune afferma che non può essere creato nessun servizio di trasporto extra in quanto il costo (20000 euro annui) sarebbe troppo oneroso per le sue casse”. “Maria però non si arrende – aggiunge Andreani – e mentre Riccardo continua ad arrivare in ritardo la mattina a Foligno ed a ripartire in anticipo il pomeriggio, propone di potersi affidare alla Croce Rossa, che dispone dei mezzi adatti al suo caso, ma non ottiene risposta, anzi, in un’altra riunione da lei convocata con i responsabili comunali e dei servizi sociali, si vede sbattere la porta in faccia perché tutti ormai si appellano al verbale della Asl, richiedente la rivalutazione del Csm, che però lei, in qualità di tutore di suo figlio, non ha mai sottoscritto, in quanto conosce bene la situazione e sa di non poter sottoporre Riccardo ad un controllo di uno psichiatra sconosciuto, dal momento che presenta dei problemi nel confrontarsi con dottori che già non conosce. La situazione quindi degenera: dalle parti in causa cominciano ad essere prese le scuse più strane per non risolvere la situazione, e quando Maria chiede di poter mettere per iscritto quanto detto, queste la prendono addirittura come una minaccia”. “Abbiamo deciso di occuparci della cosa – conclude Andreani – perché ci sembra una storia assurda, quasi irreale; se consideriamo poi che il Comune di Nocera spende circa 5000 euro mensili per mantenere i cani randagi del territorio in eccesso presso il canile di Foligno, si capisce che c’è qualcosa che non va, che non esiste nessun problema tecnico, che esistono delle ‘priorità’ che fanno si che a rimetterci siano i disabili coinvolti nella situazione, in particolare Riccardo. Priorità che hanno fatto giungere Maria alla conclusione che suo figlio vale meno di un cane

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