Carceri, intesa Ministero-Umbria-Anci per tossicodipendenti

firma-protocollo-carceriROMA – Il nostro obiettivo è quello di favorire quanto più possibile misure alternative alla detenzione e, soprattutto, offrire ai detenuti l’opportunità, attraverso il lavoro, di un pieno reinserimento sociale al termine della permanenza in carcere: è quanto affermato dalla rappresentante della presidenza della Regione Umbria in occasione della firma di un Protocollo operativo tra il Ministero della Giustizia, la Regione Umbria, il Tribunale di sorveglianza di Perugia e l’Anci Umbria, avvenuta stamani a Roma nella sede del Ministero.
Alla firma del documento, finalizzato a rafforzare i programmi alternativi al carcere con attenzione ai soggetti reclusi dipendenti da sostanze e alcol, era presente anche la rappresentante dell’Assessorato regionale alle politiche sociali.

La Regione Umbria – prosegue la rappresentante della presidenza della Regione – è da tempo impegnata in azioni concrete per consentire ai detenuti di poter lavorare, sia all’interno che all’esterno del carcere, in attività di utilità pubblica, che possano promuovere una maggiore incisione sociale per quelle fasce di cittadini, come i detenuti, ad alto rischio di marginalità.

Altrettanto significativa – prosegue – è la nostra attenzione a quelle fasce di detenuti che hanno dipendenze da alcool o droghe, verso i quali promuoviamo forme alternative di detenzione, quali la loro permanenza in comunità di recupero. È noto, infatti, che per persone in stato di tossicodipendenza la loro permanenza in carcere difficilmente consente la realizzazione di percorsi di recupero terapeutico, e quindi di reinserimento sociale. Mentre è dimostrato, anche dalle esperienze che in Umbria abbiamo già realizzato in collaborazione con il tribunale di sorveglianza ed alcuni penitenziari, che la “recidiva” nel commettere reati è molto più bassa per quei detenuti che vengono ammessi a misure alternative alla detenzione. Oltretutto – ha concluso – l’umanizzazione dello stato di detenzione, il suo valore di recupero e reinserimento sociale, è un principio che la stessa Europa ci chiede di mettere al centro dell’azione di governo. Non a caso la procedura di infrazione aperta nei confronti del nostro Paese non riguarda solo e tanto la questione del sovraffollamento della carceri, quanto proprio l’assetto della “qualità” della detenzione stessa. Garantire ai detenuti il diritto di scontare la pena con dignità, condividendo il principio che il carcere non rappresenta l’unica esperienza penale possibile: si può riassumere così il senso del Protocollo operativo firmato stamani a Roma. Il documento, che concretizza l’intesa siglata in precedenza tra Ministero e Regione Umbria, avrà la durata di tre anni e prevede una serie di accordi e impegni specifici per realizzare misure alternative alla detenzione e interventi migliorativi delle condizioni del sistema detentivo, puntando anche a favorire il reinserimento sociale dei detenuti tossicodipendenti e alcool dipendenti, privi di risorse economiche e familiari.

Il protocollo prevede la realizzazione di progetti, sia a favore della popolazione detenuta, sia dell’area penale esterna: per la realizzazione dei progetti per persone dipendenti da sostanze con programmi in misura alternativa e da realizzare in comunità terapeutica, la spesa è a carico della Regione, mentre per le iniziative di inserimento lavorativo è stato stabilito anche un co-finanziamento, da parte della Cassa delle Ammende.
La Regione Umbria per dare piena attuazione alla normativa vigente in materia di detenuti con problematiche legate alla tossicodipendenza, si impegna, in accordo con gli enti locali, a definire interventi di potenziamento dei programmi terapeutici accessibili in misura alternativa alla detenzione, nonché l’affidamento in prova ai servizi sociali, svolti presso i servizi per le dipendenze delle aziende sanitarie e presso le strutture accreditate del privato sociale, fino ad un massimo di 40 posti, nei tre anni successivi alla firma del Protocollo, per persone condannate in misura alternativa indipendentemente dalla loro residenza anagrafica. Inoltre, si impegna a monitorare l’utilizzo delle misure alternative alla detenzione, promuoverne il ricorso nei casi idonei e, compatibilmente con le risorse finanziarie a disposizione, di supportare azioni specifiche di potenziamento delle stesse.

Il Ministero della Giustizia si impegna a conteggiare come comunque presenti sul territorio regionale, anche se con residenzialità alternativa, il numero dei tossicodipendenti inseriti nel progetto regionale e a promuovere la piena attuazione del principio della territorializzazione della pena.

Carceri: sintesi contenuti protocollo
Le parti stabiliscono inoltre che, affinché queste azioni abbiano un reale effetto sulla diminuzione del rischio di recidiva e sul recupero positivo del soggetto che ha scontato una condanna penale, è fondamentale il pieno coinvolgimento delle comunità di riferimento, da realizzare incrementando la collaborazione con le istituzioni locali e i soggetti della società civile. Di conseguenza saranno sostenuti i progetti e le azioni finalizzate all’accoglienza del detenuto nel territorio di residenza attraverso percorsi di inserimento abitativo e orientamento al lavoro, inclusa l’acquisizione o l’adeguamento di competenze spendibili sul mercato del lavoro, in particolare per le persone prive di risorse economiche e familiari, maggiormente vulnerabili e a rischio di discriminazione. La Regione Umbria e l’Anci Umbria si impegnano a promuovere ed incentivare presso i Comuni la sottoscrizione di appositi accordi che vedranno la compartecipazione del Ministero della Giustizia, mentre la magistratura di sorveglianza si impegna a verificare le posizioni dei detenuti che le singole direzioni penitenziarie invieranno in attuazione dell’accordo.

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