Affitti, l’assessore Vinti chiede l’intervento del ministro Lupi

Stefano Vinti
Stefano Vinti
Stefano Vinti

L’assessore regionale alle politiche abitative, Stefano Vinti, si è rivolto al ministro delle infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi per chiedere un intervento immediato dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha recentemente sancito l’illegittimità costituzionale, per eccesso di delega, della norma sanzionatoria per le locazioni non registrate nei termini, registrate parzialmente e per i comodati che simulavano affitti. Ad avviso della Regione questa sentenza ha indubbiamente fatto venir meno uno strumento normativo valido per la tutela degli inquilini, rendendo possibile la regolarizzazione della posizione dei locatari costretti a corrispondere un affitto in nero e consentendo, al contempo, l’emersione e il recupero di ingenti somme di denaro da parte dello Stato.

“La norma – ha scritto l’assessore Vinti nella lettera inviata al ministro – si poneva il lodevole intento di contrastare l’evasione fiscale dei locatori di immobili e, quindi, di favorire l’emersione degli affitti in nero, sanzionando il proprietario il cui guadagno sull’affitto si sarebbe fortemente ridotto e premiando l’inquilino che avesse aiutato lo Stato mediante la regolarizzazione del contratto. In particolare il comma 8 dell’articolo 3 del decreto legislativo 23 del 2011 sul federalismo fiscale municipale che prevedeva per i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo non registrati entro il termine stabilito dalla legge (di regola, 30 giorni dalla firma), la possibilità da parte dell’inquilino di registrare autonomamente il contratto di locazione al posto del proprietario stesso presso l’ufficio dell’Agenzia delle entrate. Così facendo l’inquilino otteneva la durata del contratto quadriennale, a decorrere dalla data della registrazione, rinnovabili per altri quattro anni. Inoltre il canone annuo di locazione sarebbe stato pari a tre volte la rendita catastale oltre l’adeguamento, dal secondo anno, del 75 per cento dell’Istat; una somma quindi inferiore fino al 70/80 per cento rispetto ai valori di mercato. Il comma 9 disponeva altresì che la nullità dell’atto di locazione non registrato si applicasse sia nel caso in cui nel contratto registrato fosse stato indicato un importo inferiore a quello effettivamente versato, sia nel caso di comodato fittizio”.

“Inoltre – prosegue la nota della Regione – avendo effetto retroattivo, la sentenza ha cancellato dal 14 marzo 2014 la possibilità dell’utilizzo della sanzione, rendendo nulli o irregolari tutti quei contratti registrati dagli inquilini e dai funzionari del fisco a partire da giugno 2011.  I locatari così, sono stati abbandonati al proprio destino dopo che, denunciando il sommerso, si sono resi colpevoli di avere soltanto esercitato un diritto, applicando una legge dello Stato la cui dichiarazione di illegittimità li potrebbe esporre a pesanti azioni di rivalsa da parte dei proprietari di casa”.

La regione dell’Umbria quindi ha sollecitato il ministro affinché si adoperi quanto prima per porre in essere tutti gli interventi opportuni, al fine di sanare la situazione venutasi a creare a seguito della decisione della Corte Costituzionale, tutelando i diritti e le prerogative di tutti i cittadini che hanno compiuto il proprio dovere sulla base di una legge dello Stato e che oggi si ritrovano a pagarne le conseguenze più pesanti.

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