Intervista a Davide Vecchi, lettera del consigliere nazionale Gianfranco Ricci

 
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Intervista a Davide Vecchi, lettera del consigliere nazionale Gianfranco Ricci

Intervista a Davide Vecchi, lettera del consigliere nazionale Gianfranco Ricci

Al Direttore Migliosi e ai colleghi dell’Umbria

di Gianfranco Ricci*
Ha suscitato parecchi commenti l’intervista che il direttore del Corriere dell’Umbria ha rilasciato qualche giorno fa alla RUBRICA “Corso Vannucci’’, intervista diffusa via Facebook.

  • Commenti diffusi negli ambienti del giornalismo umbro e  della più allargata società civile.

Alcune affermazioni del direttore  hanno toccato la dignità professionale di due storici e stimati quotidiani (La Nazione e Il Messaggero), dei giornali on line attivi nella nostra regione e degli operatori dell’informazione che in Umbria si impegnano per onorare il mestiere anche in un contesto economico particolarmente precario.

Non è sembrato elegante (deontologico?) parlare di ‘’paginette raffazzonate’’ che ‘’fanno a Firenze, Bologna o chissà dove’’ e curate da cronisti che non sanno dell’Umbria e non operano in Umbria. Non è apparsa esaltante neanche la riflessione ‘’io assumerei, ma il problema è trovarne giornalisti bravi in Umbria!’.

  • . Ed è sembrato ingeneroso il rilievo sui cronisti dell’informazione on line, in gran parte dotati di sicura e verificata professionalità.

Verdetti  aspramente inconsueti, rivolti ai molti colleghi (alcuni da decenni, altri da tempi più recenti)  che si impegnano per manifestare rispetto alla professione e al cittadino utente.

Prima di superare lo sbigottimento per le sorprendenti analisi contenute nell’intervista, diversi giornalisti hanno rilevato con rammarico ‘’l’agghiacciante silenzio’’ all’indomani di tali severissimi giudizi.  Attimi, nulla più. Perché,valicato lo stupore, non pochi hanno deciso  di far risuonare la propria voce. Anche enti strutturati del giornalismo umbro – risulta – si stanno muovendo per rilevare,  nelle sedi competenti, che  certi giudizi (indirizzati a giornalisti e altresì a rappresentanti della società umbra) potrebbero meritare un corretto ripensamento o una valutazione a posteriori armonizzata con l’articolo 2 della Legge sull’Ordine che prescrive, fra l’altro ‘’rispetto della personalità altrui…della verità…dello spirito di collaborazione fra colleghi e della fiducia da garantire ai lettori’’.

  • Sono intervenuti nel dibattito siti che non hanno esitato a proporre inquiete esternazioni .

Il giornalismo, per chi nobilmente lo affronta, è un servizio messo a disposizione delle notizie autentiche e del lettore (telespettatore…uditore). Scrisse Montanelli: ‘’Ho solo due padroni: il lettore e la ricerca della possibile verità’’.

Non è bello se chi ricopre ruoli di elevata responsabilità dice cose che minano il decoro dei tanti che, con minori apicalità, ma con nobiltà di intenti, fanno lo stesso mestiere.

Fra l’altro è sempre importante rimarcare che ognuno di noi cammina sull’orma di chi ci ha preceduto. Lo stesso direttore del Corumbria è arrivato, ancor giovane, all’ottimo traguardo,  salendo (senza dubbio con merito personale) al vertice di un giornale  fatto crescere dai molti colleghi  (umbri…) che nei decenni hanno plasmato, con bravura e sacrificio, un accreditato quotidiano.

E’ evidente che, nel momento in cui ci si  iscrive all’Ordine, si solennizza la sacrosanta pretesa dei diritti e al contempo si sottolinea  l’accettazione dei conseguenti doveri.

Mentre il buon giornalismo e la sua nobile funzione hanno avuto l’impressione di sentirsi  feriti, sono scattate – insisto – molteplici sollecitazioni  a non voltare le orecchie e la testa dall’altra parte. Alcune sono arrivate anche a me.

  • Sapendo bene di non dover infrangere la realtà delle diverse dimensioni, mi piace

far ricorso ad un paio di moniti che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha riproposto anche nella ricorrenza del 2 giugno: ‘’Non sono disponibili per nessuno l’unità morale, la condivisione di un unico cammino, il sentirsi responsabili  l’uno dell’altro. Tutti  uniti da  una stessa storia, tutti attenti al proprio dovere, ognuno per la sua parte’’.

Solenni inviti rivolti alla politica e alla società in generale, ma è chiaro che, con identica efficacia, possano riguardare la  multiforme umanità che opera nel mondo dell’informazione. Un giornalismo serio, rispettoso del proprio impegno, dei colleghi, degli avversari (la concorrenza, certo, è sale fecondo), degli utenti finali, i cittadini utenti.

Forse con ingenuità formulo, infine, lo speranzoso auspicio che il direttore, se dovesse tornare a registrare l’intervista, non ripeterebbe quelle, su più fronti, non gradevoli affermazioni.

Grazie per l’ospitalità, grazie per l’attenzione

*Consigliere Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti

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